Quattro indizi per capire come si muoverà l’inflazione Usa nel 2021

L'analisi
di Antonio Cardarelli 15 Marzo 2021 - 14:58

Eric Winograd, Senior Economist di AllianceBernstein, prevede una fiammata durante l’estate, ma la Federal Reserve potrebbe scegliere di rimanere a guardare

L’inflazione Usa continua ad essere l’osservata speciale sui mercati. Il timore degli investitori è che un surriscaldamento improvviso dell’economia possa portare a un aumento repentino dei prezzi, con il rischio di un intervento maldestro della Federal Reserve. In questi casi si parla di “taper tantrum”, e molti investitori ricordano ancora cosa successe nel 2013 quando l’allora presidente della Fed Ben Bernanke annunciò lo stop agli stimoli monetari. Ma secondo Eric Winograd, Senior Economist di AllianceBernstein (AB), la situazione odierna è diversa da quella del 2013.

DOMANI IL MEETING DELLA FED

L’esperto di AB ha messo in fila le “quattro cose da sapere sull’inflazione Usa nel 2021”, premettendo che il dato core (ovvero quello depurato da elementi che portano maggiore volatilità come energetici e alimentari) sarà comunque volatile nel corso dell’anno. Tuttavia, secondo Winograd “il divario tra Pil effettivo e potenziale porrà un freno all’inflazione nel corso di quest’anno, consentendo alla Fed di mantenere agevolmente una politica accomodante”. Qualche segnale, in questo senso, potrebbe già arrivare dal meeting Fed in programma domani e mercoledì.

FIAMMATA IN ARRIVO QUESTA ESTATE

La prima “cosa da sapere” sull’inflazione Usa, spiega Winograd, riguarda l’aumento previsto per l’estate. Un aumento dovuto essenzialmente a motivi tecnici, perché durante l’estate verranno esclusi dal conteggio i dati dell’indice dei prezzi al consumo (Ipc) di aprile e maggio 2020, rispettivamente -0,4% e -0,1%. Ciò porterà a un dato volatile, anche se l’inflazione sottostante rimane stabile, con un aumento del 2,4% in estate anche a fronte di rialzi modesti fino alla fine dell’anno.

DOMANDA IN RAPIDA CRESCITA

Un altro elemento da osservare, prosegue l’esperto di AB, riguarda l’aumento della pressione sottostante che dovrebbe arrivare nel secondo semestre. “La domanda dovrebbe recuperare terreno più in fretta dell’offerta, spingendo verso l’alto l’inflazione su base mensile e trimestrale nella seconda metà dell’anno”, spiega Winograd. Inoltre, l’arrivo del sostegno fiscale per preservare il potere d’acquisto delle famiglie aumenterà la pressione sulle aziende che, in attesa di ricalibrare la produzione, tenderanno ad aumentare i prezzi, dando impulso all’inflazione.

QUOTA 2,1% ENTRO FINE 2021

Secondo le stime di AB, l’inflazione core Usa dovrebbe attestarsi al 2,1% su base annua entro la fine del 2021, per poi restare costante. Tuttavia, grazie alla breve durata della contrazione e all’imponente sostegno politico, è probabile che in questa recessione l’offerta abbia subito meno danni. “Ciò significa che i vincoli dell’offerta dovrebbero allentarsi in breve tempo, favorendo un nuovo raffreddamento dell’inflazione core. A nostro parere, l’inflazione inerziale rimarrà probabilmente sottotono finché l’output gap dell’economia statunitense non sarà completamente chiuso”, commenta l’esperto di AB.

RISPOSTA COMPASSATA DELLA FED

La quarta “cosa da sapere sull’inflazione Usa nel 2021” riguarda la Fed, la cui risposta all’aumento dell’inflazione sarà fondamentale per determinare l’andamento dei prezzi degli asset. Secondo Winegrad, la Fed manterrà una politica accomodante per tutto l’anno “anche a fronte di una crescita robusta e di un’inflazione in aumento” perché “più preoccupata di attuare una stretta prematura anziché tardiva”. Con la Fed disposta a godersi il tepore della fiammata estiva dell’inflazione senza muoversi “pur di favorire una crescita sostenuta”, AB vede un primo passo nella riduzione degli acquisti (quantitative easing) non prima del 2022. Per evitare un “taper tantrum” simile al 2013, la comunicazione della riduzione graduale degli acquisti verrà comunicata a fine 2021 ma, secondo Eric Winograd, si dovrà aspettare il 2023 “prima che un aumento dei tassi ufficiali diventi una possibilità ragionevole”.

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