I dazi sono solo una scusa: cosa si nasconde dietro lo scontro USA-Cina

La Cina punta a un’economia più bilanciata e autonoma che dipenda meno dalle industrie straniere nei settori chiave, gli USA temono il sorpasso di Pechino.

Nonostante i dazi commerciali tra USA e Cina sembrino destinati a crescere nei prossimi mesi, non bisogna dare per scontato che lo stile di negoziazione insolito e aggressivo dell’amministrazione Trump porti inevitabilmente a una vera e propria guerra commerciale che sarebbe dannosa per entrambe le parti. Lo specifica Matt Miller, Economista politico di Capital Group convinto che “la Cina cercherà di offrire il minor numero possibile di concessioni che agevolino il presidente, mentre l’ultima parola di Trump sembra al momento (di proposito) incerta”.

UN’ECONOMIA CINESE PIU’ BILANCIATA E AUTONOMA

Certo nessuno può sapere come Pechino risponderà alle prime decisioni adottate da Trump ma una cosa sembra certa: la Cina proseguirà nella propria strategia a lungo termine orientata alla creazione di un’economia più bilanciata e autonoma che dipenda meno dalle industrie straniere nei settori chiave. Pechino ha ora l’ambizione di voler competere in modo diretto in una serie di settori chiave futuri e questo target suscita molte preoccupazioni a Washington. Basti pensare agli ingenti investimenti cinesi nello sviluppo della sua industria dei semiconduttori e nell’intelligenza artificiale che rischiano di minare una dele più preziose leadership statunitensi.

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LE ACQUISIZIONI CINESI IN GIRO PER IL MONDO

“Non solo. Le società cinesi si sono rivelate attive sul fronte delle acquisizioni globali, acquistando attività o creando joint venture nella speranza di guadagnare proprietà intellettuale chiave. I governi occidentali hanno recentemente dato segnali di resistenza, ostacolando proposte commerciali da parte di società cinesi e in molti casi segnalando problemi relativi alla sicurezza nazionale” aggiunge inoltre Matt Miller che poi passa a segnalare alcune implicazioni per gli investimenti.

I SETTORI NEL MIRINO DI PECHINO

“Almeno nel breve periodo mi focalizzerei su quelli che potrebbero essere gli obiettivi più immediati delle possibili misure di ritorsione adottate dalla Cina. Mi riferisco, in particolare, ai velivoli, ai prodotti agricoli e ai componenti per semiconduttori utilizzati nei dispositivi elettronici che costituiscono alcune delle maggiori esportazioni statunitensi in Cina”. Secondo l’economista anche i produttori di macchinari industriali e le case automobilistiche potrebbero finire nel mirino di Pechino così come pure i produttori statunitensi di soia e prodotti agricoli correlati, che al momento sono tra i principali esportatori in Cina.

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SOSTEGNO BIPARTISAN A WASHINGTON

Sul fronte americano, invece, Matt Miller si aspetta un sostegno più bipartisan di quanto non sia previsto dal momento che la crescente scuola di pensiero di Washington sostiene che il livello odierno di integrazione economica con la Cina sia sfavorevole agli interessi economici e in materia di sicurezza statunitensi del lungo periodo.




FinanciaLounge
18 Aprile 2018
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