Perché la nuova guerra commerciale Usa-Cina sarà diversa dal 2018

di Redazione

Secondo Efstathopoulos (Fidelity International) gli stimoli monetari e fiscali di Pechino, la stabilizzazione creditizia in Cina, e la tenuta dello yuan disegnano un quadro meno negativo rispetto al 2018

Esattamente come ai primi di maggio, quando una minaccia del Presidente Trump di aumentare i dazi alla Cina fece affondare i listini azionari di tutto il mondo, anche stavolta l’annuncio del numero uno della Casa Bianca dell’intenzione di introdurre nuove tariffe doganali del 10% su beni e servizi importati dalla Cina per 300 miliardi di dollari ha provocato uno scossone sui mercati finanziari. L’iniziativa, i cui effetti dovrebbero entrare in vigore dal prossimo 1° settembre, significherebbe imporre un’imposta statunitense su tutti i beni cinesi diretti verso il mercato americano.

RISCHIO DAZI FINO OLTRE IL 25%

Non solo. La minaccia, per bocca dello stesso Presidente, è che tali dazi potrebbero essere incrementati in un secondo momento dal 10% al 25%. “L’aumento delle tariffe potrà vedere uno sviluppo in varie fasi che, partendo da un’aliquota del 10%, potrebbe salire anche oltre il 25%, sebbene non è detto che debba necessariamente essere implementato, ha specificato Trump.

IMPORTANTI DIFFERENZE RISPETTO AL 2018

Parole che hanno allarmato i mercati per una possibile reazione di Pechino e che hanno provocato un calo dei rendimenti dei Treasury. “Non si può escludere che l’annuncio di nuovi dazi americani possa provocare un duro colpo al sentiment del mercato azionario cinese nel breve termine” ammette George Efstathopoulos, Co-gestore, FF Global Multi Asset Income Fund di Fidelity International, che poi però specifica: “Tuttavia, emergono importanti differenze rispetto al contesto delle tensioni commerciali del 2018”. Pechino, infatti, sta implementando misure monetarie e fiscali tese a stimolare l’economia che dovrebbero limitare l’ampiezza della potenziale correzione del mercato azionario cinese per adeguarne correttamente i multipli.

NESSUNA STRETTA CREDITIZIA IN CINA

In secondo luogo, fa notare George Efstathopoulos, gli spread delle obbligazioni societarie onshore mostrano una stabilizzazione in un contesto in cui i costi di finanziamento esterni hanno subito una sensibile riduzione. “Si tratta di una significativa differenza rispetto al 2018 e dimostra che stavolta il sentiment negativo generato dall’inasprimento della guerra commerciale non coincide con una stretta creditizia” sottolinea il gestore.

LA TENUTA DELLO YUAN

Il quale, segnala un altro importante aspetto: la sostanziale tenuta dello yuan. Nonostante il riaccendersi delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino da maggio, i deflussi valutari della Cina non hanno mostrato sensibili variazioni mentre le riserve valutarie sono aumentate. “Il tutto senza trascurare gli effetti positivi sulla valuta cinese a medio lungo termine derivanti dai flussi di investimento conseguenti l’inclusione negli indici azionari e obbligazionari cinesi nei panieri internazionali” puntualizza George Efstathopoulos.

UN ASSIST A TRUMP…

Al quale non è sfuggita nemmeno la tempistica dei nuovi dazi doganali, annunciati un giorno dopo il primo taglio dal 2008 dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve Usa (Fed). Un timing che apre a due possibili sviluppi. Il presidente Trump, sulla scia dell’approccio più accomodante della banca centrale Usa, sembra disporre di un discreto margine di manovra per intensificare le strategie contro Pechino, nonostante l’indebolimento dell’economia statunitense. …

E UNO ALLA PEOPLE’S BANK OF CHINA

Al contempo, la riduzione dei tassi Usa da parte della Fed offre alla banca centrale cinese (PBOC – People’s Bank of China) maggiore flessibilità per alimentare la liquidità sul mercato interno e incrementare il flusso di credito per rilanciare l’economia locale. “Osservando i dati recenti del TSF (finanziamento sociale totale) si nota un dato al rialzo che ha sorpreso le aspettative, con un potenziale prossimo taglio dell’RRR (coefficiente di riserva obbligatoria)” conclude George Efstathopoulos.

Nuthawut Somsuk / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
5 Agosto 2019
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