Il coronavirus non risparmia le aziende di Trump, 1500 licenziamenti nei suoi hotel

coronavirus
di Antonio Cardarelli 6 Aprile 2020 - 10:55

Il settore alberghiero è tra quelli più colpiti dal coronavirus e negli hotel di proprietà della Trump Organization sono già 1500 i dipendenti lasciati a casa

Circa 1500 posti di lavoro tagliati tra Stati Uniti e Canada. Il coronavirus sta colpendo duramente il settore alberghiero in tutto il mondo, e la catena di proprietà del presidente Donald Trump non fa eccezione. Secondo quanto riportato dal Washington Post, Trump Organization, la società gestita dai figli del presidente Eric e Donald jr per evitare conflitti di interesse, ha già tagliato 1500 dipendenti tra licenziamenti veri e propri e personale messo in aspettativa.

COLPITO ANCHE IL CANADA

Il taglio più consistente ha riguardato il Trump International Hotel di Vancouver, dove 200 persone sono rimaste a casa per colpa del crollo delle prenotazioni dovuto alla pandemia globale di Covid-19. Il 75% del personale dell’hotel di Chicago è stato tagliato, ma i licenziamenti hanno riguardato altre decine di proprietà (non solo hotel, anche club) della Trump Organization in tutto il Paese tra cui Honolulu, New York, Miami e Las Vegas. Il mercato del lavoro americano sta già pagando duramente la crisi. Nel solo mese di marzo il tasso di disoccupazione è passato dal 3,5% al 4,4% con 701mila disoccupati in più.

MANCATI INTROITI PER 650MILA EURO AL GIORNO

Secondo le stime basate sui bilanci passati, le chiusure provocate dal coronavirus costerebbero agli affari del presidente Usa circa 650mila dollari al giorno solo per i mancati introiti. Ma l’emergenza, ovviamente, non riguarda solo gli hotel della catena Trump. Altri giganti, come Marriott International, hanno già annunciato licenziamenti in attesa di valutare sia la durata della pandemia che l’effetto degli aiuti annunciati dal governo federale.

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IL NODO DEGLI AIUTI DI STATO

Lo stesso Trump, proprio in merito agli aiuti di Stato sotto forma di prestiti per le aziende (comprese le grandi catene alberghiere) non ha specificato se la sua società potrà beneficiarne limitandosi a dichiarare che “tutti sapevano che possedevo hotel quando sono stato eletto”. Secondo un articolo, comparso sul New York Times, a fine marzo la Trump Organization (che si occupa anche di real estate e proprietà di lusso) avrebbe contattato Deutsche Bank per chiedere il rinvio del rimborso dei prestiti in corso.

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