Mercati, rischio geopolitico forse prezzato troppo poco

Oltre l'inflazione
di Stefano Caratelli 22 Febbraio 2021 - 8:20

Grande attenzione soprattutto mediatica sul rischio tassi e inflazione e poca per i focolai di crisi in giro per il mondo che l’arrivo di Biden non ha cancellato. Gli indicatori contrarian segnalano una grande acquiescenza

Il tema della reflazione tiene banco, soprattutto sui media. Il rendimento del T-bond a 10 anni in poco più di 5 mesi è più che triplicato dallo 0,38% toccato il 3 settembre all’1,35% della chiusura di venerdì 19 febbraio, anche se resta ancora lontano dai massimi pre-pandemia di febbraio 2020 all’1,58% e lontanissimo dal 3,2% a cui viaggiava nell’autunno del 2018. Il timore è che il ritorno dell’inflazione si innesti su una robusta ripresa americana sostenuta dai 1.900 mld di dollari che potrebbero arrivare dagli stimoli di Biden, surriscaldando pericolosamente l’economia e rendendo difficile per la Federal Reserve tenere fede all’impegno di tollerare senza alzare i tassi un’inflazione che vada oltre il target. Le grandi case d’investimento, nelle molte analisi ospitate su Financialounge.com, rassicurano spiegando che l’inflazione è ancora un rischio remoto, con una disoccupazione ancora troppo elevata per far scattare una pressione salariale e con la coppia di colombe Yellen-Powell al timone delle politiche fiscali e monetarie Usa.

MINACCIA MOLTO PERCEPITA MA POCO ATTUALE

Ad alcuni l’inflazione sembra il perfetto pungiglione appuntito per far scoppiare le presunte bolle che ci sono in giro, a partire dai big tech che viaggiano il 70% sopra la media mobile a 200 settimane, per passare a Tesla e auto elettriche, marijuana, green-tech e SPAC, oltre alle congestioni che possono creare le orde di baby-trader di Reddit. Ma la reflazione può offrire un nuovo tema da cavalcare dopo quello dello ‘stare a casa’ che tante soddisfazioni ha dato agli investitori nel 2020, quello della ripartenza vigorosa del ciclo con i titoli energetici e finanziari, rimasti molto indietro, a fare da traino. Allora, se l’inflazione è una minaccia molto percepita ma poco attuale si possono dormire sonni tranquilli? Non necessariamente.

PROTAGONISTA USCITO DI SCENA

L’investitore contrarian guarda con una certa preoccupazione a un protagonista uscito di scena negli ultimi tempi, che si chiama rischio geopolitico. BlackRock, il più grande investitore del pianeta, elabora un proprio indicatore del rischio geopolitico, riprodotto nel grafico qui sotto, che nel suo ultimo aggiornamento datato 11 febbraio mostra che siamo a livelli decisamente bassi.

IL BAROMETRO DEL RISCHIO GEOPOLITICO DI BLACKROCK

Si tratta di un indicatore raffinato, basato su un’analisi testuale che identifica parole legate ai rischi geopolitici e ne misura la frequenza con cui appaiono su una serie di piattaforme, dal Refinitiv Broker Report, al database della Dow Jones Global Newswire fino a Twitter. Un’altra grande casa globale, JP Morgan, misura il livello di ‘complacency’ degli investitori, vale a dire quanto bassa è tenuta la guardia rispetto alla possibilità che eventi imprevisti impattino il valore degli asset. E anche qui siamo a livelli molto bassi, intorno ai minimi degli ultimi 20 anni. Sembra che l’arrivo di Biden alla Casa Bianca abbia spazzato via tutti i rischi – dalla guerra dei dazi alla competizione tecnologica con la Cina, alle tensioni con l’Europa, ai focolai sempre accesi nella vastissima area che va dalla Libia al Golfo, fino alle intenzioni più o meno bellicose di Putin, Erdogan e del rocket-man nord coreano – rimettendo il mondo sul sentiero del multilateralismo e della cooperazione economica.

IL NUOVO ORDINE MONDIALE

È probabilmente corretto pensare che l’ordine mondiale che ha in testa il nuovo presidente americano somigli più a quello di Bill Clinton che non a quelli di Bush figlio, di Trump e dello stesso Obama, che con la primavera araba ha destabilizzato i vecchi regimi senza far emergere alternative democratiche e aprendo la strada alle ambizioni imperiali della Turchia. E proprio il paese guidato da Erdogan sembra la minaccia più imminente, con un piede nella Nato e l’altro nel campo dell’antagonista russo, che ha ‘pacificato’ a modo suo la Siria e cerca di dare una mano alle mire di Ankara sulla Libia. Poi c’è l’Iran con le sue ambizioni nucleari e un’economia allo stremo che ricorda quella del Venezuela, c’è l’Afghanistan che dal 1 maggio potrebbe essere costretto a vedersela da solo con i talebani senza più aiuto occidentale, ci sono le pentole che continuano a bollire di Hong Kong e Taiwan ai confini della Cina a cui si è aggiunto il Myanmar.L’elenco potrebbe continuare molto a lungo.

USA E EUROPA TUTTI CONCENTRATI SULL’ECONOMIA

Ricostruire un ordine multipolare è sicuramente la strada giusta ma potrebbe rivelarsi accidentata. Stati Uniti e Europa sono tutti concentrati sull’economia, che deve ripartire bene sulla spinta dei vaccini, e poco sul versante di possibili emergenze politico-militari. Poteva funzionare con l’isolazionismo di Trump, restio a farsi carico dei problemi degli altri e concentrato solo sui rapporti bilaterali dell’America. Per Biden è sicuramente più complicato. Ovviamente c’è un interesse comune globale a non far deragliare il treno della ripresa e uscire presto e bene dalla crisi da pandemia, ma per qualcuno l’acquiescenza generale potrebbe essere anche vista come l’occasione per mettere a segno qualche colpaccio.

BOTTOM LINE

Gli indicatori contrarian non sono una bussola perfetta, ma un radar che aiuta a intravvedere il rischio dove gli altri vedono il bello stabile ed essere pronti, se del caso, a reagire. I trend di lungo termine restano intatti e si apre ora la possibilità di aggiustare un po’ i portafogli per sfruttare le opportunità della ripresa del ciclo dopo aver beneficiato di quelle offerte dalla crisi da pandemia. Tenendo magari nel cassetto anche un piano B nel caso di incendi improvvisi e imprevisti in giro per il mondo.

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