Fed, ecco cosa aspettarsi nell’ultima riunione del 2017

Tra i rischi una improvvisa inversione di tendenza al rialzo dell’inflazione nel 2018 e le valutazioni degli asset vulnerabili ad un incremento della volatilità.

C’è grande attesa per la riunione di oggi della Federal Reserve americana. Sia perché è l’ultimo appuntamento con la banca centrale statunitense dell’anno e sia perché giunge dopo una serie di dati macro economici che hanno confermato il solido stato di salute dell’economia a stelle e strisce.

La decisione del FOMC ( Federal Open Market Committee, l’organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti e che decide la politica monetaria del paese) avranno importanti riflessi sia in ambito finanziario che economico e le previsioni sono per un rialzo dei tassi di interesse di 0,25 punti percentuali (il terzo aumento nel 2017).

Sarà un ulteriore passo in avanti verso la normalizzazione della politica monetaria del paese. Il prossimo anno sarà caratterizzato da un cambiamento di leadership ai vertici della Fed e le solide condizioni economiche faranno parte delle sfide che la banca centrale dovrà affrontare.

“Prevediamo che la crescita economica globale proseguirà nel 2018, anche se con un ritmo più lento. Se così sarà, l’attuale espansione statunitense diventerebbe la seconda più lunga mai registrata, subito dopo la crescita record (in termini di durata) registrata negli anni ‘90. Tra un mese, infatti, l’indice S&P 500 supererà il record di 66 anni di crescita continuata senza un calo di almeno 5 punti percentuali” tiene a specificare Andrew Wilson, CEO di Goldman Sachs Asset Management per l’area EMEA, ricordando che Janet Yellen, presidente della Fed, sta per lasciare il timone della banca centrale al governatore Jerome Powell, in un momento in cui l’economia del paese si trova in una situazione di crescita degli investimenti in fattori della produzione.

“Sotto la guida della Yellen, la Fed ha effettuato diversi incrementi dei tassi di interesse e ha avviato il processo di normalizzazione del bilancio senza generare un ‘Taper Tantrum 2.0’ (ossia panico degli investitori con conseguenti correzioni di mercato): ciò non significa però che, una volta prese le redini della Fed a febbraio, Powell si troverà davanti a un compito semplice” puntualizza Andrew Wilson, secondo il quale, al contrario, ci sono diversi rischi da tenere sotto controllo, soprattutto se la sorprendente inflazione al ribasso di quest’anno dovesse tramutarsi in una inattesa inflazione al rialzo nel 2018, e le valutazioni degli asset che restano vulnerabili ad un incremento della volatilità macroeconomica che attualmente ha raggiunto livelli bassi e inusuali.




FinanciaLounge
13 Dicembre 2017
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