Guerra Usa-Iran? Le Borse non ci credono, i listini tornano in positivo

Borse asiatiche
di Chiara Merico 8 Gennaio 2020 - 12:50

L’attacco alle basi Usa in Iraq manda in rosso le Borse asiatiche: aperture negative in Europa, ma a metà seduta arriva il recupero

 

La risposta iraniana all’uccisione del generale Qassem Soleimani è arrivata con il lancio di missili contro due basi americane in Iraq. I mercati asiatici hanno reagito con chiusure negative che hanno influenzato, in mattinata, anche le performance delle piazze europee. Tuttavia, in attesa del discorso che Trump terrà nelle prossime ore, i listini del Vecchio continente hanno recuperato fino a tornare in positivo a metà seduta.

TOKYO CHIUDE IN ROSSO

Il clima di crescente tensione seguito all’attacco non ha risparmiato i mercati, con le piazze asiatiche che hanno registrato netti ribassi. A Tokyo l’indice Nikkei ha ceduto l’1,57% a quota 23,204.76, con una perdita di 370 punti. L’instabilità geopolitica ha spinto lo yen a rivalutarsi progressivamente sul dollaro a 108,30, e sull’euro a 120,80.

EUROPA IN NEGATIVO, POI IL RECUPERO

Una scia negativa seguita inizialmente anche dalle Borse europee, che hanno aperto con perdite contenute, inferiori al punto percentuale. Tuttavia, a metà seduta, il lento recupero ha permesso a Milano, Francoforte, Londra e Parigi di svoltare in positivo. In attesa del discorso di Trump, quindi, le Borse europee sembrano non credere alla possibilità di una guerra tra Usa e Iran nonostante le minacce arrivate da Teheran.

CINA IN DIFFICOLTÀ

In difficoltà anche i mercati azionari cinesi, in particolare quello di Hong Kong, che cedeva l’1,35% a 27.938,63 punti nei primi scambi, mentre Shanghai è sceso dello 0,47% e Shenzhen dello 0,63%.

CORRONO ORO E PETROLIO

Per contro volano le quotazioni del greggio, con il West Texas Intermediate (WTI) che nel corso della notte si era attestato a 63,63 dollari, in rialzo dello 0,93% e il Brent Crude a 69,34, in rialzo dell’1,10%. Si impennano anche le quotazioni dell’oro, il bene rifugio per eccellenza, salite del 2% a 1.606,10 dollari l’oncia, il livello più alto dal 2013. Guadagni proseguiti anche a metà seduta, seppur a ritmo ridotto.