L’inflazione rialza la testa negli Stati Uniti, meno in Europa

Sulla scia del petrolio
di Virgilio Chelli 18 Febbraio 2021 - 18:07

Ethenea prevede un aumento dei prezzi al consumo verso il 3% negli Usa mentre in Europa l’inflazione resterà più bassa a causa dell’euro forte che tiene bassi i prezzi all’importazione

Nei prossimi mesi le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente negli Stati Uniti dove è realistico attendersi un aumento dei prezzi al consumo al 3% circa nel breve termine. In Europa, invece, l’apprezzamento dell’euro sul dollaro favorirà l’importazione di beni a basso costo, pertanto l’aumento sarà decisamente più moderato. È l’analisi di Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager di Ethenea Independent Investors.

INFLAZIONE SPINTA DAL PETROLIO

Secondo Schmidt, a spingere l’aumento dei prezzi al consumo è innanzitutto il prezzo del petrolio, che dai minimi mai raggiunti prima di aprile 2020 ha recuperato quota. Inoltre, Schmidt cita il fatto che a metà dello scorso anno molti paesi hanno ridotto l’Iva per dare impulso ai consumi, ma con il ritorno alle precedenti aliquote avvenuto a inizio anno i prezzi sono destinati a risalire. C’è quindi la tassazione delle emissioni di Co2 in arrivo a partire dal 2021 con un’imposta di 25 euro per ogni tonnellata di biossido di carbonio prodotta tramite la combustione di diesel, benzina, gasolio e gas naturale.

IL MAXI PACCHETTO DI BIDEN

Schmidt sottolinea che la trasmissione di questi costi aggiuntivi agli acquirenti renderebbe più costosi beni e servizi nocivi per il clima, facendo salire i prezzi. Infine, il graduale aumento del salario minimo legale nel breve termine eserciterà un impatto positivo sull’inflazione. Schmidt rileva che a questi fattori si aggiunge la spinta dell’orientamento espansivo della politica fiscale e monetaria, con il nuovo pacchetto di aiuti da 1.900 miliardi di dollari promesso dal presidente Joe Biden e l’innalzamento da 600 a 2.000 dollari degli aiuti finanziari diretti a milioni di cittadini statunitensi.

IL CASO DEL GIAPPONE

Schmidt spiega che finora l’impatto è stato contenuto, perché l’inflazione non dipende soltanto dalla massa monetaria, ma anche dalla rapidità di circolazione del denaro e da una serie di trend strutturali, come il rallentamento dei rincari sugli affitti, causa pandemia e smartworking, e il cambiamento demografico. Schmidt cita il caso del Giappone, da anni alle prese con natalità in calo e invecchiamento della popolazione, che inducono le aziende a ridurre i costi e tagliare i salari per sostenere la domanda di beni e servizi, con effetti deflazionistici.

FENOMENI DESTINATI A DURARE

La conclusione tratta dall’esperto di Ethenea è che questi fenomeni proseguiranno, anche perché l’economia si sta riprendendo con lentezza, tuttavia mei prossimi mesi le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare significativamente, soprattutto negli Stati Uniti.

Financialounge - Telegram