Un equilibrio sempre più difficile tra mosse delle banche centrali e guerre commerciali

di Redazione

Le banche centrali annunciano di essere pronte all’allentamento monetario, ma le guerre commerciali restano una dolorosa spina nel fianco per l’economia, le industrie e i consumi

Da un lato ci sono sempre le banche centrali pronte ad intervenire con tagli ai tassi, politiche monetarie accomodanti e stimoli all’economia. Dall’altra, tuttavia, persistono le guerre commerciali che proprio la scorsa settimana hanno inaugurato un nuovo capitolo. “Pechino ha annunciato, come contromossa all’azione americana di inizio agosto, dazi al 25% su un controvalore di 75 miliardi di dollari di merci importate dall’America. Immediatamente dopo, il presidente Trump ha fatto sapere che dal prossimo primo ottobre i dazi su beni cinesi importati per 250 miliardi di dollari saranno innalzati dal 25% al 30% mentre, a metà dicembre prossimo, saranno introdotti gradualmente i nuovi dazi dal 10% al 15% sui rimanenti 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina”, spiegano gli esperti di Euromobiliare Sgr.

BOTTA E RISPOSTA TRA PECHINO E WASHINGTON

Proprio questo botta e risposta tra Pechino e Washington ha riportato gli investitori in modalità risk off (avversione al rischio), con i principali indici azionari in forte calo e con l’S&P 500 di Wall Street che venerdì scorso ha lasciato sul parterre tre punti percentuali. Una settimana, quella dal 19 al 23 agosto, che si era invece aperta all’insegna del ritrovato equilibrio sulla scia delle rassicuranti prospettive di banche centrali sempre più accomodanti al punto che, fino alla seduta di giovedì, l’azionario aveva registrato buoni recuperi – con l’MSCI world che si era riportato a circa il 4% dai massimi di fine luglio – e l’obbligazionario che aveva visto il rendimento del Treasury Usa a 10 anni risalire di una ventina di punti base (+0,20%) dai minimi.

ESCALATION GUERRE COMMERCIALI

“Il nuovo capitolo dell’escalation delle guerre commerciali presenta molti impatti negativi. Nell’ambito dell’economia reale, le implicazioni sono in prima battuta sulla spesa per investimenti, e nel medio termine anche sui consumi. Ma, aspetto forse ancora più insidioso, nell’immediato si potrebbe verificare una contrazione delle condizioni finanziarie attraverso il canale dei mercati finanziari, tale da vanificare l’impegno delle banche centrali a fornire condizioni favorevoli al rilancio dell’economia”, sottolineano i professionisti di Euromobiliare Sgr.

IL 30 AGOSTO DATI PRELIMINARI INFLAZIONE ZONA EURO

I quali come di consueto, segnalano l’appuntamento di maggior rilievo in programma sul calendario macroeconomico della settimana. Si tratta, in particolare, dei dati preliminari dell’inflazione in agosto nell’area euro, che saranno resi noti venerdì 30 agosto. “Potrebbe verificarsi una sorta di convergenza all’1%, sia per l’indice headline – che quindi dovrebbe subire una contrazione per effetto della componente energetica – e sia dell’inflazione “core” (cioè quella al netto delle componenti volatili, quali energia e beni di prima necessità) – che invece dovrebbe registrare un rialzo, mantenendosi comunque ben lontana dall’obiettivo della Bce”, spiegano gli esperti di Euromobiliare Sgr.

LE TANTE SPINE NEL FIANCO DI ECONOMIA E INVESTITORI

Tuttavia, sono i diversi fronti geopolitici che manterranno sempre viva l’attenzione degli investitori, dall’evoluzione della trattativa sugli scambi commerciali tra Washington e Pechino alla situazione politica italiana: ci si chiede se sarà possibile comporre una maggioranza parlamentare in grado di formare un nuovo esecutivo oppure, in caso contrario, si debba ritornare alle urne. Sullo sfondo ci sono la sempre più intricata vicenda della Brexit e le proteste a Hong Kong, che non si placano affatto e, semmai, rischiano di esplodere.

Nuthawut Somsuk / iStock / Getty Images Plus


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28 Agosto 2019
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