Cosa aspettarsi

Neuberger Berman non si fida dei rally, vede volatilità azionaria anche nel 2023

Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer—Equities, vede nella resilienza di consumi e economia USA un problema per la Fed. Il manifatturiero continua a soffrire ma i servizi ancora reggono

di Virgilio Chelli 16 Dicembre 2022 07:45
financialounge -  FED Joseph V. Amato mercati Neuberger Berman
financialounge -  FED Joseph V. Amato mercati Neuberger Berman

Più l’economia, i consumatori e la forza lavoro americani si riveleranno resilienti, più persistente sarà l’inflazione e più dovrà salire il tasso terminale della Fed, che oggi viene indicato sopra quota 5%. Questo rappresenta un forte ostacolo per il recente rally dei mercati azionari, che si trovano tra l’incudine e il martello. Il rally potrebbe benissimo ritrovare slancio e chiudere il 2022 in bellezza, ma probabilmente a un certo punto gli investitori inizieranno a prestare meno attenzione al ritmo dei rialzi dei tassi e più alla potenziale debolezza di economia e utili aziendali.

ECONOMIA E AUTORITA’ TRA INCUDINE E MARTELLO


Neuberger Berman nelle Prospettive settimanali del CIO a cura di Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer—Equities, spiega perché la resilienza dell’economia USA si sta rivelando un vero grattacapo per gli investitori. Il resiliente consumatore statunitense, con un posto apparentemente sicuro nel settore dei servizi, sta diventando rapidamente una specie a rischio. L’inflazione ha costretto molti americani a dare fondo agli ingenti risparmi accumulati nella pandemia e questo potrebbe presto iniziare a intaccare la domanda di servizi. L’economia e le autorità si trovano, secondo Amato, tra l’incudine e il martello: o l’inasprimento monetario e l’inflazione provocheranno un rallentamento, o il rallentamento sarà indotto da una Fed ancor più aggressiva per scongiurare un’inflazione fuori controllo.

POSSIBILI ULTERIORI RIBASSI DEGLI ASSET A RISCHIO


L’attuale resilienza, secondo l’esperto di Neuberger Berman, potrebbe rappresentare una doccia fredda per chi spera in una svolta in senso accomodante della Fed, ma anche suscitare indifferenza per i dati sottostanti su economia e utili. Amato cita Dickens, che parlava nel romanzo “le due Città” del “migliore di tutti i tempi”, ma anche del “peggiore”, e continua a propendere per un approccio cauto, prevedendo una volatilità persistente trainata dall’incertezza sui dati e, in ultima analisi, ulteriori ribassi per gli asset rischiosi. Da una parte abbiamo ancora il sostegno degli stimoli di bilancio dell’era pandemica e la forte ripresa economica dopo i lockdown, ma dall’altra abbiamo dovuto fare i conti con lo shock inflazionistico provocato dalla guerra in Ucraina e con l’inasprimento aggressivo delle politiche monetarie.

VOLATILITA’ PER BUONA PARTE DEL 2023


Le conseguenti correnti incrociate hanno provocato una significativa volatilità, con violente flessioni di mercato seguite a loro volta da forti “rally”. Questa situazione, secondo Amato, si protrarrà per buona parte del 2023. Al momento la sensazione di Amato è che stiamo vivendo “il peggiore di tutti i tempi” per le aziende manifatturiere, mentre il settore dei servizi, sebbene non stia esattamente attraversando “il migliore di tutti i tempi”, sta più o meno reggendo. Questo trend rispecchia una transizione generalizzata dei consumi dai beni ai servizi. Amato osserva che oggi negli USA ci sono meno occupati nella produzione di beni che alla vigilia di tutte le ultime sette recessioni, dal 1969 in poi.

OCCUPAZIONE MENO ESPOSTA


Se il manifatturiero dovesse rallentare fino a entrare in recessione e al contempo i servizi dovessero continuare a espandersi o a rimanere stabili, la forza lavoro si troverebbe molto meno esposta che in passato. Gli occupati continuano ad aumentare mentre nel terzo trimestre il PIL ha registrato una crescita sorprendentemente elevata del 2,9%, e nel quarto potrebbe crescere del 3,4%, spinto dalla forte crescita delle vendite al dettaglio.

RALLY ALIMENTATI DA SPERANZE DI ALLENTAMENTO


Ma la preoccupazione è che proprio come lo slancio della domanda registrato durante la pandemia ha inciso negativamente sull’attuale produzione manifatturiera, quello in corso nei servizi avrà effetti negativi sulla domanda futura. Il recente rally dei mercati azionari, sottolinea in conclusione Amato, sembra avere più a che fare con il pronostico di un allentamento delle politiche da parte della Fed che con la resilienza esibita dai dati economici.
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