Occhi puntati sull’inflazione e sui tassi dei Treasury in tensione

Investire in obbligazioni
di Leo Campagna 22 Febbraio 2021 - 9:58

Il rischio di surriscaldamento dell’economia USA e l’inflazione spingono al rialzo i tassi dei Treasury. Ma le condizioni restano ancora favorevoli agli emergenti e ai titoli a spread, in particolare quelli con rating B

TASSI DEI TREASURY IN TENSIONE

Nel lungo termine, Erik Knutzen, Chief Investment Officer – Multi-Asset Class di Neuberger Berman nell’articolo “Con Draghi e Yellen è il momento di posizionarsi sull’azionario” fa notare che le offerte di lavoro in USA sono in aumento, gli indici PMI sono solidi anche nei servizi, le aperture di cantieri di edilizia residenziale stanno segnando nuovi record e gli utili dell’S&P 500 stanno superando abbondantemente le previsioni. Gli interventi fiscali in programma potrebbero mettere il turbo ai consumi e a un’attività economica già in ripresa grazie alle campagne vaccinali, spingendo il PIL statunitense nel 2021 verso il 6-8% anziché al 4-5% atteso. Secondo Knutzen, un segnale è già visibile nei mercati obbligazionari dove il rendimento del Treasury USA trentennale si è spinto verso il 2%, mentre l’inflazione ha superato il 2,2%. La tesi di base di Neuberger Berman rimane quella di un ordinato ritorno dei tassi alla normalità quest’anno, con il rendimento decennale attorno all’1,5%, ma se il quadro dovesse cambiare, i mercati potrebbero scontare le variazioni molto rapidamente.

INFLAZIONE SPINTA DAL PETROLIO

A proposito di prezzi al consumo, nei prossimi mesi le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente negli Stati Uniti dove è realistico attendersi un aumento dei prezzi al consumo al 3% circa nel breve termine. In Europa, invece, l’apprezzamento dell’euro sul dollaro favorirà l’importazione di beni a basso costo, pertanto l’aumento sarà decisamente più moderato. È l’analisi, illustrata nell’articolo “L’inflazione rialza la testa negli Stati Uniti, meno in Europa” da Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea Independent Investors. A spingere l’aumento dei prezzi al consumo, secondo il manager, è innanzitutto il prezzo del petrolio, che dai minimi mai raggiunti prima di aprile 2020 ha ripreso quota. Inoltre, Schmidt cita il fatto che a metà dello scorso anno molti paesi hanno ridotto l’Iva per dare impulso ai consumi, ma con il ritorno alle precedenti aliquote avvenuto a inizio anno i prezzi sono destinati a risalire. C’è quindi la tassazione delle emissioni di Co2 in arrivo a partire dal 2021 con un’imposta di 25 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio prodotta tramite la combustione di diesel, benzina, gasolio e gas naturale.

CONDIZIONI ANCORA FAVOREVOLI PER GLI SPREAD

In questo contesto, il reddito fisso è destinato a soffrire maggiormente, soprattutto sul fronte del debito sovrano, con i rendimenti europei che potrebbero salire. Lo sottolinea, nell’articolo “Il rischio tassi non è una minaccia per l’azionario”, Esty Dwek, Head of Global Macro Strategy di Natixis IM Solutions, secondo cui gli spread delle obbligazioni societarie, anche se si sono già evidentemente ristretti, hanno ancora spazio per assorbire alcuni rendimenti più elevati, il che mette l’investitore in condizioni più favorevoli dinanzi al rischio di credito rispetto a quello legato ai tassi d’interesse. Secondo Dwek invece i mercati azionari dovrebbero continuare a fare bene, almeno fino a quando i rendimenti non saliranno e finchè la Fed resterà in attesa. Questo secondo Natixis IM è lo scenario più probabile, mentre con tassi più alti le valutazioni già elevate delle azioni si deteriorerebbero ulteriormente.

MONITORARE IL SEGMENTO SINGOLA ‘B’

Convinto che gli attuali livelli degli spread continuino a fornire carry sufficiente per generare rendimenti totali positivi se i tassi dovessero registrare un benigno rialzo è il Team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management. Anche se le società con rating High Yield continuano a mostrare ricavi modesti e elevato indebitamento, fa sapere il team nell’articolo “J.P. Morgan: non è ancora il momento di uscire dai bond high yield Usa”, sembra però che lo stato di salute delle imprese abbia raggiunto il punto di svolta. Questo perché il ciclo creditizio sta passando alla fase di ripresa, i declassamenti da Investment Grade a High Yield hanno raggiunto il picco nel 2020 e i tassi di insolvenza dovrebbero scendere dall’attuale 6% al 3-4% entro fine anno. L’esame approfondito del mercato globale indica che una dinamica importante da monitorare nel segmento singola B sia la mancanza di dispersione. Attualmente, osserva il team di J.P. Morgan Asset Management, il 79% degli emittenti con rating B viene negoziato entro un intervallo di 150 punti base rispetto al livello dell’indice, a fronte del 20% circa registrato a marzo 2020. Data la simultanea contrazione degli spread su tutti i titoli, è ancora più importante eseguire analisi accurate per individuare quelli che potrebbero rischiare una correzione.

IL RALLY DELLE MATERIE PRIME FAVORISCE GLI EMERGENTI

Intanto, la distanza dalle vette dell’ultimo super ciclo al rialzo delle materie prime toccate prima della grande crisi a luglio del 2008 resta ancora davvero tanta, ma c’è chi inizia a parlare di un nuovo super ciclo delle commodity come, per esempio, Marko Kolanovic, analista quantitativo di JP Morgan. Se così fosse, sarebbe il quinto super ciclo degli ultimi 100 anni, l’ultimo dei quali è partito nel 1996 toccando il picco nel 2008, con il petrolio alle stelle e il dollaro a picco, perché tra i due asset esiste notoriamente una correlazione inversa. Uno scenario del genere è di solito estremamente favorevole per i mercati emergenti, e non solo perché la produzione di commodity e materie prime è concentrata in questi paesi. Come si legge nell’articolo “Sui mercati si prevede un nuovo super ciclo delle materie prime” la combinazione di dollaro debole e tassi americani bassissimi mette infatti le economie emergenti al riparo da tensioni sul costo del debito sovrano e sulle rispettive valute.

Financialounge - Telegram