Cultura finanziaria, in Italia percentuali ai minimi termini

Trentasette per cento. È questa la percentuale degli adulti italiani con cultura finanziaria in base all’indagine «Financial Literacy Around the World» condotta da Standard & Poor’s. È tanto o poco? Si tratta di una percentuale ai minimi termini non tanto (o soltanto) in valori assoluti quanto in rapporto alle quote emerse nei paesi più virtuosi. Infatti in Danimarca (71%) e Svezia (71%), la percentuale si posiziona quasi ad un livello doppio rispetto all’Italia ma anche in Canada (68%), Regno Unito (67%), Germania (66%), Svizzera (57%), Stati Uniti (57%), Francia (52%) e Spagna (49%) le percentuali sono più robuste. Non solo.

Quello che, forse, stupisce ancora di più è che il nostro paese evidenzia una cultura finanziaria inferiore persino a Tunisia (45%), Zimbabwe (41%), Senegal (40%), Tanzania (40%), Zambia (40%) e Camerun (38%). Il 37% di popolazione italiana che avrebbe cultura finanziaria sufficiente, trova peraltro riscontro in un altro recente sondaggio condotto da Consob in base al quale solo il 46% degli investitori italiani ha un concetto corretto di diversificazione, con un 30% che non lo sa e il restante 24% che ne ha uno addirittura errato. Si tratta di numeri che devono far riflettere non soltanto le autorità competenti in tema di mercati finanziari (Banca d’Italia, Consob, Abi ecc.) quanto piuttosto i consulenti finanziari chiamati a svolgere un ruolo sempre più cruciale per il risparmio italiano: trovare soluzioni adeguate alle effettive esigenze del cliente e calibrate sul vero profilo di rischio.

Come ha avuto modo di spiegare, nell’articolo “Portafogli, concentrarsi sull’income ma corretto per il rischio”, Antonio Bottillo, Country Head per l’Italia di Natixis Global Asset Management, è importante concentrarsi sull’income (reddito), ma ad una precisa condizione: che tale orientamento del portafoglio sia corretto per il rischio. Per farlo, secondo il manager, è indispensabile sfruttare anche le opportunità offerte da asset class non tradizionali come i REIT (Real estate investment trust, i fondi immobiliari quotati) e i municipal bond USA. Le asset class non tradizionali o non correlate con i principali indici di mercato si prestano alla costruzione di portafogli eterogenei e più solidi, in grado quindi di affrontare meglio i diversi contesti di mercato.




FinanciaLounge
22 Gennaio 2016
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