“Eurozona, la chiave della ripresa è nel rilancio dei consumi”

Capital Group
di Leo Campagna 17 Aprile 2020 - 19:00

Per Robert Lind (Capital Group) gli stimoli fiscali potranno combinarsi con il crollo dei prezzi del petrolio, che avrà un forte effetto di spinta per le economie più industriali, come la Germania, l’Italia e la Francia

Il calo dell’attività economica a seguito del blocco di tutto ciò che non è essenziale nelle principali economie mondiali sta provocando uno shock globale senza precedenti. “È probabile che il Pil diminuisca quest’anno tra il 5 e il 10%, a seconda di quanto si rivelerà grave la pandemia, anche se ci aspettiamo di assistere a un significativo rimbalzo entro l’anno e nel 2021”, fa sapere Robert Lind, Economista di Capital Group.

STAVOLTA I SERVIZI SOFFRONO PIÙ DEL MANIFATTURIERO

L’esperto, analizzando l’evoluzione di questa crisi, sottolinea una differenza sostanziale rispetto alle precedenti recessioni: stavolta non è il settore manifatturiero ad aver accusato la maggiore flessione, quanto piuttosto i servizi. Un fenomeno riconducibile principalmente alla natura dei blocchi: i governi hanno chiuso alberghi, ristoranti e turismo, che costituiscono gran parte del settore. “Sarà determinante per la ripresa la rapidità con cui si riesce a far tornare operativi i settori interessati dai servizi. Ciò dipende dalla misura in cui le aziende di questi settori saranno in grado di ripartire dopo un periodo di pausa nelle loro attività oppure costrette a chiudere definitivamente”, spiega Lind.

POLITICHE MONETARIE E FISCALI STRAORDINARIE

Le risposte in tema di politiche monetarie e fiscali sono state straordinarie. Le principali banche centrali (Federal Reserve, BCE, Banca d’Inghilterra ecc.) hanno messo in campo un ingente e tempestivo allentamento monetario mentre i governi hanno varato consistenti pacchetti di stimolo fiscale. Misure che, nel loro insieme, hanno l’obiettivo di evitare il collasso dell’economia. Gli interventi fiscali, in particolare, consentono di minimizzare l’entità degli effetti di ricaduta della chiusura aiutando le aziende che subiscono uno shock significativo nel flusso di cassa ad evitare la bancarotta.

“Emergenti, Brasile e India possono reggere meglio di altri”

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DIFFICILE STABILIRE OGGI L’EFFETTO DEL TRAUMA SU FAMIGLIE E IMPRESE

“Riteniamo che, a partire dal terzo trimestre di quest’anno, sia possibile vedere gli effetti positivi della riapertura, con una certa ripresa dell’attività economica. Quello che nessuno è in grado oggi di stabilire è l’effetto del trauma, che hanno subito i consumatori e le aziende: potrebbe essere più duraturo sul comportamento e la sua portata sarà difficile da calibrare”, specifica Lind.

IL GRANDE TEMA DELL’EUROPA NELLA SECONDA METÀ DEL 2020

Secondo il quale il grande tema che l’Europa dovrà affrontare nella seconda metà del 2020 è definire quanto stimolo si renderà necessario per generare il livello di domanda e la ripresa capace di riportare le economie del Vecchio Continente in carreggiata. Le autorità politiche dovranno pertanto varare maggiori stimoli per garantire un più forte rimbalzo della domanda per controbilanciare l’atteggiamento di cautela delle aziende e dei consumatori nel ritorno ad una certa normalità.

UN AIUTO DAL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO

Stimoli che potranno combinarsi con il crollo dei prezzi del petrolio, che avrà un forte effetto di spinta per le economie più industriali, come la Germania, l’Italia e la Francia. “Nel momento in cui le economie ricominceranno ad aprirsi, questa combinazione di significativi stimoli fiscali e di un consistente calo dei prezzi del petrolio potrà esercitare un impatto positivo sulla spesa dei consumatori e sugli investimenti delle imprese”, conclude Lind.

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