Azioni A-shares cinesi, trend rialzista di lungo periodo e trappole di breve

La decisione di MSCI di portare dal 5% al 20% la ponderazione della A-shares cinesi negli indici incentiva gli investitori stranieri ad aumentare l’esposizione strutturale in portafoglio

L’aumento della ponderazione dal 5% al 20% nel corso del 2019 delle azioni A-shares cinesi negli indici globali, regionali e dei mercati emergenti decisa da MSCI porterà a una ricalibrazione della rappresentazione dei vari benchmark. Ricordiamo che le A-shares cinesi sono le 3.500 azioni del mercato onshore di Shanghai la cui capitalizzazione complessiva di mercato risulta più che doppia rispetto alle 256 H-share quotate sul listino di Hong Kong. Il mercato delle A-share, inoltre, è più diversificato per settore e molto meno focalizzato sulla tecnologia: permette pertanto agli investitori l’accesso a società cinesi che non sono quotate in altre piazze finanziarie internazionali.

INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL’AZIONARIO CINESE

Gli addetti ai lavori vedono nella decisione di MSCI un ulteriore passo nella internazionalizzazione dell’azionario cinese che porterà un continuo riequilibrio dei portafogli, sia attivi che passivi, per tenere conto di questi cambiamenti che riflettono il desiderio di accelerare le misure di riforma del paese con l’obiettivo di attirare l’attenzione degli investitori internazionali sulle A-shares cinesi. Mentre prosegue con successo la diffusione della piattaforma China Connect, aperta agli investitori stranieri, ulteriori miglioramenti delle strutture di governance e della responsabilità in Cina, nonché maggiore accessibilità e investibilità nelle diverse classi di attività e nei differenti strumenti finanziari e derivati, accresceranno l’interesse degli investitori internazionali.

LE A-SHARES FINO AL 16% NELL’MSCI EMERGING MARKETS INDEX

Per comprendere la portata della decisione di MSCI di quadruplicare il peso delle azioni A-shares cinesi nei suoi principali benchmark, è sufficiente sapere che le azioni A quotate a Shanghai rappresentano attualmente circa lo 0,8% sia dell’indice MSCI Asia Pacific ex Japan, sia del’MSCI Emerging Markets, e lo 0,1% del più ampio indice MSCI All Country World. Alla luce di quest’ultimo annuncio, se incluse completamente, le A-shares cinesi potrebbero arrivare a incidere per oltre il 16% dell’indice MSCI Emerging Markets.

FLUSSI IN ENTRATA PER 70 MILIARDI DI DOLLARI

Come fa notare Jian Shi Cortesi, portfolio manager per l’azionario asiatico e cinese di GAM Investments, secondo recenti stime elaborate dagli intermediari finanziari, si potrebbero generare flussi di acquisti netti per circa 70 miliardi di dollari, sulla scia del fatto che molti investimenti collegati all’andamento dell’indice implementeranno il cambiamento deciso da MSCI. “In tutti i casi nel breve periodo ne trarrà beneficio la fiducia degli investitori locali che, peraltro, ha già mostrato segnali di miglioramento quest’anno dopo un 2018 difficile” specifica la manager.

SENTIMENT DEGLI INVESTITORI IN MIGLIORAMENTO DA INIZIO ANNO

Il sentiment degli investitori è infatti migliorato in modo sensibile con il nuovo anno e l’andamento del mercato azionario cinese ha continuato a essere positivo anche a febbraio. “Da inizio anno le trattative commerciali tra Washington e Pechino hanno registrato passi in avanti mentre lo yuan cinese ha continuato a rivalutarsi. Nel frattempo, grazie al miglioramento delle esportazioni e delle importazioni, le preoccupazioni scaturite alla fine del 2018 dall’improvviso calo degli scambi commerciali si sono attenuate” puntualizza Jian Shi Cortesi.

VOLATILITA’ ESTREMA

Vista la bassa presenza di A-shares cinesi nei portafogli internazionali e le buone prospettive delle società domestiche quotate a Shanghai, le potenzialità a medio lungo termine per gli investitori sembrano interessanti. Il problema è che il mercato delle azioni A della Cina ha mostrato una volatilità estrema, ancora più elevata della già notoria oscillazione delle quotazioni dei mercati emergenti. A tale proposito mentre l’MSCI emerging markets evidenzia una volatilità annualizzata del 21,5% l’MSCI China A 50 mostra un 30,7%. E’ vero che negli ultimi 15 anni l’MSCI China A 50 vanta una performance del 365% contro un guadagno del 103% dell’MSCI emerging markets, ma è altrettanto vero che nonostante il buon recupero da inizio anno, l’MSCI China A 50 dista ancora quasi 20 punti percentuali dal suo massimo di gennaio 2018 mentre l’MSCI emerging markets è indietro solo dell’11 per cento.

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LA STRATEGIA DELL’INVESTIMENTO A RATE

Una strategia per catturare le potenzialità di medio lungo termine e limitare i danni nel breve, può essere quella di adottare un piano di accumulo rateale utilizzando un Etf o un fondo comune a gestione attiva. Per esempio impiegando 14mila euro in unica soluzione nel gennaio 2018 in un Etf specializzato nel replicare le A-shares cinesi, a fine febbraio 2019 ci si sarebbe ritrovati in possesso di quote dal valore di 11.250 euro (-19,6%): lo stesso capitale (14 mila euro) investito in rate mensile da mille euro ciascuna da gennaio 2018 in poi, avrebbe permesso di acquistare quote per un controvalore al 28 febbraio 2019 di 14.778 euro (+5,6%).

zorazhuang / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
19 Marzo 2019
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