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Tassi e inflazione sotto l’albero

L’inflazione è uno dei temi che sembra accompagnarci da un po’ di tempo, con le banche centrali che si muovono di conseguenza

di Lorenzo Cleopazzo 25 Dicembre 2022 10:00

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Immagina di tornare a quando eri bambino, in uno spensierato pomeriggio passato a giocare a pallone con gli amici. Dopo un tiro un po’ scoordinato la palla finisce sopra un albero, quanto basta perché tu debba arrampicarti. Non l’hai mai fatto e non sai se ne sei capace, ma quella palla è tua, il piede storto pure e quindi ti tocca arrampicarti. Non ci pensi su due volte e in quattro e quattr’otto sei prima su e poi giù assieme al pallone. Non credevi di riuscirci, eppure ce l’hai fatta: la capacità di arrampicarti è sempre stata lì da qualche parte dentro di te, solo che non l’avevi mai messa in pratica.

Un esempio semplice per spiegare il distinguo dei filosofi tra potenza e atto, usato per differenziare qualcosa che potrebbe essere ma che non ha ancora preso forma, e qualcos’altro che invece – appunto – è già in atto. Solo due cose rompono lo schema: il concetto di Dio per la filosofia e l’inflazione.

Entrambi sono sempre e da sempre in atto.

TESTA O CROCE


Sul fronte economico globale si sta mettendo in campo un vero e proprio tiro alla fune: da una parte le banche centrali con l’innalzamento dei tassi, dall’altra l’inflazione. E questa tira da maledetti.
Secondo l’Istat a ottobre i prezzi in Italia erano più alti dell’11,9% rispetto all’anno prima, con la media che scende al 10% se si considera l’Eurozona. Caro energia, guerra in Ucraina e conseguenze economiche della pandemia sono i topic entro cui cercare le cause. Ma in quali cercare la soluzione?

In scia a Powell - suo omologo americano alla Fed -, Christine Lagarde ha annunciato che la Banca centrale europea aumenterà i tassi principali e che questi non smetteranno di crescere fino a quando non si raggiungeranno “livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2% nel medio termine". Un tiro alla fune piuttosto tenace e sentito, con il rischio che troppa forza ci faccia cadere tutti in una recessione, per ora solo sussurrata tra i corridoi di Francoforte.

O la va o la spacca: o le misure di Fed e Bce faranno rientrare l’inflazione in tempo, o ci ritroveremo tutti con molte più monete per fare testa o croce, ma con molto meno valore.

Un po’ come quello che successe ai tempi dell’impero romano.

COME NASCE UN’INFLAZIONE


3,18 grammi – 3,08 gr – 2,50 gr – 1,72 gr. Il numero che vedi abbassarsi così drasticamente è il peso del denarius, la moneta d’argento in circolazione nell’impero romano. La discesa dei valori è figlia di una dieta che in poco più di 150 anni ha quasi dimezzato l’argento presente nel denaro in circolazione: dal 94% con Nerone (64 d.C.) al 51% con Settimio Severo (217 d.C.). Man mano le monete vennero coniate mischiando progressivamente il metallo prezioso con altri metalli di basso valore mentre la crisi di Roma aumentava. Ma andiamo con ordine.

Succede tutto nei primi due secoli dell’Impero: dalle riforme di Augusto all’inflazione.

All’inizio del suo regno Ottaviano dà una grande spinta alle monete d’oro e d’argento, tenendo anche dei denari di serie B in rame e leghe varie. I metalli preziosi iniziano la loro galoppata, le miniere lavorano a pieno regime e si coniano monete per finanziare le grandi opere dell’impero. Questo fino a quando le materie prime non cominciano a scarseggiare e bisogna correre ai ripari diminuendo man mano il quantitativo di oro e argento nei denari, ma allo stesso tempo aumentando il numero di monete in circolazione per non perdere la capacità d’acquisto dei cittadini.

Se a questo ci aggiungiamo anche i costi amministrativi di un impero, conflitti, saccheggi e tutto ciò che a essi è annesso e connesso, vien fuori un quadro non proprio roseo.

ROMA-FRANCOFORTE, SOLA ANDATA


Una volta un romano disse che la storia ci insegna a vivere. Un tedesco gli rispose 1800 anni dopo che in realtà la storia non è altro che un eterno ritorno.

Probabilmente Cicerone e Nietzsche avevano ragione entrambi: ancora una volta l’inflazione rimischia le carte in tavola. Un fenomeno sempre in atto che per quanto ci dia modo di imparare dai nostri errori, rimane sempre in agguato pronto a sorprenderci ancora e ancora.

Le Banche centrali possono prendere le mosse da secoli di storia economica, dato che di occasioni per farlo ce ne sono, anche “solo” nei primi due secoli d’impero romano.
Lagarde e Powell intanto vogliono continuare la lotta all’inflazione in modo risoluto a colpi di tassi, mentre noi osservatori per questo Natale ci accontenteremo di nutrire speranze per anni migliori.

E chissà, forse anche chiedendoci quanti denari costava un panettone sotto Ottaviano.

BONUS TRACK


Quest’anno ai regali vengono affiancate parole come “meno”, “inflazione” e “tassi”, ma nei Natali passati non era sempre così. Ricordi il primo? Il primissimo Natale, quello originale, quando con Augusto le monete d’oro e d’argento spopolavano e nel neonato impero si stava una favola.

Certo Gesù, Giuseppe e Maria hanno passato le feste in una stalla, però poi oltre a incenso e mirra gli hanno regalato anche dell’oro, e da lì a un paio di secoli sarebbe servito eccome. I re magi ci avevano visto lungo.

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