Focus sul valutario

Gli investitori devono abituarsi al superdollaro, servirà tempo perché si indebolisca

Stephen Dover, Chief Market Strategist e Head of Franklin Templeton Institute, analizza le ragioni del lungo ciclo di rialzo del dollaro, fatte non solo di differenziale dei tassi, e disegna il percorso di possibile rientro

di Virgilio Chelli 3 Ottobre 2022 15:51
financialounge -  dollaro Franklin Templeton inflazione Stephen Dover
financialounge -  dollaro Franklin Templeton inflazione Stephen Dover

Il dollaro si sta rafforzando ormai da 11 anni nel ciclo più lungo di sempre e negli ultimi 15 mesi ha accelerato. Rettificato per l’inflazione, anche il valore ponderato per il trade del dollaro è aumentato fortemente nell’ultimo anno, proseguendo un trend decennale, e ora ha un valore superiore di quasi il 30% quasi rispetto al 2010. Molte spiegazioni si concentrano sulle differenze di politica monetaria, ma secondo Stephen Dover, Chief Market Strategist e Head of Franklin Templeton Institute, il lungo periodo di rafforzamento del dollaro suggerisce che altri fattori hanno contribuito notevolmente, riflettendo anche le differenze persistenti nei tassi di crescita economica e nei rendimenti del capitale.

CRESCITA ECONOMIA PIÙ FORTE


Dover osserva che negli ultimi 15 anni l’economia USA è cresciuta più velocemente, degli altri paesi sviluppati, attirando capitali dall’estero sui mercati azionari statunitensi, che dal 2009 hanno ottenuto continue sovra-performance rispetto sia ai mercati sviluppati che a quelli emergenti. Anche i differenziali dei tassi hanno favorito il dollaro anche durante il prolungato periodo di QE con Europa e Giappone che sono oltre la Fed portando i i rendimenti in territorio negativo. Il trend ha accelerato nel 2022 anche perché il dollaro USA ha beneficiato della posizione di “petro-valuta”.

SCONVOLGIMENTI CAUSATI DALLA GUERRA


Anche gli sconvolgimenti dei mercati dell’energia causati dall’invasione dell’Ucraina hanno avuto un impatto netto positivo sul valore del dollaro, e se prendiamo in considerazione i fattori che lo hanno rafforzato, secondo Franklin Templeton è difficile pensare che possano svanire presto. La guerra, un’inflazione USA tenace, una Fed che continua a alzare i tassi e pochi segnali che le altre economie si comporteranno meglio nel rallentamento economico globale ormai inevitabile, sono tutti fattori che suggeriscono che il dollaro si manterrà forte.

IMPATTO SUI CONTI CON L’ESTERO


Il dollaro forte rende le esportazioni USA più costose e le importazioni meno costose, per cui il disavanzo delle partite correnti americane ha iniziato a deteriorarsi nuovamente dal 2019, contribuendo a rallentare la crescita del PIL, mentre l’indebolimento di euro, yen, sterlina o renminbi aumenta la competitività delle altre economie principali. Ma per queste grandi economie il commercio internazionale rappresenta di norma meno di un quinto del PIL per cui, secondo Franklin Templeton, un dollaro forte da solo probabilmente non è in grado di peggiorare in modo significativo le previsioni sulla crescita negli USA e nemmeno altre valute deboli bastano far ripartire Cina, Europa o Giappone.

L’IMPATTO SU ASSET CLASS E STILI DI INVESTIMENTO


Tutti questi elementi possono avere effetti importanti sui rendimenti per classi di asset, settore e stile di investimento. Il mercato azionario USA scambia a un rapporto prezzo-utile superiore rispetto alle controparti nell’Eurozona o in Giappone, ma le azioni americane sono più costose nelle valute nazionali. A un certo punto, secondo Franklin Templeton, gli investitori inizieranno a cercare opportunità più allettanti, e la fine della forza del dollaro probabilmente coinciderà con un rinnovato interesse per gli asset non in dollari. Anche perché circa un terzo dei profitti totali dello S&P 500 vengono dall’estero e riducono la redditività delle multinazionali USA, mentre in Europa, Giappone e resto del mondo accade il contrario.

VOLATILITÀ SU FOREX E MERCATI DEI CAPITALI


Le ragioni dietro l’impressionante rafforzamento del dollaro nel 2022 e prima non sembrano avere molte possibilità di sparire presto e gli investitori dovranno conviverci ancora a lungo, secondo Franklin Templeton. Il recente rapido apprezzamento ha generato maggior volatilità dei mercati di capitali e valute e nel medio termine tenderà a frenare inflazione e crescita in USA, facendole invece accelerare nel resto del mondo. Questi esiti opposti alla fine porteranno a un restringimento del gap tra i risultati attesi di politica monetaria, i differenziali dei tassi che hanno rafforzato il dollaro quest’anno potrebbero presto raggiungere il picco rendendo gli asset USA ancora più costosi, con la tendenza a ridurre la redditività delle aziende americane e portando a una riallocazione dei flussi di capitali che, alla fine, indeboliranno il biglietto verde.
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