Asset allocation

Il ritorno dei bond fa bene ai portafogli, ma non sono l’alternativa alle azioni

La componente obbligazionaria può tornare a svolgere il suo storico ruolo di protezione e reddito aggiuntivo, ma una fuga dalle azioni non è giustificata. Un’opzione ragionevole per bilanciare l’allocazione

di Stefano Caratelli 5 Dicembre 2022 07:55
financialounge -  azioni bond Bullettin mercati
financialounge -  azioni bond Bullettin mercati

Dopo quasi 15 anni di TINA stanno arrivando quelli di TARA? La prima, che sta per there is no alternative, vale a dire non ci sono alternative (alle azioni) è stata la regola della crisi finanziaria globale del 2008, con i tassi zero e la marea di liquidità iniettata a più riprese dalle banche centrali, l’ultima volta in risposta alla pandemia, che ha praticamente forzato gli investitori ad andare sull’azionario, a cominciare dai titoli growth di Wall Street. Ora che le strette monetarie stanno sgonfiando i prezzi delle azioni e i rendimenti obbligazionari tornano positivi (anche se non in termini reali, vale a dire al netto dell’inflazione), gli investitori stanno affidandosi a quella che il WSJ definisce TARA, vale a dire there are reasonable alternatives, ci sono alternative ragionevoli.

DEFLUSSI RECORD DAI FONDI AZIONARI


Rimasta scottata già due volte quest’anno, prima ad aprile e poi ad agosto, la massa degli investitori si fida poco dei rally delle azioni, e ne approfitta per portare a casa un po’ di profit e spostarsi sul reddito fisso, dove trova rendimenti intorno al 4%, se parliamo dei titoli di Stato americani e anche europei, e anche oltre se si va sui bond Investment Grade o dell’universo emergente. Nella settimana chiusa il 30 novembre I fondi azionari globali hanno registrato deflussi netti record, secondo i dati Refinitiv pari a 5,44 miliardi di dollari, dopo uscite della stessa dimensione due settimane prima. A farne le spese soprattutto i fondi investiti in azioni USA, con uscite nette per 17,37 miliardi, mentre gli azionari europei hanno segnato acquisti netti per oltre 3 miliardi di dollari. Ma veramente la lunga stagione delle azioni è finita e sta iniziando quella delle obbligazioni?



OSCILLAZIONI VIOLENTE DELLE PERFORMANCE


Il grafico qui sopra, ripreso da CNN Money non propone una direzione netta, ma piuttosto una serie di oscillazioni violente che hanno visto la performance delle azioni battere ed essere battuta da quella delle obbligazioni in misura importante per almeno sei volte da inizio anno. Fuggire in massa dall’equity per precipitarsi sui bond sembra più un comportamento da trader che da investitore che guarda al lungo termine. Negli ultimi 50 anni il ritorno medio annuo delle azioni è stato del 10%, con una deviazione importante nel 2012-2021 che ha portato la media a sfiorare il 15%. Nello stesso periodo quello dei bond, calcolato dal WSJ, è stato intorno al 5%, con differenze importanti tra i titoli del Tesoro USA a lunga scadenza e quelli a brevissimo termine, alle due estremità della forchetta, vicini all’8% i primi e intorno al 3% i secondi.

RESISTERE ALLA VOLATILITÀ E GENERARE REDDITO


Per la costruzione di un portafoglio capace di resistere alla volatilità e di generare reddito nel lungo termine i bond sono importanti per due ragioni fondamentali: aggiungono un ritorno basso ma costante con le cedole anche quando l’azionario arretra e scarseggiano i dividendi, e fanno da ammortizzatore in caso di turbolenze violente. Nei quasi 15 anni seguiti alla crisi finanziaria questo meccanismo si è inceppato, portando al progressivo gonfiamento delle valutazioni dei titoli e dei settori più favoriti dai soldi facili delle banche centrali. Da marzo di quest’anno è iniziato il ritorno verso la normalità con l’inizio della stretta della Fed. Alla fine, messa in prospettiva, la tenuta di Wall Street è stata notevole, anche i minimi toccati a fine settembre dallo S&P 500, prima dell’ultimo rally, sono rimasti sopra i massimi pre-pandemia. Che, va ricordato, a gennaio 2020 erano massimi storici.

IL RITORNO DI UN RUOLO IMPORTANTE


Ora torna dopo molti anni la possibilità di assegnare di nuovo alla componente obbligazionaria un ruolo importante nella costruzione di un portafoglio resiliente, probabilmente non il vecchio 40-60 degli anni Sessanta del secolo scorso ma una componente di reddito fisso tra il 15-20%, tenuto anche conto dell’importanza crescente degli asset alternativi e reali. Come non era assennata la corsa ad abbuffarsi di azioni tech e growth del 2021, mettersi adesso a spostare tutto dalle azioni ai bond sembra poco ragionevole. E infatti è proprio questo l’aggettivo che nella TARA qualifica la nuova prospettiva aperta dal ritorno dei bond.

BOTTOM LINE

Eccessi e emotività sono i peggiori nemici del capitale accumulato negli anni dagli investitori. Non siamo usciti dal regno delle azioni per entrare in quello dei bond, ma solo all’inizio di una nuova fase di governance finanziaria che offre maggiori protezioni, magari al costo di ritorni attesi e sperati meno stellari. Farsene una ragione e apportare "ragionevoli" aggiustamenti all’asset allocation sembra il modo migliore per entrare ben equipaggiati nel 2023.
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