Mercato azionario USA, nessuna recessione probabile nel 2019

Wall Street è in rialzo da 10 anni ma per Berro (Capital Group), sebbene non si possa escludere una correzione anche del 15%, nulla al momento segnala una crisi profonda, su scala globale, che porti a un -50% e alla recessione

Alla chiusura di martedi scorso, seduta nella quale aveva lasciato sul parterre il 3,2%, l’indice S&P500 di Wall Street segnava un aumento percentuale ridotto all’uno per cento da inizio anno. Rispetto al picco del 3 ottobre l’indice evidenzia un calo del 7,5% mentre il 23 novembre la correzione si era spinta oltre i 10 punti percentuali. Per quanto qualcosa del genere era già capitato a fine gennaio (tra il 28 gennaio e l’8 febbraio l’S&P500 ha registrato una discesa dell’8,89%), c’erano poi voluti oltre sei mesi per riagguantare il massimo pre crisi.

NUOVE FONTI DI PERICOLO

Nel frattempo alcune fonti di rischio a livello globale (guerra commerciale) e locale (Brexit e braccio di ferro tra Italia e Ue sul bilancio 2019) sono cresciute di intensità allarmando gli investitori al punto che si allunga l’elenco di coloro che credono che si sia ormai in una fase avanzata del ciclo, visto che l’attuale fase positiva sta durando ormai da tempo.

PRUDENZA SULL’AZIONARIO CHE PERO’ PUO’ ANCORA SALIRE

Alan Berro, Gestore di portafogli azionari di Capital Group, suggerisce di dividere l’analisi tra i tre differenti ambiti (politico, economico e dei mercati finanziari) e si dichiara prudente alla luce del lungo mercato rialzista che dura ormai da più di dieci anni. Tuttavia, non esclude che la crescita dell’azionario USA possa proseguire per ancora un po’.
“Potremmo avere una correzione del 5%, 10% e 15%? Sicuramente, movimenti di questo tipo possono accadere in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione” ammette l’esperto che, in ogni caso, non intravede al momento nessun segnale che possa fare presagire una crisi profonda, su scala globale, che porti a un -50% e alla recessione.

Azioni, bond e valute dei mercati emergenti a sconto dopo la correzione

Azioni, bond e valute dei mercati emergenti a sconto dopo la correzione

LA POSIZIONE ATTUALE DEL CICLO

La convinzione di Alan Berro poggia sull’analisi di dove si collochi attualmente il ciclo nei tre diversi ambiti, politico, economico e dei mercati finanziari.
In quello politico, secondo l’opinione dell’esperto, siamo in una fase iniziale del ciclo. Alan Berro, ripercorrendo le date a partire dalle quali sono stati implementati i provvedimenti dell’attuale amministrazione Trump (dai tagli fiscali all’allentamento della regolamentazione in molti settori, dal programma sulle infrastrutture a possibili nuovi stimoli per sostenere l’economia), reputa che ci si trovi all’inizio del ciclo.

IN AMBITO ECONOMICO A META’ CICLO

“In ambito economico, invece, siamo più verso la metà del ciclo, ma – per una serie di ragioni – non in una fase avanzata dello stesso” puntualizza Alan Berro. Incrociando gli attuali indicatori economici (disoccupazione al 3,9% e domande per gli assegni di disoccupazione settimanali intorno alle 200.000 unità) con quelli nel pieno della crisi finanziaria del 2009 (quando, per esempio, gli assegni di disoccupazione settimanali erano circa 650.000) l’esperto reputa improbabile la prossimità alla fine del ciclo, specificando che “solitamente si assiste prima a un’inversione del trend”.

VALUTAZIONI DI WALL STREET NON ESAGERATE

Entrando infine nello specifico del mercato azionario, Alan Berro non vede nessun eccesso nelle attuali valutazioni e, anzi, non si sente di escludere che tra due anni la Borsa statunitense tratti a 15 volte gli utili se la dinamica degli utili dovesse proseguire come previsto. “Non si registra un divario significativo tra i prezzi degli asset e l’effettivo valore sottostante a cui si è assistito in passato. In particolare, non stiamo osservando eccessi come durante la bolla tecnologica del 2000 o la grande crisi del 2007-09” conclude Alan Berro.

Pgiam / E+


FinanciaLounge
10 Dicembre 2018
Partner
Top