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Coronavirus, Di Lorenzo (Irbm) a Financialounge.com: “Ottimisti, arriveremo all’obiettivo”

A Financialounge.com l’ad della società di Pomezia al lavoro sul vaccino anti coronavirus spiega che il protocollo italiano si basa su due expertise già collaudate e validate, e questo potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo

di Chiara Merico 16 Marzo 2020 13:26

“Entro giugno pensiamo di poter iniziare la sperimentazione sull’uomo del vaccino anti Covid 19”. Così Piero Di Lorenzo, ad della Irbm di Pomezia, in provincia di Roma, conferma a Financialounge.com che la sua azienda sta andando avanti sulla strada per la realizzazione di un vaccino contro il nuovo coronavirus.

UNA CORSA IN CUI VINCONO TUTTI


In tutto il mondo vari gruppi di ricercatori sono al lavoro per trovare il vaccino: in particolare a Seattle i ricercatori del progetto messo in piedi dal National Institutes of Health e da Moderna inizieranno oggi, a quanto si è appreso, la sperimentazione sull’uomo. “Noi abbiamo rispetto per tutto quello che fanno gli altri e sono contento che ci siano altri gruppi al lavoro”, commenta Di Lorenzo. “Questa è una corsa in cui vincono tutti, o meglio vince chiunque sviluppi realmente il vaccino”.

DUE EXPERTISE COLLAUDATE


“Tuttavia”, aggiunge l’ad di Irbm, “noi possiamo contare su un vantaggio: il nostro vaccino si posa su due expertise già collaudate e validate”. La prima è quella dello Jenner Institute della Oxford University, che “sta replicando sulla base della sua conoscenza dei coronavirus lo studio sul vaccino anti Mers, l’altra grande epidemia causata da un coronavirus, che è al momento in fase II di sperimentazione sull’uomo in Arabia Saudita”. Questo si aggiunge, spiega il manager, “alla nostra piattaforma già validata per il vaccino anti Ebola che abbiamo prodotto cinque anni fa”.

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PROTOCOLLI GIA’ TESTATI


In dettaglio, lo Jenner Institute “sta seguendo il protocollo che aveva già utilizzato quando aveva sintetizzato il gene della proteina Spike della Mers, per identificare la stessa proteina del coronavirus che causa il Covid-19. E noi stiamo utilizzando anche per questo vaccino l’adenovirus, esattamente con lo stesso protocollo che abbiamo realizzato per la messa a punto del vaccino anti Ebola. Stiamo parlando di due protocolli già testati”.

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VANTAGGIO COMPETITIVO


Questo, conclude Di Lorenzo, “ci dà un vantaggio competitivo sul fronte della concretezza della sperimentazione, per cui potremmo anche partire un mese dopo rispetto agli altri. Sempre ribadendo che non è una gara in cui vince il primo che arriva e gli altri partecipano e basta, ma in cui vinceranno tutti. Tutti coloro che il vaccino lo realizzeranno”.
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