L’obiettivo del 2020? Preservare le performance del 2019

Amundi
di Redazione 19 Dicembre 2019 - 19:31

Secondo Amundi i mercati hanno ormai scontato molte notizie positive e anche se la recessione non è in vista bisogna prepararsi a una fase più insidiosa in cui i mercati faranno un check up dell’economia globale

A pochi giorni dalla chiusura di un anno eccellente che ha visto un mercato persistentemente rialzista sugli attivi rischiosi e le possibilità di recessione ridursi al lumicino, gli investitori guardano al 2020 con ottimismo, ma dovranno anche prepararsi a una fase più insidiosa nella quale la cosa forse più importante preservare le ottime performance messe a segno nel 2019. Sono le conclusioni cui giunge Amundi nella sua Global Investment Views curate da Pascal Blanqué, Group Chief investment officer, secondo cui il miglioramento del sentiment dei mercati favorisce la rotazione verso il value.

PREPARARSI A UNA FASE PIÙ INSIDIOSA SOPRATTUTTO IN ALCUNI SEGMENTI DEL CREDITO

Secondo l’esperto di Amundi infatti, i mercati hanno già scontato gran parte delle notizie positive, e ci vorrebbe qualche altro nuovo evento per rafforzare ulteriormente il sentiment rialzista. Nel breve termine gli investitori dovrebbero sfruttare questo nuovo miglioramento del sentiment, soprattutto in Europa e nei Paesi Emergenti, ma anche “prepararsi a una fase più insidiosa” in cui le condizioni dell’economia globale saranno sottoposte a un check-up da parte dei mercati. Blanqué individua i principali rischi non tanto nell’economia, quanto dal possibile peggioramento dei fondamentali in alcuni segmenti dei mercati del credito, il che potrebbe dar luogo a una correzione.

CHI INVESTE IN OBBLIGAZIONI DOVRÀ MISURARSI CON FORZE CONTRASTANTI

Inoltre, avverte il manager di Amundi, occorre tenere a mente che in questo ciclo, gli spread del credito, visti gli elevati rischi di liquidità, risentono in misura maggiore del mancato raggiungimento degli obiettivi di crescita economica. In particolare, chi investe in obbligazioni dovrà misurarsi con forze contrastanti che agiranno sulla direzione dei tassi di interesse. Le banche centrali stanno rilanciando una nuova versione del Quantitative Easing e questo potrebbe limitare il potenziale dei rendimenti. A questo si aggiunge la prospettiva di politiche fiscali aggressive, che potrebbero imprimere delle pressioni rialziste sui tassi.

IMPORTANTE GESTIRE IN MODO ATTIVO E FLESSIBILE LA DURATION

Viste queste forze divergenti, secondo Blanqué assisteremo probabilmente a una stabilizzazione dei tassi con un possibile overshooting sul breve termine. Per questo sarà importante gestire in modo attivo e flessibile la duration, anche perchè un contesto espansivo potrebbe determinare bolle di prezzo e spingere gli investitori a caccia di rendimento su attivi illiquidi e di bassa qualità. Bisognerà prestare attenzione alle società fortemente indebitate e ai segmenti speculativi del mercato, mentre sarà fondamentale concentrarsi su aziende con solidità dei bilancio, sulla selezione bottom-up e sul rischio di liquidità.

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LA STABILIZZAZIONE DEI TASSI POTREBBE INCIDERE SULLE AZIONI, OPPORTUNITÀ SUL VALUE

Per quanto riguarda invece l’investitore in azioni, la stabilizzazione dei tassi potrebbe incidere sui prezzi, con il venir meno del supporto dei bassi rendimenti. E se la crescita degli utili dovesse rimanere più o meno piatta, l’esperto di Amundi non si aspetta un aumento sensibile delle quotazioni, mentre una rotazione dei temi potrebbe invece riservare interessanti opportunità. Finora hanno dominato i titoli growth, con un rapporto rispetto ai titoli value che ha raggiunto livelli eccessivi. La stabilizzazione dei tassi potrebbe indurre una rotazione a favore del value, con eventuali effetti positivi su settori trascurati, tra cui Blanqué cita le banche dell’Unione Euopea e l’automotive. L’Europa guadagnerebbe da questa rotazione perché è prevalentemente un mercato value.

UN INDEBOLIMENTO DEL DOLLARO FAREBBE BENE AL DEBITO E ALL’AZIONARIO DEGLI EMERGENTI

L’esperto di Amundi vede infine un’altra area di opportunità nei mercati emergenti, spiegando che le politiche monetarie accomodanti della Fed e l’esplosione del deficit fiscale USA suggeriscono un indebolimento del dollaro, che nel 2020 rappresenterebbe un’ottima notizia per il debito emergente e per le rispettive valute. Inoltre, osserva Blanqué, una certa stabilizzazione degli utili, insieme a una ripresa della crescita economica, andrebbe anche a favore di alcune azioni selezionate dell’area emergente.