Mercati azionari, il coronavirus cinese fa impennare la volatilità

di Leo Campagna

L’indice VIX è balzato da 13 a 18 punti in pochi giorni mentre le Borse, soprattutto quella cinese, hanno corretto. In ambito valutario per Amundi euro e yen sono sottovalutati mentre le monete emergenti sembrano costose

La scorsa settimana si è notata la divergenza tra l’andamento delle asset class a rischio, che hanno perso quota, e i dati macroeconomici che, al contrario, si sono rivelati incoraggianti. In particolare, nella zona euro, si è distinto l’indicatore di fiducia tedesco ZEW – che si è attestato a 26,7 punti rispetto ai 15 attesi – e il PMI flash manifatturiero per il mese di gennaio posizionato a 47,8, sopra le di 46,8: siamo ancora sotto la soglia dei 50 punti che separa la contrazione economica dall’espansione, ma la tendenza indica una possibile ripresa del ciclo manifatturiero.

BUONE NOTIZIE DAL SETTORE DEI SEMICONDUTTORI

In parallelo è entrata nel vivo la stagione delle trimestrali relative ai dati di bilancio del quarto trimestre 2019. “Al momento non si sono registrate sorprese negative e nel settore dei semiconduttori sono emersi ottimi risultati, come quelli pubblicati dal colosso del settore Intel durante la scorsa settimana” fa sapere Giordano Beani, Head of Multi-Asset Fund Solutions Italy di Amundi SGR nel suo commento settimanale ai mercati.

FORTE AUMENTO DELLA VOLATILITÀ

Per contro, sono aumentati i timori che il contagio da coronavirus cinese possa diventare una nuova pandemia, cioè un’epidemia che si trasformi in un problema planetario”. I mercati, visti anche i recenti picchi degli indici, hanno accusato un forte aumento della volatilità, chiudendo in passivo la settimana” puntualizza Beani.

AZIONARIO CINA E MERCATI EMERGENTI PAGANO DAZIO

Il riferimento dell’esperto è al balzo dell’indice VIX (che è balzato da 13 a 18 punti in pochi giorni) e alla correzione settimanale registrata a Wall Street, Tokyo e nella zona euro (circa un punto percentuale) e, soprattutto, sull’azionario cinese (con l’indice CSI 300 che ha lasciato sul terreno il 3%). Male anche i mercati emergenti, con l’indice MSCI Emerging in arretramento del -2,4%. L’avversione al rischio ha alimentato la domanda di titoli sicuri come l’oro e governativi USA e della Germania: il rendimento dei Treasury a 10 anni è sceso in settimana all’1,68% dall’1,82% mentre quello del bund a 10 anni è passato da -0,20% a -0,34%.

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DISINVESTIMENTI PIUTTOSTO CONTENUTI

La nota positiva, almeno finora, è che sia le tensioni tra Stati Uniti e Iran a inizio anno che i rischi di un’epidemia da coronavirus hanno determinato disinvestimenti contenuti nei portafogli degli investitori. I quali sembrano ancora fare molto affidamento sulla politica monetaria, che dovrebbe rimanere accomodante, e sui promettenti segnali di miglioramento dell’economia.

LE VALUTE EMERGENTI SONO COSTOSE MENTRE LO YEN È SOTTOVALUTATO

A questo proposito, gli investitori potranno tornare ad essere strutturalmente positivi sull’euro soltanto se l’economia di Eurolandia tornerà a crescere: uno scenario che potrebbe delineare l’atteso l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, vista anche la sottovalutazione della moneta unica. Restando in ambito valutario, Amundi ricorda come lo yen risulti sottovalutato rispetto ai fondamentali – rimanendo una copertura ideale in un mondo a bassa convinzione -, mentre le valute dei Paesi emergenti siano ora diventate costose dopo i recenti apprezzamenti.




Financialounge.com
28 Gennaio 2020
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