L’analisi

Il rally del dollaro? Per Capital Group può proseguire per almeno altri 6 mesi

Mentre sia lo yen giapponese che l’euro sono scambiati ai minimi da molti decenni, Jens Søndergaard (Capital Group) reputa le valute dei mercati emergenti convenienti con l’eccezione di quelle latinoamericane

di Leo Campagna 31 Agosto 2022 14:55
financialounge -  America Latina Cambio euro dollaro Capital Group daily news dollaro sondergaard yen
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La crescita globale sta rallentando più rapidamente del previsto alimentando timori per una recessione mentre l’inflazione resta persistente. Per contrastare la corsa dei prezzi al consumo le banche centrali dei mercati sviluppati e di quelli in via di sviluppo stanno aumentando i tassi di interesse in modo aggressivo. Un contesto nel quale si registrano significativi movimenti nelle valute come reazione al cambiamento dei relativi fondamentali macro.

PERCHE’ IL DOLLARO PUO’ PROSEGUIRE LA SUA ASCESA


“Il dollaro USA dovrebbe proseguire la sua ascesa per almeno altri sei mesi per alcuni validi motivi” fa sapere Jens Søndergaard, analista valutario di Capital Group “L'economia statunitense è più solida rispetto alle altre principali economie e la Federal Reserve prosegue nel rialzo aggressivo dei tassi per contrastare le pressioni inflazionistiche. Nel resto del mondo, invece, la crescita è debole, il carovita è trainato principalmente dai prezzi dell'energia, i salari reali sono fortemente compressi e le banche centrali sono costrette ad effettuare dei rialzi dei tassi che potremmo definire "errati".

NESSUN CATALIZZATORE PER UN CALO NEL BREVE PERIODO


Le oscillazioni valutarie a cui abbiamo assistito da inizio anno sono state determinate da questo contrasto tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. “E’ vero che il biglietto verde risulta sopravvalutato in base ai vari parametri che seguiamo, tuttavia non vediamo un catalizzatore per un calo nel breve periodo. In caso di recessione, la valuta USA si è storicamente dimostrata il porto sicuro preferito dagli investitori. Questo ci porta a ritenere che rimarrà forte fino a quando non vedremo segnali di stabilizzazione della crescita globale e indicazioni di un picco dell'inflazione in tutto il mondo” spiega Søndergaard.

DIVERGENZA MONETARIA USA-GIAPPONE


Per quanto riguarda lo yen, il manager di Capital Group nota come si sia mosso sulla scia delle divergenza monetaria USA – Giappone. “Quando i rendimenti del Tesoro sono aumentati, lo yen si è indebolito dal momento che mentre la Federal Reserve sta attuando una stretta aggressiva la Bank of Japan (BoJ) continua nella sua politica di tassi d'interesse zero. “Riteniamo che, in base al nostro quadro di valutazione di lungo periodo, quasi tutte le valute dei mercati emergenti risultino piuttosto convenienti. In particolare, appaiono più attraenti le valute asiatiche di quelle dell'America Latina” riferisce Søndergaard.

I FONDAMENTALI DELL’ASIA


Secondo il manager, i fondamentali dell'Asia sono migliori in termini di prospettive di crescita, avanzo delle partite correnti e tassi di inflazione più bassi. Restando in Asia, si è osservato come lo yuan cinese abbia saputo essere resistente nei confronti del dollaro, grazie al suo rapporto di cambio fisso. “La divisa di Pechino potrebbe inoltre beneficiare di uno scenario in cui la Cina allenti la sua politica di "zero-COVID dinamico", immetta più stimoli fiscali nella propria economia e la crescita economica riprenda dopo il rallentamento del secondo trimestre” puntualizza il manager di Capital Group.

UNA VISIONE NON POSITIVA SULLE VALUTE LATINOAMERICANE


Analizzando le valute dell'America Latina, Søndergaard ritiene che, se la crescita globale dovesse peggiorare nei prossimi sei-nove mesi, le valute procicliche - o quelle che beneficiano di una ripresa economica - potrebbero essere penalizzate. “I timori di recessione hanno fatto crollare i prezzi del petrolio, del rame e dei metalli industriali, con forte correzione del real brasiliano, del peso colombiano e del peso cileno. Nel complesso, non abbiamo una visione positiva delle valute latinoamericane per i problemi strutturali di più lungo periodo. Economie che oltre ad una situazione politica instabile in molti Paesi della regione, devono affrontare la deglobalizzazione, la rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento e il cambiamento climatico” conclude l’analista valutario di Capital Group.
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