Petrolio, nuova discesa in vista prima di una forte risalita dei prezzi

Michel Salden
di Virgilio Chelli 1 Aprile 2020 - 10:39

Vontobel AM ritiene che la guerra dei prezzi causerà la chiusura delle produzioni anti-economiche, che porterà a una forte ripresa della domanda tra fine 2020 e inizio 2021 con successiva ripresa anche dei prezzi

I prezzi del petrolio sulle consegne a breve crolleranno ancora dai livelli attuali per l’eccesso di offerta che semplicemente non trova acquirenti sul mercato spot, anche se i sauditi dovessero tagliare ancora di 3-6 dollari. Lo stoccaggio globale toccherà presto la massima capacità. Pertanto, sauditi e russi dovranno rendersi conto che fornire più petrolio sul mercato spot non produce loro alcun beneficio: i volumi venduti scenderanno ancora, le pressioni sulle finanze saudite e russe aumenteranno e questo porterà in qualche mese alla conclusione della guerra dei prezzi, gettando anche le premesse per una ripresa di domanda e offerta nel medio lungo termine.

LE PRINCIPALI ECONOMIE SONO IN QUASI BLOCCO, CON UNA CADUTA DELLA DOMANDA SENZA PRECEDENTI

È l’analisi proposta da Michel Salden, Head of Commodities di Vontobel Asset Management, secondo cui le economie di Stati Uniti, Europa e mercati emergenti sono tutte in parziale blocco, riducendo così la domanda di petrolio a livelli senza precedenti, con stime che vanno dal 10% al 20% di calo per il secondo trimestre, il che aggiunge pressione alla situazione di stoccaggio ai massimi della capacità. L’esperto osserva che i prezzi però non sono livellati su tutta la curva temporale delle consegne, una situazione che in gergo viene definita di “contango” e che indica prezzi spot molto depressi, ma più alti sulle consegne a scadenza più lunga, riflettendo i costi di stoccaggio in rapido aumento.

LE SCADENZE PIÙ LUNGHE SONO MENO COLPITE PERCHÈ LA GUERRA DEI PREZZI PORTERÀ A UNA STROZZATURA PRODUTTIVA

Questo si ripercuote sulla performance dei rendimenti degli investitori che sono legati ai benchmark e agli ETF tradizionali, ma il fenomeno può essere contrastato andando corti o sottopeso sul front-end e andando invece lunghi sui contratti a scadenza più avanzata nel tempo, dove invece si assiste a continui guadagni del prezzo. Le scadenze più lunghe sono meno colpite, spiega Salden, perché la guerra dei prezzi “ucciderà definitivamente” la produzione antieconomica che ha alti costi di finanziamento e limitate capacità di stoccaggio. Russia e Arabia Saudita sono vicine al punto di chiusura di queste produzioni anti-economiche, con un processo di riavvio stimabile in almeno 12-24 mesi.

“Oro pronto a correre con le misure anti-virus”

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I PREZZI SULLE SCADENZE LUNGHE TENGONO MEGLIO PERCHÈ INCORPORANO UNA RIPRESA DELLA DOMANDA DAL 2022

I tempi di ripartenza saranno invece più brevi per i produttori americani di scisto, che possono aumentare la produzione abbastanza rapidamente, anche se non è redditizia a prezzi sotto i 50 dollari al barile. Quindi l’esperto di Vontobel in conclusione vede estrema “sofferenza” per i contratti a breve, ma tra fine anno o nel 2021 la domanda si riprenderà fortemente, perché come in molte correzioni cicliche l’eccessiva caduta dei prezzi sul mercato spot porterà ad un rialzo dei prezzi una volta che l’economia si stabilizzerà, e questo spiega la dicotomia tra il petrolio a breve, che può scendere ancora di più, mentre le scadenze più lunghe incorporano una ripresa nel 2022-2025.