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"Mercati emergenti, perché non è il momento di cedere al panico"

Secondo Polina Kurdyavko, Head of Emerging Markets, Senior Portfolio Manager, BlueBay Asset Management, in questa fase un approccio attivo permette di cogliere le occasioni offerte dal debito emergente

di Redazione 28 Aprile 2022 12:03
financialounge -  BlueBay Asset Management Fixed Income Polina Kurdyavko
financialounge -  BlueBay Asset Management Fixed Income Polina Kurdyavko

Il 2022 si sta rivelando un anno estremamente complesso per i mercati, e quelli emergenti non fanno eccezione. Farsi prendere dal panico, però, non è una soluzione perché si rischia di perdere interessanti opportunità nel debito emergente. Ne è convinta Polina Kurdyavko, Head of Emerging Markets, Senior Portfolio Manager, BlueBay Asset Management, che vede una soluzione nella selezione attiva degli emittenti nei mercati emergenti.

FATTORI DI RISCHIO


L'esperta ammette che gli elementi di instabilità non mancano. Non solo la guerra in Ucraina, ma anche la svolta a sinistra in diversi Paesi dell'America Latina o le politiche zero-Covid in Asia. Non a caso, negli ultimi dodici mesi la maggior parte degli indici dei Paesi emergenti è andata in negativo. Senza dimenticare il rischio proveniente dall'esterno di un aumento dei tassi d'interesse, ormai imminente, da parte della Federal Reserve.

TASSI GIÀ ALZATI NEI PAESI EMERGENTI


"Tuttavia, ci sono una serie di indicazioni che suggeriscono che gran parte dell’impatto si è già sentito e che flussi e fondamentali potrebbero essere di supporto per l’asset class. Mentre gli Stati Uniti stanno per avviare il ciclo di rialzi, gran parte dei mercati emergenti ha alzato i tassi per la maggior parte dell’anno scorso, con il mercato che ha riprezzato le curve front-end dei tassi locali dei mercati emergenti di 300-400 punti base", evidenzia Kurdyavko. La maggior parte dei mercati locali ha previsto tassi reali positivi su un orizzonte di un anno, e ciò rappresenta il più alto differenziale storico di tassi reali con i mercati sviluppati.

RENDIMENTI INTERESSANTI


La domanda che si pongono gli investitori è se l'aumento dei costi di finanziamento peserà sull'asset class. Secondo l'esperta di BlueBay, nel complesso la risposta è no perché "oltre il 90% degli emittenti dei mercati emergenti è in grado di far fronte a tassi USA più elevati e di fornire un carry più elevato rispetto ai crediti dei mercati sviluppati, senza problemi di sostenibilità del debito". In altre parole, i Paesi che avevano già problemi di sostenibilità scambiavano già a rendimenti elevati. "Il segmento high yield dell’indice sovrano offre un rendimento vicino all'8,5%, o uno spread di 650 pb. Questo implica un tasso di default a una sola cifra per il debito sovrano dei mercati emergenti ad alto rendimento, qualcosa che credo sia improbabile che si materializzi nel nostro scenario di base", commenta Kurdyavko.

GLI ELEMENTI A FAVORE


Per quanto riguarda le obbligazioni societarie, se si esclude l’immobiliare cinese il tasso di default previsto rimane a una sola cifra. La maggior parte dei settori hanno margini elevati per sopportare tassi più alti, sono classificati come investment-grade con profili di scadenza più lunghi, sono sostenuti da prezzi elevati delle materie prime (petrolio e gas, metalli ed estrazione) o beneficiano apertamente degli aumenti dei tassi (settore finanziario). "Anche se la volatilità rimarrà probabilmente alta, ci sono tanti elementi a favore dell’asset class quanti sono quelli contrari. Se gli investitori riusciranno a essere pazienti e guardare oltre la volatilità, dovrebbero essere in grado di cogliere opportunità interessanti", conclude l'esperta di BlueBay Asset Management, citando come esempi di emergenti in valuta forte Tunisia ed El Salvador, che offrono il potenziale per rendimenti del 30-40% su base annua.
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