Rischio stagflazione?

Amundi: banche centrali al bivio, occhio all'inflazione

Le banche centrali si stanno muovendo in maniera asincrona, più falco la banca norvegese, più cauti altri istituti come la Bce. Gli investitori monitorano con attenzione la situazione economica

di Annalisa Lospinuso 12 Ottobre 2021 - 14:40
Da una parte ci sono le Banche centrali pronte ad attuare la stretta monetaria, dall’altra la ripresa che stenta a decollare, frenata anche dalla diffusione delle varianti del Covid-19. Il tema centrale per i prossimi anni sarà quello della “crescita insufficiente”, secondo Monica Defend, Global Head of Research di Amundi. “Gli investitori devono prestare grande attenzione al mercato del lavoro - ha sottolineato l’analista - alle spese, al consumo e ai dati sull’inflazione prima di decidere l’asset allocation in un periodo in cui le banche centrali stanno cercando di bilanciare il picco della crescita economica e dell’aumento dei prezzi”.

LA BANCA CENTRALE NORVEGESE FA DA APRIPISTA

La banca centrale norvegese è stata la prima del mondo occidentale ad aumentare i tassi di interesse dopo l'emergenza pandemica. La Norges Bank ha alzato i tassi dello 0,25% sulla spinta della ripresa economica e dei crescenti squilibri finanziari. Come sottolinea la commentatrice di Amundi, anche la Fed e la Bank of England hanno assunto un atteggiamento meno accomodante del previsto, preannunciando dei cambiamenti scatenando una correzione globale sul mercato obbligazionario. Per il momento non ci sono stati scossoni sui mercati azionari che aspettano di vedere le prossime trimestrali per capire meglio la situazione economica globale.

FED PROSSIMA ALLA STRETTA

La Fed ha fatto sapere che avvierà già a novembre la riduzione degli acquisti degli attivi a un ritmo di 15 miliardi di dollari al mese, come ha ricordato Monica Defend, e si avvia a concludere gli acquisti di obbligazioni legate alla pandemia, entro giugno 2022. I dot della Fed si sono mossi al rialzo, a riprova della maggiore fiducia riguardo al rialzo dei tassi di interesse verso la fine del 2022, l’inizio del 2023, a un ritmo di 3-4 rialzi all’anno. L’inflazione sarà il fattore determinante per quanto riguarda i rialzi dei tassi. Se l’inflazione sottostante sorprenderà al rialzo, superando il 2,3% previsto per il 2022, il primo rialzo dei tassi potrebbe avvenire alla fine del 2022.

BOE OSSERVA MERCATO DEL LAVORO

Il comitato di politica monetaria della Bank of England ha votato con 7 voti a favore e 2 contrari per mantenere il programma completo degli acquisti di QE da effettuare entro la fine dell’anno, confermando gli attuali stimoli di QE già presenti, ha sottolineato la Global Head of Research di Amundi. “L’evoluzione del mercato del lavoro, alla luce della chiusura dei programmi di stimolo all'economia, sarà fondamentale per calibrare la tempistica dei rialzi dei tassi”, ha aggiunto la Defend.

BCE PIU' PRUDENTE

La Bce si sta muovendo invece in modo più prudente, ricalibrando innanzitutto il programma flessibile di emergenza. “Prevediamo che la Bce acquisterà in media obbligazioni per 70 miliardi di euro tra settembre - ha sottolineato Monica Defend - e la fine di marzo del 2022, data in cui la banca dovrà affrontare il problema di dover mantenere un costo stabile di finanziamento del debito pubblico fintanto che nella zona Euro prevarrà la frammentazione economica”. La politica fiscale può essere efficace soltanto se i rendimenti dei titoli di Stato rimangono bassi e stabili anche a fronte di un aumento dei deficit. In assenza di un aumento significativo delle aspettative di crescita, la Bce si ritrova da sola a cercare di evitare la frammentazione finanziaria, secondo l’analisi di Amundi. La riunione di dicembre sarà importante in quanto fornirà una maggiore chiarezza sulla forward guidance.

OCCHIO ALL'INFLAZIONE

Il contesto attuale è stretto in un trade-off tra l’inflazione che è più persistente del previsto e la crescita economica che si sta normalizzando dopo la pandemia. Permangono fattori di rischio come la diffusione delle varianti del virus, le strozzature della catena di fornitura e le sottili fragilità suggerite dal supporto dei governi.

BOJ CONSERVATRICE

Il percorso delle banche centrali non sarà lineare. La BoJ, ad esempio, non ha modificato la propria politica in occasione della riunione di settembre, sottolineando come le esportazioni e la produzione abbiano risentito dei vincoli dal lato dell’offerta. “Prevediamo quindi che manterrà una politica attendista - ha aggiunto l’analista di Amundi -. É troppo presto per avviare la discussione sulla normalizzazione della politica perché la ripresa dell'economia giapponese è stata più lenta di quella di altri Paesi sviluppati e l’inflazione è ancora negativa. Quest’ultima dovrebbe salire gradualmente sul medio termine, ma rimane ancora ben lontana dall’obiettivo del 2%”.

CINA E RALLENTAMENTO ECONOMICO

Per quanto riguarda la Cina, poi, il motto può essere “First in/first out”. L’opinione secondo cui nel “2021 la crescita potrà comunque superare l’8%” spiega perché Pechino non stia mollando la presa sulla stretta regolatoria nonostante le iniezioni una tantum di liquidità overnight volte a mantenere la stabilità finanziaria alla luce della saga Evergrande. “Nel Q3 i dati sulla crescita hanno ampiamente sorpreso al ribasso - si legge nell’analisi di Amundi -, con l'unica eccezione delle esportazioni. L’inasprimento della politica, i vincoli autoimposti (politica di tolleranza zero sul Covid19, taglio alla produzione per la decarbonizzazione/razionamento dell'elettricità) e la penuria globale di chip sono tutti elementi che hanno contribuito al rallentamento. Anche se le prospettive sul lungo termine rimangono solide, nei prossimi sei mesi vediamo più catalizzatori negativi che positivi. In tal caso si renderebbe necessario un ritorno tempestivo a una politica più accomodante”.

INVESTITORI IN FASE DI MONITORAGGIO

In tutti questi anni, il governo cinese ha sorpreso per la sua capacità di far fronte alle crisi, ma questa volta l’azione tardiva della banca centrale potrebbe costare cara. “Gli investitori devono prestare grande attenzione - ha conclusto Monica Defend - all'evoluzione del mercato del lavoro, alle spese al consumo e all’inflazione, ma viste le attuali asincronie stanno emergendo delle opportunità nel reddito fisso e nel comparto valutario. Per quanto riguarda gli attivi rischiosi, non siamo ancora tentati di comprare. Se da un lato la dinamica dell'economia ha perso slancio durante l’estate, dall'altra le aspettative sugli utili sono state riviste al ribasso solo marginalmente. La stagione delle trimestrali che inizierà a metà ottobre ci aiuterà a capire in che misura gli allarmi sugli utili siano già stati scontati. Da qui ad allora ricalibreremo potenzialmente la nostra posizione sul rischio”.
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