Il boom dell’India potenziato dalla rivoluzione digitale

Il governo indiano punta a creare un unico mercato nazionale sfruttando le nuove tecnologie e i pagamenti digitali: per il momento la crescita sta beneficiando delle riforme

La Cina sta cercando di insidiare il primato degli Usa nell’innovazione tecnologica, ma le due super potenze cominciano a vedere dallo specchietto un terzo concorrente, seppur ancora lontano: l’India. Il governo guidato da Nerendra Modi, infatti, sta puntando con decisione sull’informatizzazione per dare una spinta decisiva all’economia indiana.

TERZA POTENZA NEL 2027

Le potenzialità non mancano. Secondo una ricerca di Morgan Stanley, l’India è in grado di raggiungere un Pil di 6 trilioni di dollari entro il 2027, diventando così la terza potenza economica mondiale davanti a nazioni come Giappone e Germania. L’ascesa dell’India non è certo una novità. I riflettori sono da tempo puntati su una nazione che presenta diversi aspetti più promettenti anche rispetto alla Cina, a partire soprattutto dalla demografia.

PAGAMENTI DIGITALI

Ma per sfruttare appieno queste potenzialità serve una spinta in più, che il governo indiano ha individuato nelle nuove tecnologie. Un approccio che sta permettendo di superare il problema della scarsa diffusione dei pagamenti digitali – con 11 transazioni pro capite all’anno l’India è in forte ritardo rispetto ad altre grandi economie – che causa un grave danno all’economia nazionale.

INCLUSIONE FINANZIARIA

“I nuovi pilastri della trasformazione digitale in India derivano dal programma di inclusione finanziaria conosciuto come Jan Dhan Yojana” spiega Tim Love, responsabile strategie azionarie Paesi emergenti di GAM Investments. Senza dimenticare, poi, il sistema Aadhaar per il riconoscimento biometrico, ideato per favorire le transazioni economiche digitali e far così emergere l’economia sommersa.

MERCATO UNICO

Lo stesso Tim Love cita, inoltre, la legge Goods and Services Tax presentato dal governo indiano. “Una pietra miliare per l’economia del paese”, secondo Love, che mira ad alimentare una crescita più forte nel lungo periodo istituendo un’unica tassa indiretta nazionale al posto di una serie di tasse statali che permette di avere “un mercato unico indiano funzionale e più efficiente”.

OUTLOOK STABILE

Come si traduce tutto questo sui mercati? “Nonostante le valutazioni del listino indiano inizino ad essere costose se confrontare con altri mercati emergenti – spiega Love – riteniamo che le opportunità da ricercare selettivamente non manchino. La valuta indiana è diventata più stabile di recente. Come più stabile è diventato l’outlook di lungo periodo in termini di rating del credito, rendendo più interessanti gli investimenti nel Paese”.

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BANCHE INTERESSANTI

Dunque Love sottolinea che il posizionamento di GAM Investments rispetto all’India è di “leggero sovrappeso” ma la selezione dei titoli rimane essenziale: “Dal punto di vista settoriale – afferma – le banche sia pubbliche che private, il segmento dell’educazione, i servizi di consulenza, il petrolchimico e qualche idea all’interno dei beni voluttuari come auto e tessile sembrano offrire tutti profili di interesse. Nel frattempo, il costoso settore immobiliare e quello dei prodotti di consumo come ad esempio il tabacco offrono meno appeal in questa fase”.

ELEZIONI IN VISTA

Molte di queste riforme dovranno superare la prova delle elezioni in programma a maggio, ma la maggior parte dei candidati sembra essere vicina alle esigenze delle imprese e dell’attività economica. Non a caso la crescita economia del paese, finora, non ha subito contraccolpi.

saiko3p / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
8 Marzo 2019
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