Politica monetaria e investimenti

BlackRock: azioni preferibili ai bond anche con l’inflazione in crescita

Secondo il BlackRock Investment Institute le banche centrali sceglieranno di convivere con prezzi al consumo elevati, Europa più a rischio a causa del caro energia

di Virgilio Chelli 13 Aprile 2022 07:55
financialounge -  azioni BlackRock inflazione
financialounge -  azioni BlackRock inflazione

Preferenza per l’azionario rispetto al credito, motivata dal fatto che l’ambiente inflazionistico favorisce il primo, in quanto molte aziende dei mercati sviluppati hanno mostrato finora la capacità di trasferire gli aumenti dei costi mantenendo i margini elevati. Un test importante saranno le trimestrali in arrivo. Sottopeso invece per i titoli di Stato, in previsione di ulteriori aumenti dei rendimenti sulle scadenze più lunghe con gli investitori che chiedono un riconoscimento maggiore dei rischi legati all’inflazione e agli alti livelli di debito.

ATTESE ECCESSIVE DI STRETTA AGGRESSIVA


Sono le indicazioni del commento settimanale di mercato del BlackRock Investment Institute, che prevede anche una performance migliore dei titoli di Stato con scadenza più breve, in quanto le attese del mercato di una stretta monetaria aggressiva si sono fatte eccessive. In particolare, BlackRock esprime una preferenza per l’azionario USA e giapponese rispetto a quello europeo nell’ambito dei mercati sviluppati, per l’impatto maggiore degli shock su energia e alimentare.

L’INFLAZIONE DA SCARSITÀ


Gli shock sul lato dell’offerta hanno infatti creato quella che BlackRock definisce ‘inflazione da scarsità’, rendendo il rialzo dei prezzi più persistente e aumentando il rischio di rallentamento economico. Lo scenario di mercato vede il rendimento del Treasury a 10 anni ai massimi da tre anni dopo che la Fed ha indicato chiaramente che procederà rapidamente alla riduzione del proprio bilancio. BlackRock si aspetta invece dalla BCE segnali diretti a ridurre le aspettative di rialzi multipli dei tassi quest’anno e il prossimo.

ACCELERAZIONE DELLA NORMALIZZAZIONE MONETARIA


L’inflazione da scarsità spinge anche le banche centrali ad accelerare la normalizzazione monetaria, una prospettiva condivisa da BlackRock che ritiene che l’economia non abbia più bisogno di stimoli, anche se proprio l’inflazione da scarsità aumenta il rischio di rallentamento globale sia per un impatto diretto sia per una stretta decisa da parte delle stesse banche centrali.

IMPATTO FORTE SULL’INFLAZIONE DELL’EUROZONA


L’orrenda invasione russa dell’Ucraina, sottolinea BlackRock, ha aggiunto un ulteriore shock sempre sul lato dell’offerta, con il risultato che il caro energia sta oggi contribuendo all’inflazione dell’Eurozona per 4 punti percentuali in più rispetto ai 5 anni precedenti il COVID. Particolarmente colpito il settore agricolo, con pressioni inflazionistiche ancora più accentuate sugli alimentari, i cui prezzi a livello globale sono balzati del 13% a marzo toccando nuovi massimi, secondo i dati della FAO.

IN USA C’È PIÙ UN RISCHIO FED


L’impatto dell’inflazione da scarsità è molto diverso da ragione a regione. Per l’Europa, l’esito può essere la stagflazione, mentre gli USA, che sono diventati esportatori netti di energia, la ripartenza dell’economia resta robusta. Nel caso dell’America, secondo BlackRock i rischi alla crescita sono piuttosto posti dalla risposta della Fed a un’inflazione che corre ai massimi da 40 anni.

DILEMMA PER LE BANCHE CENTRALI


L’inflazione da scarsità pone comunque un dilemma alle banche centrali in tutto il mondo. L’inflazione è elevata, ma le economie non si stanno surriscaldando, per cui la ricetta tradizionale fatta di rialzi dei tassi per raffreddare l’economia non si applica quando l’inflazione è originata dal lato dell’offerta. Infatti le banche centrali stanno normalizzando le politiche monetarie verso livelli che non siano né di stimolo né di freno. E la Fed sta procedendo rapidamente in questa direzione.

RIMANGONO COMUNQUE DUE RISCHI


Per BlackRock la questione chiave resta se Fed e altre banche centrali possano andare oltre penalizzando sia la ripresa che gli asset a rischio. La grande casa ritiene che alla fine le banche centrali sceglieranno di convivere con un’inflazione elevata e che alla fine la somma dei rialzi dei tassi sarà inferiore ai livelli toccati in altri cicli di alta inflazione. Ma oltre al rischio di una stretta eccessiva c’è anche quello di attese inflazionistiche che possano disancorarsi rispetto ai target delle banche centrali.
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