Mercato azionario

Sarà il potere di fissare i prezzi a fare la differenza: Morgan Stanley IM spiega perché

La sorprendente forza della ripartenza e il miracolo dei vaccini hanno sostenuto le aziende di minor qualità, ma si teme che le pressioni sui costi renderanno difficile realizzare margini elevati in assenza di un potere di determinazione dei prezzi

di Virgilio Chelli 16 Novembre 2021 - 12:47
financialounge - news
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Il mercato azionario rimane prezzato a multipli elevati in termini di utili attesi, con l’indice MSCI World che indica un premio rispetto alla media degli ultimi 20 anni. C’è chi lo riconduce agli strumenti privi di rischio e all’assenza di alternative ragionevoli alle azioni, ma se si guarda ai multipli dei fatturati il livello è ancora più elevato, e comporta ulteriori rischi per il mercato. In autunno gli utili societari sono stati sostenuti sia dalla riduzione delle imposte in molti paesi, come Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Giappone, una circostanza favorevole che difficilmente si ripeterà, sia dal calo dei tassi di interesse. Ad esempio, Londra si prepara ad alzare le aliquote e gli USA discutono un aumento delle corporate tax, mentre si continua a parlare della global minimum tax in arrivo.

RISCHI DALLA NORMALIZZAZIONE MONETARIA


Nel suo ultimo Global Equity Observer titolato ‘Nessun margine di errore’, Morgan Stanley Investment Management sottolinea che sul versante del reddito fisso è possibile gli emittenti investment grade continueranno a beneficiare dei tassi zero e che quelli high yield riusciranno a stare sotto il 3% in Europa e al 4,5% in USA. Ma avverte anche che ogni normalizzazione della politica monetaria andrà a colpire la redditività, che resta comunque elevata anche senza considerare l’effetto della tassazione ridotta e dei bassi tassi di interesse. I margini di profitto possono mantenere gli attuali alti livelli o persino migliorarli, a fronte di una sostenuta ripresa reflazionistica.

PRESSIONE STRUTTURALE SUI COSTI


Ma a contrastare questa visione positiva c’è la prospettiva di una significativa pressione strutturale sui costi nei prossimi dieci anni. Negli ultimi decenni si è assistito al trionfo del capitale rispetto al lavoro, grazie all’ingresso sul mercato della forza lavoro a basso costo dei paesi emergenti e delle politiche pro-capitale nei paesi sviluppati, che hanno accentuato le diseguaglianze. Ma ora, secondo Morgan Stanley IM, ci sono segni che la situazione stia cambiando, con le aziende che dovranno porre rimedio alle conseguenze negative esterne derivanti dalle loro attività, come nell’energia e nelle materie prime.

IMPORTANZA DEL PRICING POWER


Questi sono costi che possono essere trasferiti sui consumatori finali per proteggere i margini se si dispone di sufficiente potere di fissazione dei prezzi, ma le politiche sono diventate meno favorevoli in termini di antitrust e tutela della concorrenza. Nel momento in cui il mondo si sta muovendo verso una normalizzazione dell’offerta, anche se i prezzi all’origine stanno rientrando man mano che la crisi si allenta, si vedrà chi realmente può contare sul pricing power.

IL RITORNO DELLA QUALITÀ


L’ultimo anno ha mostrato che detenere titoli di elevata qualità non è stato facile, perché la forza sorprendente della ripartenza delle economie dalla crisi da COVID-19, sostenuta da massicci interventi dei governi e dal miracolo dei vaccini, ha sostenuto le aziende di minor qualità, che hanno sovraperformato. Secondo gli ottimisti ci attende un periodo di forte crescita economica, ma Morgan Stanley IM esprime il timore che la pressione sui costi possano rendere difficile per il mercato mantenersi su margini elevati in assenza del prezioso ‘pricing power’, che infatti rappresenta un aspetto essenziale nel processo di selezione dei titoli della stessa Morgan Stanley IM.
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