L'analisi

RBC BlueBay AM spiega perché gli investitori dovrebbero concentrarsi sugli Emergenti

Secondo Jana Velebova-Harvey (RBC BlueBay AM) occorre adottare un approccio più lungimirante e una mentalità inclusiva piuttosto che investire solo nel green, e nei Paesi e aziende con profili ESG elevati

di Leo Campagna 16 Novembre 2022 15:30
financialounge -  ESG Jana Velebova-Harvey RBC BlueBay AM
financialounge -  ESG Jana Velebova-Harvey RBC BlueBay AM

Continua a crescere l’impegno degli investitori nel contribuire alla riduzione delle emissioni di carbonio nei portafogli, con l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5°C al di sopra livelli preindustriali entro il 2050.

L’OBIETTIVO DEGLI INVESTITORI


Peccato che l’obiettivo degli investitori non sempre si traduca in risultati concreti nell'economia reale. “Ad esempio” fa sapere Jana Velebova-Harvey, Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay Asset Management “l'esclusione sistematica di interi settori o Paesi dirotta i capitali verso un insieme ristretto di aree geografiche, industrie e aziende, creando potenzialmente bolle di prezzo in aree come energie rinnovabili o emittenti con l'attuale impronta di carbonio più bassa”.

L’ESCLUSIONE DELLE SOCIETA’ AD ALTA INTENSITA’ DI CARBONIO


L’esclusione delle società operanti in settori ad alta intensità di carbonio restringe sempre di più le loro opportunità di finanziamento da parte degli investitori che non sono focalizzati sulla loro impronta di carbonio. L'approccio di esclusione si tradurrà in portafogli con basse emissioni di carbonio, ma non produrrà effettive riduzioni delle emissioni nell'economia reale, forse addirittura il contrario. Viceversa, le aziende a basse emissioni che ricevono un eccesso di finanziamento sentiranno meno l’urgenza di continuare a migliorare mentre società/industrie escluse dai portafogli potrebbero anche avere pochi incentivi a cambiare.

FOCUS SUI MERCATI EMERGENTI


“L'esclusione assoluta nega il capitale anche agli emittenti con grandi necessità e che vogliono migliorare il proprio profilo ESG e ignora il ruolo che l’azionariato attivo può svolgere nell'engagement con le società più in ritardo da quel punto di vista. In particolare nei mercati emergenti, dove è anche necessario affrontare problemi strutturali come povertà, basso reddito e mancanza di accesso alla finanza e servizi di base. Questo rende l’economia globale più vulnerabile al cambiamento climatico e ostacola una transizione di successo” spiega Velebova-Harvey.

LE CIFRE IN GIOCO


La manager ricorda quali siano le cifre in gioco. Una recente analisi ha stimato che ai mercati emergenti servirebbero circa 94.000 miliardi di dollari USA di investimenti per raggiungere gli obiettivi dello zero netto entro il 2060 per continuare a crescere e prosperare. Al contempo emerge un divario di finanziamento di 3,3-4,5 mila miliardi di dollari all'anno di finanziamento dei Paesi in via di sviluppo per soddisfare entro il 2035 gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Il tutto proprio in un momento in cui i Paesi più vulnerabili devono far fronte a un eccessivo onere del debito e sono effettivamente esclusi dai mercati pubblici, dati i costi elevati e i crescenti tassi di interesse.

UN APPROCCIO PIU’ LUNGIMIRANTE E UNA MENTALITA’ INCLUSIVA


“Gli investitori devono adottare un approccio più lungimirante e una mentalità inclusiva piuttosto che investire solo in Paesi e aziende con criteri ESG già elevati” commenta Velebova-Harvey, convinta che gli asset manager debbano guidare attivamente il cambiamento attraverso analisi, pratiche di gestione e coinvolgimento delle aziende. Le emissioni obbligazionarie etichettate ESG dovrebbero rispettare dei precisi standard in modo da permetterne una corretta implementazione nei portafogli e di investire in progetti "più rischiosi" relativi a Paesi (ad alto rendimento) che devono affrontare sfide uniche, quali livelli ancora elevati di corruzione, istituzioni deboli, quadri di riferimento e percorsi di crescita instabili.

UN IMPEGNO DILIGENTE E PROATTIVO


“Abbiamo identificato diversi modi in cui il capitale privato può essere incanalato nel reddito fisso corporate e sovrano dei mercati emergenti per aiutare ad affrontare la mitigazione del clima, sostenere le soluzioni climatiche e promuovere una transizione giusta. Canali che non si limitano a investire negli emittenti con migliori profili ESG.
Questo approccio presenta molte sfide ma costituisce un impegno diligente e proattivo capace di creare un ponte tra le lacune di informazioni sui Paesi in via di sviluppo e di contribuire a colmarla in futuro”, conclude la Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay Asset Management.
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