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Schroders: “Crisi del gas, nel breve avvantaggiati i produttori statunitensi”

La situazione precaria delle forniture di gas in Europa è al centro dell’attenzione dei mercati dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia

di Francesco Rapetti 27 Agosto 2022 15:00
financialounge -
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L’analisi presentata Schroders inizia sottolineando che la crisi del gas è diventata ancora più critica da quando il gasdotto Nord Stream 1 è stato chiuso per manutenzione a luglio. Ora è tornato in funzione, ma la fornitura è stata ridotta, mettendo a rischio l’obiettivo dell'UE di riempire i siti di stoccaggio all’80% della capacità a novembre 2022 e al 90% nel 2023.

L’IMPATTO SUI PREZZI DEL GAS


Secondo Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, “l’Europa sta affrontando un periodo di 18-24 mesi di prezzi molto elevati per il gas e l’elettricità, ed è diventata il mercato premium per il gas in questo periodo, con prezzi superiori a quelli dell’Asia e degli Stati Uniti; lo rimarrà fino a quando non inizieremo a vedere nuovi volumi significativi a partire dal 2024/25”. Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist,afferma che gli Stati membri dell’UE hanno recentemente concordato una riduzione volontaria del 15% del consumo di gas, ma questa misura potrebbe diventare obbligatoria se le forniture continueranno ad essere interrotte. Sempre Azad Zangana afferma che “l’inflazione energetica sia scesa dal 42% al 39,7% su base annua nell’ultima lettura, ci aspettiamo che ulteriori aumenti dei prezzi mantengano elevata l’inflazione energetica e l’inflazione complessiva nella seconda metà di quest’anno, che a sua volta ridurrà la capacità di spesa delle famiglie”.

LE CONSEGUENZE A BREVE TERMINE


Arianna Fox, European Equities Analyst, evidenzia che l’industria chimica è direttamente esposta al rischio di carenza di gas. Il governo tedesco potrebbe compensare la riduzione delle forniture dal gasdotto Nord Stream 1 introducendo un razionamento all’industria, ma ci sono ancora molti interrogativi su come ciò avverrebbe. Potrebbe accadere che il governo cerchi di proteggere settori come la produzione di alimenti e bevande o le aziende sanitarie: di conseguenza, altre industrie come quelle chimiche dovrebbero sostenere un onere maggiore, che colpirebbe più duramente la loro produzione. Il problema è che i prodotti chimici sono utilizzati in moltissimi altri prodotti e processi. Ogni industria risentirebbe quindi della riduzione dell’offerta o dell’aumento dei prezzi.

IL RISCHIO DI UNA POSSIBILE RECESSIONE


Azad Zangana prevede una crescita ragionevole per gli Stati membri meridionali dell’UE, che non godono di una stagione turistica completa dal 2019, tuttavia, dalla performance della Germania emerge chiaramente che gli investimenti di capitale a livello globale sono rallentati in risposta all’aumento dei tassi di interesse e alle preoccupazioni sulla crescita, e le chiusure draconiane della Cina hanno peggiorato la situazione. Considerando anche la forte dipendenza dal gas russo, sembra che gli Stati membri settentrionali saranno particolarmente vulnerabili nei prossimi due o tre trimestri.

QUANDO DIMINUIRANNO I PREZZI


La domanda di gas non è elevata solo in Europa, ma in tutto il mondo. I Paesi stanno cercando di chiudere gli impianti a carbone inquinanti e di passare al gas naturale come passo intermedio verso la riduzione delle emissioni di gas serra: ciò significa che l’Europa è attualmente in competizione con Paesi come l’India e la Cina per l’acquisto di GNL, le cui forniture saranno peraltro limitate nei prossimi due anni. Per Mark Lacey “la ragione principale di questa mancanza di offerta è dovuta alla scarsità a monte di investimenti nei progetti di gas, in gran parte a causa della pandemia di COVID-19 e ai precedenti bassi prezzi regionali del gas. Tuttavia, dopo i prossimi 24 mesi, l’Europa inizierà ad avere alcune opzioni alternative per la fornitura di gas, come Stati Uniti e Qatar”.

CI SONO DEI VINCITORI?


Nel medio-lungo termine, un chiaro vincitore della crisi del gas sarà probabilmente il settore delle energie rinnovabili, i cui progetti forse non sono una soluzione immediata al problema, ma sono molto più veloci da mettere in funzione rispetto, ad esempio, a una centrale nucleare. Tuttavia, nel breve termine, c’è un chiaro vincitore che emerge dalla crisi attuale: i produttori di gas statunitensi. Come sottolinea Mark Lacey “circa due terzi delle risorse di gas degli Stati Uniti si trovano in Texas, Pennsylvania, West Virginia e Oklahoma. Tutti questi mercati hanno un accesso trasportabile ai mercati internazionali e si trovano in una posizione favorevole per esportare il gas in Europa a un prezzo interessante di circa 8,90 $/Mcf. È probabile che questo faccia aumentare i prezzi del gas negli Stati Uniti a lungo termine, aumentando l’attrattiva delle società di gas statunitensi per gli investitori”.
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