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Coronavirus, segnali di speranza dai mercati asiatici. Piazza Affari apre in rialzo, ma poi vira in negativo

Dopo l'ultimo quarto d'ora in recupero a Wall Street venerdì, l'Asia rimbalza con Shanghai. L'Europa tenta un rimbalzo, Milano in rosso dopo l'apertura positiva

2 Marzo 2020 09:21

financialounge -  coronavirus mercati Piazza Affari
Prove di recupero delle azioni globali dopo una settimana da incubo, che però ha visto Wall Street rialzare la testa negli ultimissimi minuti di venerdì. In Europa i primi prezzi segnano rialzi con Milano che apre intorno a +1,5% per poi rientrare in area +0,5% e tornare, dopo circa un'ora, in area decisamente negativa fino a chiudere a -1,5%. In Asia bene Tokyo che mette a segno un rialzo di quasi l’un per cento mentre le Borse di Shanghai e Shenzhen addirittura balzano di oltre il 3% nonostante l’orrendo dato uscito sabato sull’attività manifatturiera cinese a febbraio, ai minimi di sempre. Rimbalzo anche per il petrolio e per l’oro, dopo il tonfo di fine settimana scorsa, mentre sul versante valutario l’euro mantiene i guadagni recenti su dollaro. A sostenere i mercati in avvio di settimana l’attesa che le banche centrali intervengano in soccorso, a cominciare dalla Fed, che tra due settimane potrebbe tagliare i tassi anche di mezzo punto. Segnali positivi anche da Wall Street, dove gli indici principali (intorno metà seduta) segnano rialzi superiori al 2%.

WALL STREET TROVA LA FORZA DI UNO SPRINT FINALE CON IL NASDAQ CHE FINISCE IN POSITIVO


Al termine di una settimana da vertigini anche l’ultimo quarto d’ora di Wall Street di venerdì, prima del campanella di chiusura, è stata da vertigini. I tre indici infatti recuperavano gran parte delle pesanti perdite segnate in apertura con il Nasdaq che finiva, anche se frazionalmente, in territorio positivo. Verso le 10 del mattino americano sembrava che ci fossero tutte le premesse per un venerdì nero a chiusura di cinque giorni da incubo, con la peggior perdita cumulata in così poche sedute dai tempi dell’esplosione della grande crisi. Invece con uno sprint finale il mercato ha trovato la forza di salvare almeno la seduta di venerdì. Se sarà anche qualcosa di più lo vedremo nei prossimi giorni e settimane. Si dice che a Wall Street quello che conta davvero è l’ultima mezz’ora, e di questa la seconda metà. E si dice anche che venerdì non sia il giorno migliore della settimana per comprare azioni, perché poi per 48 ore hai le mani legate.

NESSUNA NOTIZIA CLAMOROSA MA SOLO UN RISVEGLIO SPONTANEO, TONFO DELL’ORO


Una cosa interessante è che alle 15:45 di venerdì non è uscita nessuna notizia clamorosa tale da far invertire la rotta agli investitori, dalle vendite agli acquisti. Pochi minuti prima il Dow Jones era ancora sui minimi di seduta, sopra i 24.700 punti, poi un balzo di quasi 750 punti a sfiorare 25.000. Stessa storia per l’S&P 500 mentre il Nasdaq addirittura negli stessi minuti schizzava dall’area 8.360 fino a sfiorare 8.600 e portarsi anche se di uno zero virgola in territorio positivo. Alcuni titoli più speculativi, come ad esempio Uber, sono passati nella stessa seduta da un calo del 5% a una chiusura in rialzo del 4,5%. Allo stesso tempo l’oro, reduce da una corsa mentre le azioni andavano in picchiata, nel finale di settimana fa il tonfo giornaliero più pesante dal 2013.

Cosa fare prima di reagire in modo emotivo alle perdite di Borsa


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PESSIMO DATO CINESE MA LA BORSA DI SHANGHAI AVEVA ANTICIPATO CON LA CADUTA DI FINE GENNAIO


Che cosa è successo? Magari chi speculava al ribasso ha pensato di mettere al sicuro i guadagni negli ultimi minuti di Wall Street pronto a ricominciare a vendere allo scoperto alla riapertura di lunedì? O forse il mercato ha avvistato la fine della correzione che in 5 sedute si è mangiata tutti i guadagni degli ultimi mesi e ha cominciato a riposizionarsi? Sabato, a mercati chiusi, è arrivata dalla Cina una pessima notizia sull’attività manifatturiera, con l’indice di febbraio precipitato a 35,7 da 50 di gennaio andando a toccare un minimo record. Ma se guardiamo all’andamento del mercato azionario sembrerebbe che la cosa fosse già stata prezzata e questa mattina abbiamo avuto la conferma. Il grafico qui sotto mostra come la Borsa di Shanghai abbia scontato in anticipo tra fine gennaio e inizio febbraio l’impatto del virus sulla produzione, mentre in America l’effetto si è scatenato dopo.

[caption id="attachment_154363" align="alignnone" width="482"]Indici a confronto: Shanghai composite (nero) e Dow Jones (blu) Indici a confronto: Shanghai composite (nero) e Dow Jones (blu)[/caption]

SCONTATO UN IMPATTO NEL PRIMO TRIMESTRE SU TRIMESTALI E PIL, MA I FONDAMENTALI RESTANO


Di una cosa si può essere abbastanza certi: se (sicuramente) e quando (vedremo) arriverà il recupero, non avrà la stessa velocità della correzione di settimana scorsa. Anche perché le voci dei professionisti nelle previsioni di catastrofi si faranno sentire. Se l’estate scorsa è bastata un’inversione temporanea della curva dei tassi americani per catapultare la parola ‘recessione’ in prima pagina, figuriamoci adesso. E infatti lo stiamo sperimentando. Sicuramente ci sarà un impatto negativo sulla crescita degli utili delle società americane, come prevede Goldman Sachs. Ed è scontato anche un impatto sul Pil globale del primo trimestre, con epicentro Cina ma onde d’urto anche in Europa, con epicentro purtroppo Italia, e America. Guardando oltre, però, la solidità dei fondamentali economici e societari sembra per ora intatta. E le banche centrali sono pronte a fornire tutta la liquidità necessaria per sostenere il ciclo economico e i mercati, liquidità che non potrà non canalizzarsi sull’azionario, vista la mancanza di alternative.

BOTTOM LINE


Il 20 gennaio scorso abbiamo scritto che Wall Street non poteva mantenere per 12 mesi il passo da centometrista dei primi venti giorni del 2020. Il virus è stata probabilmente la scusa perfetta per portare a casa un profit importante e prepararsi a ripartire dopo la pulizia. La velocità è stata da paura, per l’acceleratore degli automatismi che ormai dominano gli scambi. Le risalite di solito sono più lente e faticose delle ‘discese ardite’, ma le premesse per un anno alla fine positivo per economie e mercati sembrano intatte.

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