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Borse e coronavirus: la Cina crolla, ma Wall Street resiste e può ripartire

Crollo della Borsa cinese dopo la pausa del Capodanno (-8%). Le piazze europee resistono aprendo intorno alla parità e i futures di Wall Street, in positivo, fanno ben sperare. Il coronavirus solo una pausa nel trend rialzista guidato dagli Usa?

di Stefano Caratelli 3 Febbraio 2020 09:29

financialounge -  cina coronavirus Morning News
Dopo le feste forzatamente prolungate per il Capodanno cinese, la Borsa di Shanghai ha riaperto perdendo intorno all’8%: un vero e proprio crollo, nonostante l’iniezione di 173 miliardi di dollari nell’economia del Paese annunciata dalla Banca centrale cinese per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Sempre in Asia, Tokyo chiude in rosso dell’1,01%. Le Borse europee, però, sembrano mostrare una certa resilienza al rischio contagio e aprono cautamente positive, con Milano intorno al +0,2%. Segnali incoraggianti anche da Wall Street, almeno guardando ai futures che segnano guadagni compresi tra +0,50% e +0.86% per gli indici principali dopo la battuta di arresto di venerdì scorso.

UNA SPINTA ALLA CORSA DI TRUMP?


E se alla fine il coronavirus avesse fatto un grosso favore a Donald Trump? Non tanto perché infligge un colpo alla reputazione cinese offrendogli qualche arma in più nel negoziato sui dazi. Ma perché forse ha accelerato un processo che pima o poi doveva scattare sul mercato, e per il presidente che deve conquistare il secondo mandato a novembre è meglio che scatti prima che dopo. Wall Street era entrata nel 2020 a passo di carica, scrollandosi di dosso con indifferenza la crisi con l’Iran di inizio gennaio e andando avanti sostenuta dalle trimestrali, dalla tregua sui dazi e dai buoni dati che continuano ad arrivare dall’economia reale. Un passo decisamente insostenibile, almeno a quella velocità, per tutti i nove mesi che ancora mancano al voto presidenziale del 3 novembre. In America, mercato azionario e economia reale sono due ciclisti che pedalano sullo stesso tandem, se uno si blocca l’altro da solo non ce la fa. E si può innescare un circolo vizioso, che può finire in una violenta correzione di Wall Street, in una brusca frenata o addirittura una recessione a Main Street, on un mix delle due.

IL PARALLELO CON LA SARS: ALLA FINE LO S&P 500 NE USCI’ MOLTO BENE


E’ vero che c’è la Fed pronta al soccorso, e meno male che Jay Powell non ha sparato tutte le cartucce che ha nel cinturone, come sarebbe piaciuto a Trump, ma ha ancora una potenza di fuoco di 1,75 punti per sostenere l’economia e anche il mercato, la differenza che separa l’attuale livello dei tassi sui Fed Funds da zero. Una pausa della corsa di Wall Street tra fine inverno e inizio primavera può evitare di esagerare e offrire agli investitori una finestra di riflessione sul posizionamento dei portafogli per costruire una piattaforma da cui magari ripartire con convinzione nella seconda metà dell’anno, proprio quando a Trump serve un mercato frizzante che lo accompagni nella parte finale della campagna elettorale. La parabola dello S&P 500 nel 2003 quando esplose la SARS indica proprio un percorso simile: nei primi 3-4 mesi l’indice scese da area 900 a 800, poi iniziò a recuperare e a distanza di 8 mesi guadagnò quota 1.000.

DOPO IL JANUARY EFFECT GLI INVESTITORI COMINCIANO A VEDERE IL BICCHIERE MEZZO VUOTO


Oggi tutto viaggia molto più veloce, l’emergenza globale è stata dichiarata qualche settimana dopo il primo caso, non 4 mesi come allora, con una reattività globale immediata. Inoltre la SARS colse l’economia globale nel mezzo di una recessione, mentre oggi è solo in lieve rallentamento. L’economia reale sembra meno vulnerabile di Wall Street. Sempre nel 2003 il caso SARS sottrasse solo lo 0,1% di PIL globale. Fino a venerdì 1 febbraio la Borsa americana aveva resistito molto meglio delle altre piazze globali al Coronavirus, poi i sintomi sono arrivati fino a New York. Storicamente l’arrivo della primavera non porta bene all’azionario americano, si esaurisce il “January effect” e si comincia a vedere il bicchiere mezzo vuoto.

“Investire nei titoli favoriti dal coronavirus? È ancora troppo presto”


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L’ECONOMIA AMERICANA CONTINUA A TIRARE E LE TRIMESTRALI SONO MIGLIORI DELLE ATTESE


Sul fronte dell’economia reale la partenza del 2020 è stata robusta per gli USA, soprattutto in termini di fiducia e comportamenti dei consumatori. Dopo aver archiviato il 2019 con una crescita del PIL del 2,3%, con un +2,1% nel solo quarto trimestre, le primissime proiezioni della Fed di Atlanta puntano a un’accelerazione al 2,7% nel primo trimestre del 2020. Anche le trimestrali mandano segnali positivi. Siamo più o meno a metà strada e quasi il 70% delle società dello S&P 500 che le hanno pubblicate hanno battuto le attese, gettando le premesse per un quarto trimestre con utili in aumento anno su anno, nonostante le previsioni iniziali fossero per un lieve calo. Insomma, per l’America il coronavirus sembra per ora un’influenza stagionale e anche una buona scusa per indurre Wall Street a tirare il fiato.

EUROPA CONTAGIATA DALLA PSICOSI CON FONDAMENTALI MOLTO PIÙ DEBOLI


In Europa è tutta un’altra storia, il contagio della psicosi è molto più violento di quello del virus reale e induce a prendere decisioni che sembrano più dettate dal panico e dalla volontà di far vedere che c’è qualcuno al volante, come quella di bloccare i voli che vede in prima fila l’Italia. L’impatto sulle Borse è forte anche perché, a differenza dell’America, qui da noi la corsa partita nell’ultima parte del 2019 e proseguita a gennaio aveva molte meno giustificazioni nei fondamentali di imprese e economie. Paradossalmente il vecchio continente sembra messo ancora peggio della Cina, epicentro del tutto. Nel quarto trimestre il PIL dell’Unione ha rallentato ancora all’1,1%, velocità dimezzata rispetto agli USA, con l’Italia che avanza dello 0,3%, ma in territorio negativo.

BOTTOM LINE


Il coronavirus coglie il pianeta nel mezzo di un tentativo di recupero delle economie, con quella americana che viaggia comunque sopra il 2% e quella europea che arranca, fa sbandare le Borse asiatiche e europee ma con un impatto per ora modesto su Wall Street, che potrebbe anche essere benefico, come per i bambini che si vaccinano quando si beccano una malattia esantematica. L’Europa si conferma vaso di coccio del mondo e l’Italia vaso di coccio dell’Europa. God bless America!

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