Dazi, la Cina è più preparata rispetto al 2018

di Antonio Cardarelli

Secondo gli esperti di Fidelity dallo scontro sui dazi potrebbero scaturire occasioni di acquisto, ma questa volta la Cina sembra essere maggiormente preparata

Gli investitori di tutto il mondo continuano a osservare con interesse, e una certa preoccupazione, l’escalation dello scontro tra Usa e Cina sui dazi commerciali. L’ultima mossa è stata della Cina, che ha deciso di portare al 20-25% le imposte su beni americani per un valore di 60 miliardi di dollari, in risposta ai provvedimenti adottati dall’amministrazione Trump.

TRATTATIVE IN CORSO

In attesa dell’entrata in vigore delle nuove tariffe, le trattative tra i due Paesi stanno andando avanti con Trump che ha dichiarato di voler incontrare il presidente cinese Xi Jinping al G20 in programma a fine giugno in Giappone. Nel frattempo, gli Usa sembrano intenzionati a innalzare i dazi doganali su tutte le altre importazioni dalla Cina, per un valore di circa 300 miliardi di dollari. I recenti sviluppi hanno comunque influenzato i mercati: le azioni hanno registrato perdite nelle ultime sessioni, soprattutto nei settori direttamente interessati dal conflitto commerciale, e i rendimenti dei Treasury USA hanno quasi raggiunto i risultati peggiori delle ultime sei settimane.

LE IMPLICAZIONI

Ma quali saranno le implicazioni di questo inasprimento per gli investitori? Secondo George Efstathopoulos, portfolio manager del FF Asia Pacific MA Growth & Income Fund di Fidelity International, la guerra commerciale “sta davvero influenzando il sentiment di mercato” provocando una “debolezza del mercato azionario e della valuta cinese” che potrebbe protrarsi in caso di deterioramento del sentiment. L’esperto pone l’accento sui fondamentali che, se non subiranno deterioramenti, potrebbero anche trasformare il sentimento ribassista in una opportunità di acquisto.

CINA PIÙ PREPARATA

Efstathopoulos ricorda che l’impatto dazi è relativamente limitato se confrontato con la dimensione del PIL cinese e, soprattutto, che la Cina “ha la possibilità di ammortizzare mediante strumenti politici l’impatto della guerra commerciale”. “Rispetto al 2018 – spiega l’esperto – Pechino è più preparata, considerando le misure di stimolo economico sia da un punto di vista fiscale che monetario. Gli spread delle obbligazioni corporate onshore si sono stabilizzati mentre i costi di finanziamento esterni si sono notevolmente ridotti. Questa volta il sentiment negativo generato dall’inasprimento della guerra commerciale non coincide con una stretta creditizia. La Cina ha inoltre incrementato le misure a sostegno delle società private, che rappresentano un fattore chiave nella crescita del PIL e dell’occupazione del Paese. Potremmo assistere a politiche di maggiore incentivazione dei flussi di liquidità verso piccole e medie imprese. Potrebbero anche essere introdotte misure fiscali favorevoli in termini di agevolazioni fiscali e tagli alle commissioni”.

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FONDAMENTALE LA SELEZIONE

Bryan Collins, Gestore del FF Asia High Yield Fund e del FF China RMB Bond Fund di Fidelity International stima all’1-1,1% il calo del Pil dovuto a nuovi dazi Usa sul 25% delle importazioni. “Nel complesso – commenta – le notizie correlate al protezionismo commerciale comporteranno ondate di volatilità in alcune aree, nonostante i positivi fondamentali macroeconomici. Con buona probabilità, tuttavia, ne scaturiranno potenziali opportunità di acquisto, ferma restando una scrupolosa selezione di emittenti e di titoli. Forse l’intensificazione del conflitto dei dazi spingerà la Cina a gettare uno sguardo più approfondito a livello nazionale, al fine di mantenere la stabilità economica e sociale e comportando probabilmente un allentamento del suo target. L’Assemblea nazionale del popolo cinese ha recentemente confermato che proseguirà il suo programma di ulteriore sostegno monetario e fiscale, combinato con iniziative per incentivare la domanda interna”.

Dilok Klaisataporn / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
15 Maggio 2019
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