Meno vacanze, più spese per la casa: come cambiano i consumi post Covid

Il virus che ci ha cambiati
di Gaia Terzulli 18 Maggio 2021 - 13:48

Rapporto Confcommercio-Censis: nel 2020, -1831 euro a italiano per beni e servizi. Il 20% non andrà in vacanza, il 47% non ha ancora deciso

Con l’estate ormai alle porte e la sensazione diffusa che qualcosa di simile alla normalità stia per arrivare, solo alcuni italiani cominciano a pianificare le vacanze, mentre la maggior parte tentenna, sperando di tornare a sentire il peso del portafogli in tasca più che di andare al mare ad agosto.

IL CROLLO DEI CONSUMI NEL 2020

È il quadro che emerge dall’ultimo rapporto Confcommercio-Censis sull’impatto della pandemia, che per il 2020 registra un crollo dei consumi pari a 1.831 euro a cittadino e un aumento del risparmio di 82 miliardi. Effetto dell’incertezza da virus in circolo che, a sua volta, ha frenato la ripresa.

MENO VACANZE, PIÙ SPESE PER LA CASA…

Così, i primi comfort a cui si rinuncia sono quelli da calendarizzare, come i viaggi: il 20% degli italiani ha già deciso che non partirà quest’estate e quasi la metà delle famiglie intervistate (il 47,4%) non sa ancora cosa farà.
A compensare le spese vacanziere mancanti ci sono, però, quelle domestiche. Secondo il rapporto, nel 2021 gli italiani hanno preferito investire per aumentare la godibilità della casa in varie forme: dai prodotti tecnologici, acquistati dal 32,9% degli intervistati, ai mobili ed elettrodomestici (31%), fino alla ristrutturazione dell’appartamento, a cui si è dedicato il 28,2% del campione esaminato.

…E PER LA TECNOLOGIA

Stando di più in casa, la tecnologia ha rappresentato una fonte essenziale di svago. Gli acquisti di questo tipo sono stati i più frequenti dall’inizio della pandemia: dispositivi hardware (22,8%), abbonamenti a Pay Tv, piattaforme televisive in streaming (18,8%), ma anche connessioni internet più veloci (18,7%). Anche il cibo ha costituito una valvola di sfogo essenziale con gli italiani che hanno scelto sempre più alimenti di qualità superiore.

UNA CRESCITA ANCORA TROPPO DEBOLE

Ciò non toglie che il pessimismo continui a condizionare le scelte di buona parte del Paese, lavoratori in primis, per i quali parlare di ripresa è ancora prematuro. “La pandemia si sta attenuando e ci sono le condizioni per ripartire in sicurezza. Le imprese hanno bisogno di più normalità e certezze per pianificare le loro attività. A cominciare da sostegni più robusti che devono ancora arrivare”, sostiene il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. “Occorre accelerare per recuperare le perdite e rafforzare una crescita economica che è ancora troppo debole”.

LA CRISI DEI LAVORATORI INDIPENDENTI

Se è vero che per due intervistati su tre l’emergenza sanitaria non ha minimamente influito su risparmi e reddito percepito e che, per pensionati e dipendenti pubblici, la perdita è stata quasi nulla, chi è ancora in ginocchio sono i lavoratori indipendenti. Di loro, solo uno su cinque si è salvato e questo – sostiene Confcommercio – frenerebbe in modo consistente la ripresa. “È per questo che i ristori mirati verso queste categorie produttive – soprattutto imprese dell’abbigliamento, della cultura e del tempo libero, dei trasporti, del turismo e della ristorazione – sono essenziali per ripartire con un tessuto produttivo vitale e pronto a fare la sua parte”.

CASA, TECNOLOGIA E SERVIZI: DRIVER PER LA RIPRESA

Ecco allora che tecnologia, casa e servizi sembrano i driver su cui puntare per rimettere in moto i consumi, con l’ambiente domestico sempre più al centro degli investimenti familiari. Dalle tecnologie impiegate per lo smart working ai diversi incentivi concessi dal governo per ristrutturazioni e manutenzioni straordinarie, un po’ tutta la casa potrebbe essere interessata da una crescita della spesa per consumi.

LE PRIORITÀ DELLE FAMIGLIE IN QUESTA NUOVA FASE

Un ultimo dato interessante emerge dal report Confcommercio-Censis e riguarda le priorità delle famiglie in questo periodo di “limbo” tra la piena emergenza sanitaria e i primi spiragli di ripresa. Il 44,9% dei nuclei intervistati punta sulla salute, mentre il resto – complessivamente poco più del 50% – si divide tra il tema centrale del ritorno al lavoro (36,4%) e quello del recupero di fiducia nel futuro (18,7%), aspetto cruciale per definire l’entità del ritorno al cosiddetto new normal.

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