banche

Titoli bancari, proteggersi dalla volatilità con i certificati d'investimento

Tramite i certificati d’investimento è possibile incassare cedole generose anche investendo nell’andamento delle azioni bancarie, potendo contare su una significativa – ma non completa - protezione del capitale

di Redazione 19 Dicembre 2019 - 6:00
financialounge - news
financialounge - news

Esistono diversi titoli bancari che sono scambiati a valutazioni molto convenienti rispetto alla media storica, sia sotto il profilo del rapporto prezzo – utili (p/e) che del dividend yield (dividendo / prezzo azione). Ma sono anche titoli che espongono a forti oscillazioni e, quindi, a ingenti perdite potenziali. Una soluzione per investire in titoli azionari bancari europei con il capitale condizionatamente protetto è quella dei certificate. È possibile infatti ricavare un interessante flusso di cedole periodiche con una protezione del capitale entro una certa soglia, per esempio il 40%, superata la quale, però, l’investitore accusa una perdita identica a quella che subirebbe investendo direttamente nei titoli.

UN ESEMPIO PRATICO


Facciamo un esempio per comprendere meglio il funzionamento. Ipotizziamo che il certificate sia un One Star con Memoria, di valore nominale 1.000 euro, collegato sia al titolo Unicredit (il cui prezzo iniziale sia 12,75 euro) che a quello di Intesa Sanpaolo (quotazione iniziale 2,3135 euro), della durata di 36 mesi, con protezione finale – del capitale - del 40%, e protezione mensile del 35% per determinare la cedola condizionata. Quest’ultima, pari a 8,5 euro (ovvero lo 0,85%) ha l’effetto memoria: in pratica, se ad una data di osservazione mensile, si verifica la condizione per ricevere la cedola, l’investitore, oltre alla cedola del mese in questione, riceverà tutte le cedole precedenti non distribuite.

LA CONDIZIONE PER INCASSARE LA CEDOLA MENSILE


La condizione affinchè la cedola mensile sia liquidata è che il prezzo di entrambi i titoli sottostanti sia, nel giorno mensile di osservazione, pari almeno al 65% del valore iniziale, ovvero né il titolo Unicredit né quello Intesa SP abbia perso oltre il 35%. Se questa condizione è sempre verificata, il possessore del certificate può arrivare ad incassare cedole annuali per 102 euro, pari ad un rendimento lordo annuo del 10,2%.

COME FUNZIONA L’OPZIONE ONE STAR


Inoltre, grazie all’opzione One Star, a partire dal sesto mese, se almeno uno dei due titoli, nel giorno mensile di osservazione, esprime un prezzo uguale o superiore a quello iniziale, il certificato scade in anticipo, restituisce i 1.000 euro di valore nominale e liquida la cedola mensile e quelle eventualmente non pagate in precedenza.

I TRE POSSIBILI CASI ALLA SCADENZA


In caso contrario, il prodotto continua fino alla scadenza dei 36 mesi, con tre opzioni alternative che si possono presentare per l’investitore. Nel primo caso, se ognuno dei sottostanti – sia il titolo Unicredit che quello Intesa SP - è maggiore o uguale al 60% del Livello Iniziale, cioè nessuno dei due titoli ha perso oltre il 40% rispetto al valore iniziale, il certificato paga 1.000 euro, la cedola mensile e quelle eventualmente non pagate in precedenza.

Guadagnare con le valute emergenti grazie ai certificati a capitale protetto


Guadagnare con le valute emergenti grazie ai certificati a capitale protetto





SECONDO CASO


Nel secondo caso, se anche uno soltanto dei due titoli sottostanti segna un prezzo finale uguale o superiore a quello iniziale – ovvero 12,75 euro per Unicredit e 2,3135 euro per Intesa SP - il certificato paga 1.000 euro, la cedola mensile e quelle eventualmente non pagate in precedenza.

TERZO CASO


In caso contrario, il rimborso finale sarà inferiore a 600 euro e l’investitore riceverà il valore finale del peggior sottostante in percentuale rispetto al Livello Iniziale moltiplicato per 1.000 euro: se per esempio il titolo Intesa SP fosse a 2,5 euro ma quello Unicredit fosse sceso a 7 euro, ovvero il 45% in meno rispetto al valore iniziale, al possessore del certificate sarebbero rimborsati 550 euro invece dei 1.000 euro del Valore Nominale, con una perdita del 45%.
Trending