Inflazione di aprile più alta del previsto, Wall Street continua a vedere rosso

Borsa Usa
di Antonio Cardarelli 12 Maggio 2021 - 15:52

Partenza in negativo per la Borsa Usa, che però riesce a resistere nonostante la crescita dei prezzi al consumo del 4,2%: occhi puntati sulla Federal Reserve, che però rimane prudente

Apertura di seduta ancora in rosso per i principali indici americani. L’atteso dato sull’inflazione di aprile è arrivato ed ha messo in allarme gli investitori. I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,8% rispetto a marzo, con il dato “core” cresciuto dello 0,9%. Su base annuale, il dato generale ha messo a segno un +4,2%, il più alto dal settembre 2008, quello “core” è aumentato del 3%, massimi da 26 anni, contro attese del 3,6%.

OCCHI SULLA FED

Tutto ciò non fa che aumentare i timori per un possibile intervento della Federal Reserve. La banca centrale americana ha ribadito più volte di essere disposta a tollerare un incremento temporaneo dell’inflazione oltre il target del 2%. Già a marzo i prezzi al consumo americani erano saliti del 2,6% rispetto a dodici mesi prima, e il collo di bottiglia che si sta creando nelle filiere produttive mondiali potrebbe provocare un rialzo dell’inflazione anche nei prossimi mesi.

NASDAQ ANCORA SOTTO PRESSIONE

In avvio di contrattazioni il Dow Jones perde lo 0,22%, l’S&P 500 poco più di mezzo punto e il Nasdaq circa l’1%. Riescono invece a girare in positivo i mercati europei, che ieri erano stati colpiti più duramente rispetto agli Usa, grazie anche alle nuove notizie positive dalle trimestrali pubblicate oggi. Milano e Francoforte si portano a +0,3% mentre Londra guadagna quasi un punto percentuale.

CLARIDA (FED): MERCATO DEL LAVORO ANCORA DEBOLE

Richard Clarida, vice presidente della Fed, ha dichiarato che un superamento del target d’inflazione per un periodo prolungato prima di un rientro verso la fine dell’anno è possibile. Tuttavia, lo stesso Clarida ha definito la tendenza “transitoria” e ha sollevato preoccupazioni sulla debolezza del mercato del lavoro. “Secondo le mie previsioni di base, è probabile che questi aumenti una tantum dei prezzi abbiano solo effetti transitori sull’inflazione sottostante, e mi aspetto che l’inflazione torni al nostro obiettivo di lungo periodo del 2%, o forse leggermente al di sopra, nel 2022 e 2023″. Una tendenza che sarebbe “coerente” con il nuovo quadro della Federal Reserve adottato all’unanimità nell’agosto 2020. “Tuttavia, dopo aver esaminato i dettagli del deludente rapporto sull’occupazione di venerdì, le prospettive a breve termine per il mercato del lavoro sembrano essere più incerte delle prospettive per l’attività economica”, ha concluso.

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