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Titoli di Stato

Opportunità Btp? I rendimenti ma soprattutto i prezzi sono interessanti

Dal lontano 1995, chi ha comprato il titolo di Stato italiano mentre molti lo vendevano è stato premiato, in particolare in termini di ritorno assoluto, che su scadenze non troppo lontane sembra abbastanza allettante

di Stefano Caratelli 5 Settembre 2022 08:28
financialounge -  BTP investimenti obbligazionario titoli di stato
financialounge -  BTP investimenti obbligazionario titoli di stato

Che sia arrivato il momento di aggiungere un po’ di Btp al portafoglio? Qualche commentatore anche autorevole lo suggerisce, notando che un rendimento intorno al 4% per un titolo di debito sovrano denominato in euro di questi tempi non è da buttar via. E la storia gli da ragione. Non solo per il rendimento ma anche, se non soprattutto, per motivi di prezzo. Da quando è nato l’euro a gennaio del 1999 chi si è avventurato a comprare Btp sui minimi, il che non è facilissimo, o comunque a prezzi nettamente inferiori alla media, o a rendimenti nettamente superiori, dal momento che tra prezzo e rendimento la correlazione è inversa, ha fatto un buon affare. Anzi si può andare ancora più indietro nel tempo, al 1995, quando la crisi del peso messicano investì i mercati del reddito fisso, spingendo il rendimento del Btp italiano, che era ancora denominato in lire, fino a sfiorare il 14%, e facendone crollare il prezzo. Nel giro di un paio d’anni il rendimento precipitò al 7% e i prezzi schizzarono di conseguenza.

RENDIMENTO DEL BTP A 10 ANNI DAL 1992 (DATI AL 1 SETTEMBRE 2022)




PREMIATO CHI SI PRESE IL RISCHIO


L’euro non era ancora arrivato ma era in vista. L’allora governo di Lamberto Dini gettava le basi per l’ingresso dell’Italia, che si sarebbe concretizzato il 1 gennaio del 1999, soprattutto con la riforma delle pensioni. Il mercato prezzava la svolta, e chi si era preso il rischio venne premiato generosamente. Da allora la storia si è ripetuta diverse volte. Come durante la crisi del debito sovrano del 2011, nella primavera-estate del 2018 quando si ipotizzavano ‘piani B’ per l’abbandono della moneta unica, e ancora quest’estate, con le convulsioni per la miscela di inflazione, rialzo dei tassi e possibile recessione, aggravata in Europa dalla crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina. La parte più ghiotta di queste occasioni possibili non sta tanto nel rendimento interessante, ma nel prezzo a buon mercato del Btp che si va a comprare.


GUARDARE IL VALORE A SCADENZA


Quando si compra un Btp, o qualunque altro bond, il valore che sarà rimborsato a scadenza è quello facciale, vale a dire 100, ma sia in fase di emissione che soprattutto sul mercato secondario può essere più alto o più basso. Se si comprano 100 euro a 90 centesimi, per un bond che ha una cedola annuale del 3%, vuol dire che a 4 anni il rendimento a scadenza sarà quasi il 6%, praticamente il doppio della cedola annuale. Oggi sul mercato secondario si trovano Btp a poco più di 90 che maturano tra 3-5 anni, offrendo un rendimento a scadenza decisamente interessante oltre che un cuscinetto rispetto all’esposizione di portafoglio su asset più a rischio, come le azioni. Perché è importante, in quest’ottica, guardare a scadenze non lontanissime nel tempo?


COMUNQUE NON UN CATTIVO AFFARE


Perché l’ottica di questo tipo di investimento, avere un cuscinetto in una fase di volatilità con la garanzia di un extra guadagno a scadenza derivante dall’acquisto a sconto, è di medio periodo ed oltretutto gode di un regime fiscale favorevole rispetto a quello del capital gain sulle azioni. Comprare sui minimi è un esercizio difficile, praticarlo con precisione è praticamente impossibile. Magari quello che oggi si trova a sconto del 10% tra qualche settimana o mese si va a comprare al 15% o anche più in meno. Ma rispetto al 100% che arriverà comunque alla scadenza non è un cattivo affare, e nessuno obbliga a vendere se i prezzi scendono ancora. Il rischio è che a scadenza non arrivi nulla o quasi. Se nel frattempo l’Italia va in default, l’euro salta, l’Europa va in mille pezzi e magari Putin si riprende qualche pezzo a Est dell’impero perduto 30 anni fa? Tutto è possibile, ma in questo disgraziato caso aver allocato parte del portafoglio in Btp diventa l’ultimo dei problemi.


LA BCE ALLA RICERCA DI UN EQUILIBRIO


Sul lato dell’upside, il Btp italiano presenta un vantaggio in più per l’investitore americano, svizzero o canadese. Essendo denominato in euro è particolarmente a buon mercato, e offre uno sconto ulteriore a livello di cambio. In questo periodo molti titoli sono per l’euro schiacciato ai minimi ma in realtà è il dollaro che è fortissimo. Su yen e sterlina britannica la moneta unica è tutt’altro che debole. Ora tocca alla Bce cercare un equilibrio tra lotta all’inflazione, che in Europa è meno sensibile ai rialzi dei tassi, e protezione di un’economia minacciata dalla recessione indotta dal caro energia. Intanto Wall Street si prepara a tornare al lavoro ‘a tempo pieno’ a partire da martedì dopo il Labour Day, che segna la fine delle vacanze.


BOTTOM LINE


Un agosto in altalena ha confermato che gli asset a rischio, a cominciare dalle azioni, non hanno ancora trovato la strada di una ripresa duratura, anche se i minimi di giugno ormai sembrano rappresentare un ‘pavimento’ abbastanza solido. In attesa di maggior visibilità, senza fare l’errore di vendere se arrivano altri possibili scossoni, può fare molto senso andare in cerca di stabilità sul Btp italiano, con la prospettiva di un premio interessante a scadenza.
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