Azionario in calo

L'effetto scudo anti-spread non basta: ancora pesanti ribassi a Piazza Affari, male i bancari

Dopo il rimbalzo di ieri le Borse europee tornano in pesante rosso. Il FTSE MIB maglia nera in Europa con una perdita superiore al 3%, in forte sofferenza i titoli del settore bancario

di Antonio Cardarelli 16 Giugno 2022 12:44
financialounge -  Azad Zangana Borse europee Piazza Affari Schroders
financialounge -  Azad Zangana Borse europee Piazza Affari Schroders

L'annuncio dello scudo anti-spread da parte della Bce non è bastato a sostenere le Borse. Dopo il rimbalzo di ieri i listini europei, e in particolare quello italiano, sono tornati in profondo rosso. A metà seduta l'indice FTSE MIB perde oltre tre punti percentuali e non fanno molto meglio Parigi, Francoforte e Londra.

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L'Europa, dunque, non segue i rialzi di Wall Street e accusa il rialzo di 75 punti base (con probabile mossa simile nel prossimo meeting) da parte della Federal Reserve. Nel pomeriggio arriverà la decisione sui tassi da parte della Bank of England, che dovrebbe decidere per il quinto rialzo consecutivo. In mattinata, a sorpresa, anche la banca centrale della Svizzera ha optato per un rialzo dei tassi. Per il momento lo spread tra Btp e Bund registra un calo a 222 punti base dai 231 di ieri, ma il rendimento del decennale italiano si riporta sopra il 4%.

MALE I BANCARI A PIAZZA AFFARI


A pagare dazio, a Piazza Affari, sono principalmente i titoli bancari, che ovviamente sono più esposti alle decisioni delle banche centrali e all'andamento dello spread. Intesa e Unicredit perdono rispettivamente il 3,8 e il 2,5%. Molto male anche Enel (-3,6%), Eni (-4%) e Stellantis (-4,2%). Al momento, dunque, l'annuncio dello scudo anti-frammentazione dei rendimenti obbligazionari in Europa non è bastato a tenere a bada i mercati. Le preoccupazioni su una possibile recessione continuano a crescere, e i titoli azionari ne stanno facendo le spese.

SCHRODERS: LA BCE DEVE ESSERE PIÙ CREATIVA


"Il PEPP è uno strumento troppo limitato per arginare la perdita di fiducia del mercato. Sarebbe necessario un nuovo strumento politico, che era già stato promesso, possibilmente sotto forma di un nuovo fondo di grandi dimensioni", commenta Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist di Schroders. Secondo l'esperto la BCE dovrà essere molto più creativa per riuscire nell’intento. "L'argomento che la BCE ha usato in passato è che la frammentazione potrebbe causare una crisi del debito. Questa crisi, a sua volta, creerebbe un contesto deflazionistico con una potenziale recessione. Tuttavia, con l'inflazione ai massimi da molti decenni e la volontà della BCE di alzare i tassi di interesse nei prossimi mesi, le argomentazioni a supporto del rischio di deflazione mancano di credibilità", conclude Zangana.
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