Giovani, ricchi, emergenti

di Chiara Merico

Dopo un 2018 difficile, diverse ragioni portano a essere ottimisti sulle prospettive dei mercati emergenti, spiega Julie Dickson di Capital Group

Il 2018 è stato un anno difficile per i mercati emergenti, a causa delle questioni economiche e politiche associate ai singoli paesi, oltre alle tensioni commerciali e al rallentamento della crescita globale. Quest’anno però ci sono varie ragioni, sia cicliche che strutturali, che portano gli investitori a essere positivi rispetto all’asset class.

IL DOLLARO POTREBBE INDEBOLIRSI

Il primo aspetto da considerare, secondo Julie Dickson, investment director di Capital Group, è la correlazione, ancora forte, tra i rendimenti dei mercati emergenti e la solidità del dollaro Usa. “Poiché la Federal Reserve Usa sta adottando un approccio più cauto rispetto agli aumenti dei tassi d’interesse, il dollaro potrebbe indebolirsi e quindi stimolare nuovamente l’interesse per gli asset dei mercati emergenti”, sottolinea l’esperta. Inoltre, gli indicatori (come ad esempio il Pmi) mostrano che l’attività economica rimane in territorio positivo. A questo si aggiunge la decisione della Cina di stimolare la crescita attraverso tagli fiscali e investimenti nelle infrastrutture.

ECONOMIE TRAINANTI PER LA CRESCITA

In un’ottica di lungo termine, alla base di una serie di interessanti opportunità di investimento nei mercati emergenti vi sono ragioni strutturali convincenti. “Gli Emergenti contribuiscono infatti per il 70% alla crescita del Pil globale, e sono quindi il fattore trainante della crescita a livello mondiale. Questo è dovuto in particolare a un profilo demografico dinamico e soprattutto dall’espansione della classe media”, evidenzia Dickson. L’aumento del reddito a disposizione delle famiglie spinge i consumatori ad acquistare prodotti e servizi in settori quali beni durevoli di consumo, turismo, sanità, istruzione e trasporti.

Fonti: “The unprecedented expansion of the global middle class: an update”, Brookings Institution, febbraio 2017. Euromonitor International, 2016. Solo a scopo illustrativo.

FATTORE DRAGONE

Oltre al dollaro, l’altro fattore chiave da tenere in considerazione quando si parla di Emergenti è, ovviamente, la Cina. A questo proposito, per l’esperta di Capital Group “le preoccupazioni degli investitori sono diffuse e spaziano dal rallentamento dell’economia del Paese alle guerre commerciali, fino alle tensioni politiche interne”. Per gli investitori con un’ottica di lungo periodo, tuttavia, è un altro l’aspetto più interessante: il mercato azionario interno cinese si sta aprendo al mondo.

UN MERCATO SCONFINATO

Nei prossimi anni, spiega Dickson, “si prevede che più di 800 società attualmente non accessibili ai capitali stranieri saranno a disposizione degli investitori al di fuori della Cina. Per gli stock picker è un sogno che si avvera”. Se anche solo un numero limitato di queste società si rivelerà come un’opportunità di investimento interessante, l’ampia ricerca necessaria per identificarle sarà valsa lo sforzo. In questo mix di società potrebbero trovarsi le nuove Alibaba, Baidu o Tencent. Le implicazioni per gli investitori sono enormi.

PUNTARE SULLE QUOTATE CINESI

Nonostante le notizie talvolta scoraggianti, ricorda l’esperta, “il mercato azionario cinese continuerà ad essere trainato dall’afflusso di capitali esteri. Partecipare a questo mercato in rapida crescita sarà di fondamentale importanza per gli investitori alla ricerca di un’ampia diversificazione e di una crescita del capitale a lungo termine”.

I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri. Solo a scopo illustrativo. Per gli investitori non è possibile investire direttamente in un indice. Le presenti informazioni sono fornite a scopo puramente informativo e non costituiscono un’offerta, né una sollecitazione di offerta o una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di alcun titolo o strumento ivi indicato. I mercati emergenti sono volatili e possono registrare problemi di liquidità.
fonti: Capital Group, MSCI, RIMES. Dati aggiornati al 31/03/19, in dollari USA. Gli investimenti attualmente a disposizione includono gli indici MSCI China IMI e MSCI China A. Gli investimenti attualmente non disponibili comprendono tutte le altre azioni cinesi quotate, generalmente limitate in merito agli investimenti esteri. Le stime per il 2022 delle ponderazioni geografiche ipotizzano l’inclusione nell’indice delle A-share mid cap, e che l’inclusione delle A-share aumenti fino al 100% entro il 2022.

kzenon / iStock / Getty Images Plus


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17 Luglio 2019
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