Strategie di investimento

Utili azionari vulnerabili e mercati: ecco la soluzione di investimento di Morgan Stanley IM

Bruno Paulson (Morgan Stanley Investment Management) punta sulle aziende compounder, caratterizzate da attività difficili da replicare, come marchi o network, con un solido potere di determinazione dei prezzi

8 Agosto 2022 12:19
financialounge -  Bruno Paulson compounder Morgan Stanley Im
financialounge -  Bruno Paulson compounder Morgan Stanley Im

Nella prima metà del 2022 l'indice MSCI World delle Borse mondiali ha accusato un calo di oltre il 20% in dollari USA, il peggior inizio d'anno in oltre 50 anni. Una correzione che ha visto una sostanziale riduzione del multiplo prezzo / utili (p/e) che è passato da 19,3 volte gli utili a termine (cioè il 36% al di sopra della media tra il 2003 e il 2019) a quota 14,6, cioè solo il 3% al di sopra di quella media 2003-19.

UN ATTERRAGGIO MORBIDO DELL’ECONOMIA


“Le banche centrali stanno tentando di contrastare l'inflazione smorzando la domanda attraverso tassi più elevati. Sperano di calibrare i loro rialzi dei tassi per ottenere un atterraggio morbido dell’economia e le previsioni sembrano ritenere che ciò sia realizzabile, con l’OCSE che stima una crescita tra l’1% e il 2% per gli Stati Uniti e per l'area dell'euro per 2023, con inflazione in calo e disoccupazione in aumento solo marginale” fa sapere Bruno Paulson, Managing Director International Equity Team di Morgan Stanley Investment Management.

MARGINI AZIENDALI A LIVELLI RECORD


Resta il fatto che, mentre al momento non emergono segnali di flessione nei dati sugli utili attuali, le prospettive di profitto aziendale preoccupano gli operatori. Il rischio, sottolinea Paulson, è ulteriormente aumentato osservando l'attuale livello record dei margini, con gli utili prima di interessi e tasse (EBIT) dell'indice MSCI World in ulteriore aumento al 16,7% quest'anno, contro una media del 13,3% e un picco del 15,2% nel periodo 2003-19. “L'eccesso di domanda sembra consentire alle aziende di trasferire anche più dell'aumento dei costi di input, sia attraverso l’aumento dei listini, sia tramite la riduzione delle dimensioni dei prodotti o la riduzione del livello dei servizi a parità di prezzo.

COSA PUÒ FARE PRESSIONE SUGLI UTILI


Se si delineasse una fine alle carenze sul mercato, o peggio ancora, un eccesso di offerta, finirebbe questa fase di potere di determinazione dei prezzi generalizzato. Secondo Paulson, nel lungo termine, potrebbero esserci ulteriori pressioni sugli utili, dovute o all'aumento dei costi per interessi, o alla necessità di costruire catene di approvvigionamento più resilienti, e persino per possibili aliquote fiscali più elevate sulle società dal momento che i governi studiano come sanare le finanze pubbliche.

L’ESEMPIO DELLA CRISI FINANZIARIA GLOBALE 2008-2009


La crisi finanziaria globale del 2008-2009 fornisce un precedente interessante. Il mercato ha raggiunto il picco nell'ottobre 2007, per poi registrare una prima fase del calo del 15% negli otto mesi successivi fino all'estate 2008. Da notare che in questa fase gli utili aziendali a termine sono aumentati mentre la correzione ha soltanto ridotto i multipli di p/e, un chiaro parallelo con l'esperienza del 2022 finora. È stato solo nella seconda metà del 2008 che gli utili hanno iniziato a diminuire in modo drastico, accompagnati da un'ulteriore erosione dei multipli: il mercato ha toccato i minimi altri otto mesi dopo, all'inizio del 2009.

PERCHÉ PUNTARE SULLE AZIENDE COMPOUNDER


“Qualunque cosa accada da qui nel 2022-23 non sarà una ripetizione del 2008-2009. Tuttavia, gli utili del mercato sono nettamente vulnerabili dato il loro attuale livello elevato e il probabile rallentamento economico” puntualizza Paulson ribadendo che il suo focus è sui compounder. Si tratta di aziende caratterizzate da attività immateriali robuste e difficili da replicare, come marchi o network, che garantiscono un solido potere di determinazione dei prezzi. Hanno discrete prospettive di crescita e un fatturato prevedibile, spesso trainato da ricavi ricorrenti, e investono in innovazione e pubblicità per poter ripetere i buoni risultati nel futuro. “Grazie a ricavi ricorrenti e potere di determinazione dei prezzi, gli utili dei titoli in portafoglio dovrebbero essere più solidi di quelli del mercato, come è stato dimostrato nel 2008-9 e più recentemente nella prima metà del 2020 durante la crisi del COVID-19” conclude il Managing Director International Equity Team di Morgan Stanley Investment Management.
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