“In Cina la crisi del lusso è temporanea”

Focus sui consumi
di Leo Campagna 19 Agosto 2020 - 9:00

Swetha Ramachandran (GAM Investments) ritiene che possa riemergere la polarizzazione delle performance dei diversi brand del lusso osservata prima del Covid-19

Anche nel settore lusso si aspettavano con trepidazione i dati del secondo trimestre per misurare l’entità della crisi di vendite causata dal lockdown globale. E hanno certificato che si è trattato del peggior periodo di sempre per i marchi del settore, con la chiusura dei negozi in tutto il mondo in modo abbastanza uniforme in tutta l’Europa occidentale e in Nord America, con poche variazioni tra i marchi più forti e quelli più deboli. Certo qualche differenza si è notata tra i brand che vantavano una presenza nel campo dell’e-commerce abbastanza solida: per esempio Gucci ha registrato un calo delle vendite del 41%, mentre il marchio Ferragamo, notevolmente più debole, ha registrato un calo del 52%.

È UNA CRISI DELL’OFFERTA PIÙ CHE DELLA DOMANDA

Ma quali sono le prospettive per il settore? “Le aziende hanno espresso un parere abbastanza unanime sul fatto che si tratti di una crisi dell’offerta, più che della domanda”, fa sapere Swetha Ramachandran, Investment Manager del fondo GAM Luxury Brands Equity, segnalando, a tale proposito, gli esempi di Ferrari ed Hermès, il cui management ha dichiarato che la domanda è rimasta robusta, in particolare per i clienti in Nord America e in Cina.

VINCITORI E PERDENTI

In quest’ultimo mercato, dove i negozi sono stati aperti durante il secondo trimestre, le vendite di pelletteria e moda hanno registrato un rialzo di oltre il 60% nel trimestre mentre il giro d’affari di Tiffany nel mese di maggio ha segnato un aumento del 90%. “Tuttavia, se è vero che la crisi ha colpito i brand in modo abbastanza uniforme, il rimbalzo sta differenziando i marchi in base alle loro reazioni e alla loro reputazione. Riteniamo che possa riemergere la polarizzazione delle performance osservata prima del Covid-19, differenziando ulteriormente i vincitori e i perdenti”, spiega Ramachandran.

GIOIELLERIE DI ALTA GAMMA E PELLETTERIA IN POLE POSITION

Secondo l’esperta di GAM Investments, mentre i segmenti di mercato come la gioielleria di alta gamma e la pelletteria dovrebbero riuscire a registrare un forte ritorno di domanda dal momento si tratta di articoli acquistati in modo saltuario e non stagionale, l’abbigliamento, che è invece guidato da domanda ad alta frequenza durante tutto l’anno, potrebbe soffrire a causa della perdita di opportunità di acquisto per il prolungato periodo di lockdown.

GLI ACQUISTI ONLINE DESTINATI A RADDOPPIARE DOPO LA CRISI

Ramachandran segnala inoltre il fatto che l’attuale crescita massiccia dei consumi di lusso all’interno della Cina è la risultante dell’impossibilità dei consumatori di effettuare spese durante i viaggi internazionali. Infatti, poco più della metà del 35% di spesa nel settore lusso a livello globale che fa capo ai consumatori cinesi, derivava dai turisti cinesi al di fuori della zona continentale del Paese. “Anche per questo i brand più prestigiosi si sono distinti nel migliorare e differenziale il loro servizio di e-commerce rispetto ai marchi più deboli, come nel caso de L’Oreal le cui vendite online in Cina sono balzate al 50%. Più in generale, riteniamo che gli acquisti online nel settore, che prima della pandemia si attestavano al 7-8%, siano destinati a raddoppiare dopo la crisi”, conclude l’esperta di GAM Investments.