Draghi risponde con la persistenza alle incertezze che persistono

di Redazione

Il presidente della Bce ha tracciato un outlook un po’ più fosco di quello di un mese fa, ma ha anche ricordato di disporre di tutti gli strumenti necessari per fronteggiare situazioni in deterioramento

Se da gennaio la parola chiave della Federal Reserve americana si chiama ‘pazienza’, vale a dire che non c’è nessuna fretta di andare avanti con i rialzi dei tassi, quella della Banca Centrale Europea, almeno nelle parole scelte dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa seguita al board di oggi, sembra essere diventata ‘persistenza’. In primo luogo la persistenza delle incertezze che continuano a pesare sullo sviluppo futuro dell’economia europea, i cui rischi continuano a collocarsi sul versante del ribasso. E poi la persistenza delle incertezze legate agli scenari geopolitici, dalle minacce protezionistiche alle vulnerabilità che si segnalano sul fronte dei mercati emergenti. E anche la persistente negatività dei dati che continuano ad arrivare dal versante dell’economia reale, soprattutto dal settore manifatturiero, che sta durando più a lungo del previsto e che a questo punto ci si attende che si estenda nel corso dello svolgimento dell’anno corrente.

L’ORIZZONTE ACCOMODANTE SI ESTENDE NEL 2020

La risposta data da Draghi a tutte queste persistenze ostinatamente negative è un ampio grado di politica monetaria accomodante, anche questa se vogliamo una persistenza dato che questa politica ha un orizzonte che arriva come minimo a fine 2019 e potrebbe estendersi in profondità anche nel 2020. Di che cosa è fatta la politica ampiamente accomodante della BCE? Gli ingredienti non sono pochi. In primo luogo i tassi, che resteranno nei dintorni di zero ben dopo la fine dell’estate e comunque per tutto il tempo necessario, con i tassi sui depositi delle banche presso la stessa BCE saldamente in territorio negativo. Siccome per le banche questo è un costo, perché l’intenzione è spingerle a non tenere i soldi fermi ma a canalizzarli verso l’economia reale, Draghi e i suoi stanno anche pensando a meccanismi di sterilizzazione.

E SE CE NE FOSSE BISOGNO PUO’ TORNARE ANCHE IL QE

In secondo luogo ci sono i T-Ltro, prestiti a condizioni esteremamente incentivanti alle banche anche qui con lo scopo di spingerle a finanziare l’economia reale. Erano stati messi nel cassetto ma possono essere ritirati fuori in qualunque momento, l’idea è che potrebbero ripartire a settembre. Poi ci sono i riacquisti dei titoli acquistati durante gli anni del Quantitative Easing man mano che arrivano a scadenza, che continuano ad andare avanti garantendo così al mercato condizioni di abbondante liquidità. E infine c’è lo stesso Quantitative Tighening, che a fine 2018 è stato mandato in congedo dalla Banca Centrale ma come ogni buon soldato può essere richiamato in servizio in qualunque momento se la situazione lo richiede.

BOTTOM LINE

La bottom line è che Draghi prosegue senza esitazioni e ripensamenti, ‘persistentemente’ verrebbe da dire, sulla strada tracciata. I problemi ci sono, magari sono anche un po’ più problematici delle attese, ma ci sono anche gli strumenti per affrontarli e risolverli. Ancora non vengono utilizzati tutti, ma lo saranno se ce ne sarà bisogno

Flickr / BCE


FinanciaLounge
10 Aprile 2019
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