L'outlook

Fidelity: il picco del rimbalzo economico è alle spalle, ora serve più cautela sui mercati

Il ciclo economico di espansione globale prosegue più a rilento, mentre anche i timori sull’inflazione consigliano un atteggiamento più attendista. Da monitorare gli effetti dell'energy crunch

di Virgilio Chelli 8 Ottobre 2021 - 10:49
financialounge - news
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In generale, il ciclo di espansione economica globale resta intanto, ma con la possibilità di un alternarsi di fasi più brevi in uno scenario di rallentamento. Il comportamento dei consumatori resta mutevole, la politica monetaria si avvia verso la normalizzazione, mentre restano i timori sull’inflazione, tutti elementi che secondo l’analisi di Fidelity International dopo la conclusione del terzo trimestre consigliano cautela, anche alla luce dell’aumento della volatilità. Per questo la grande casa mantiene un posizionamento neutrale sull’azionario nel breve termine, mentre si dice più ottimista sul medio termine, dato che il ciclo economico è ben lontano dalla conclusione.

PREFERENZA PER I MERCATI SVILUPPATI


Tra le varie aree geografiche, Fidelity mantiene una preferenza per i mercati dei paesi sviluppati, visto il diverso passo di crescita dei mercati emergenti e l’aumentato rischio politico in Cina. La Fed americana resta orientata a far partire il tapering, vale a dire la graduale riduzione degli acquisti, nei prossimi mesi, per cui nel reddito fisso Fidelity mantiene un leggero sottopeso sulla duration, in particolare negli Usa, mentre mantiene il suo favore per i mercati del credito high yield, e nel valutario rimane esposta sul dollaro americano.

LA DOMANDA CHIAVE PER L’ECONOMIA GLOBALE


La prospettiva del quadro macro secondo l’analisi di Fidelity presenta la possibilità di un inverno di malcontento dovuto alla stagflazione, con l’epicentro in Europa e Cina. L’esuberanza della prima metà del 2021 ha lasciato il passo a un quadro più sfumato. Nonostante i decisivi progressi delle vaccinazioni, il picco del rimbalzo economico è chiaramente alle spalle, la variante Delta è destinata a durare, l’inflazione si sta mostrando più duratura che transitoria, le valutazioni degli asset sono tirate, e a livello sistemico la leva finanziaria rimane elevata. La questione chiave, secondo Fidelity, è riuscire a capire se l’economia globale sta passando da metà ciclo a una fase più matura, oppure se si sta prendendo solo una pausa per ripartire in crescita robusta.

RISCHIO DI INVERNO FREDDO IN EUROPA


In generale, Fidelity International vede diversi venti avversi nei mesi a venire, accentuati da sussulti in Europa e Cina e dall’avvicinarsi di una nuova fase delle politiche delle banche centrali nei paesi sviluppati. Il recente strappo dei prezzi energetici ha impattato soprattutto l’Europa, e secondo Fidelity i mercati stanno sottovalutandone l’impatto potenziale sulla crescita nel Vecchio Continente, soprattutto se si dovesse andare verso un inverno freddo. Inoltre, il settore industriale europeo, già a rischio per il rallentamento cinese, è vulnerabile alla scarsità energetica e a costi più elevati, mentre non si può escludere anche un impatto sui consumi.

SUPPORTO FISCALE IN ITALIA, SPAGNA E FRANCIA


Diversi governi europei, come Italia, Spagna e Francia, stanno rispondendo con importanti pacchetti fiscali per sostenere le famiglie più vulnerabili, ma l’impatto si farà sentire soprattutto sul settore industriale. In Cina il caso Evergrande ha messo in luce la determinazione del governo di Pechino a portare avanti la sua agenda di ‘prosperità comune’ andando a colpire gli eccessi di rischio assunti con la copertura di risorse pubbliche, soprattutto nel settore immobiliare.

RISCHIO DI FRENATA IN CINA


Fidelity International continua a monitorare con attenzione gli sviluppi cinesi per individuare tempestivamente possibili effetti a cascata che dal settore del real estate possano estendersi al resto dell’economia, dalle catene di fornitura fino alle banche, con possibilità di contagio per l’economia globale. Fidelity International esclude la possibilità che l’economia cinese possa sperimentare una frenata paragonabile alla recessione indotta dal Covid nel 2020, ma un forte rallentamento potrebbe comunque rappresentare uno shock negativo per il resto del mondo.
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