I consumi non ripartono: bar, ristoranti e hotel a -66%

Post-coronavirus
di Antonio Cardarelli 22 Giugno 2020 - 10:35

Le attività legate al tempo libero pagano il prezzo più alto della crisi con un calo del 92% rispetto a maggio 2019

La riapertura delle attività commerciali e la ripresa della mobilità tra regioni non sembrano ancora aver convinto del tutto gli italiani a ricominciare a spendere come prima. Senza contare, inoltre, che le difficoltà economiche per molte famiglie – con lavoratori in cassa integrazione o dipendenti occasionali ancora fermi – non permettono certo di guardare al futuro con troppo ottimismo.

CONTRAZIONE DELLE SPESE

Gli italiani, quindi, preferiscono per il momento continuare a spendere poco. A dirlo è l’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) che a maggio segnala un calo dei consumi del 29,4% rispetto allo scorso anno. Un dato positivo rispetto ad aprile 2020, quando la contrazione rispetto allo stesso mese del 2019 era stata del 47%, ma che conferma la difficoltà complessiva.

SETTORE TEMPO LIBERO IN PESANTE CRISI

A pagare il prezzo più alto sono i servizi legati al tempo libero. Sempre a maggio, queste attività legate allo svago e al divertimento hanno registrato un giro d’affari in calo del 92%, alberghi, bar e ristoranti -66% e abbigliamento -55%. Guardando al Pil, nel secondo trimestre secondo l’ufficio studi Confcommercio la contrazione sarà del 17,4% contro un 21,9% in meno del primo trimestre.

L’ANDAMENTO DEL PIL

Per il mese di giugno è previsto un aumento del Pil del 4,7% rispetto a maggio (parliamo in questo caso del 2020) con un calo rispetto a giugno 2019 pari al 17,2%. Insomma, la strada verso il ritorno ai volumi d’affari pre-coronavirus – per alcuni settori in particolare – sembra piuttosto complicata.

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