Fed pronta a proteggere la crescita, ma aumenta il rischio inflazione

di Redazione

Secondo BlackRock la tenuta dell’economia globale dipende dai consumatori americani mentre le tensioni commerciali rischiano di rallentare la crescita e alimentare l’inflazione, con impatto su azionario e bond

La buona salute dei consumi americani è la chiave per le prospettiva di crescita, sia negli Usa che a livello globale. Lo scenario di base resta una crescita globale in rallentamento attutita da ulteriori allentamenti monetari, a partire dalla Fed. Di qui un posizionamento sul mercato moderatamente pro-rischio, che prevede di sovra pesare l’esposizione sull’azionario Americano ma anche ai titoli del Tesoro, da considerare come ammortizzatori degli shock che potrebbero colpire il portafoglio degli investitori. Finora questo tipo di posizionamento ha funzionato, anche se ora le tensioni commerciali stanno rafforzando I rischi di rallentamento della crescita e di ritorno dell’inflazione. E’ questa la ‘bottom line’ del più recente commento di mercato elaborato dal BlackRock Investment Institute dal titolo: “Crescita più bassa, inflazione più alta”.

AUMENTA IL RISCHIO DI CRESCITA PIÙ BASSA E INFLAZIONE PIÙ ALTA

Secondo la grande casa d’investimento i punti chiave per la lettura della situazione attuale di economie e mercati sono nell’ordine: un basso rischio di recessione a breve, ma con la guerra dei dazi che produce il rischio di meno crescita e più inflazione, minacciando così le valutazioni di azioni e bond; le conseguenze dell’attacco agli impianti petroliferi sauditi e gli stimoli della Bce andati oltre le attese di mercato; i nuovi tagli ai tassi in arrivo da parte della Fed diretti a sostenere un’espansione sotto pressione per le tensioni commerciali. Questo quadro potrebbe indurre a un posizionamento più difensivo degli investitori.

Composizione del Pil Usa 2010-2019 (scala sinista crescita annua)
Composizione del Pil Usa 2010-2019 (scala sinista crescita annua)

COME NEL 2015-2016 MA IL MIX DEI FATTORI È CAMBIATO

Finora la Guerra dei Dazi ha impattato soprattutto il settore manifatturiero Usa, come mostra il grafico sopra, mentre nel secondo trimestre del 2019 anche il contributo al Pil di investimenti e esportazioni nette è diventato negativo. Le scorte però continuano a salire perché le imprese le accumulano in previsione di nuove tariffe all’import in arrivo mentre tengono ancora molto bene i consumi, che rappresentano i due terzi dell’economia americana. Una dinamica che somiglia a quelle del 2015 e 2016, con spesa per consumi robusta e settore dei servizi in grado di bilanciare la contrazione della produzione industriale. Ma ci sono due o tre differenze fondamentali: allora c’era la combinazione deflazionistica di dollaro forte, stretta monetaria in Cina e collasso del prezzo del petrolio, mentre oggi c’è un rischio di shock è sul versante dell’inflazione, che potrebbe essere provocato dai dazi e dallo smembramento delle filiere produttive globali.

Sale il rischio protezionismo, ma recessione non in vista

Sale il rischio protezionismo, ma recessione non in vista

IL RESTO DEL MONDO NON PUÒ AIUTARE L’ECONOMIA USA

Gli alti e bassi della Guerra dei Dazi detta il ritmo al mercato azionario di Wall Street e a quello dei T-bond, come si è visto con le montagne russe attraversate da entrambi ad agosto. BlackRock in questo scenario ribadisce l’opinione che le tensioni tra Usa e Cina siano strutturali, il che riduce le possibilità di un accordo ad ampio raggio. E se tutte le tariffe finora annunciate dai due contendenti venissero implementate, la crescita Usa potrebbe frenare sostanzialmente al di sotto del trend nei prossimi trimestri. Il resto del mondo non sarà di molto aiuto all’economia americana, con molti paesi che stanno ancora digerendo gli effetti delle misure protezioniste e della potenziale escalation futura. Lo stimolo cinese non sembra adeguato e l’Eurozona al massimo potrà stabilizzarsi.

TUTTO SEMBRA DIPENDERE DALLA TENUTA DEI CONSUMI AMERICANI

Intanto in Usa l’inflazione sembra pronta a ripartire, come effetto delle tariffe e in presenza di un mercato del lavoro ormai molto ‘tirato’. Un mix di crescita più bassa e inflazione più alta indubbiamente complica il lavoro della Fed, il cui obiettivo è conseguire la massima occupazione tenendo stabili i prezzi. Quindi resta una domanda chiave: i consumatori americani ce la faranno a continuare a sostenere la crescita globale in presenza di venti avversi sul manifatturiero, creazione di nuovi posti di lavoro in rallentamento e sempre nuove tariffe che fanno salire i prezzi dei beni di consumo?

 

traveler1116 / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
18 Settembre 2019
Partner
Top