Il sogno americano? Per gli europei è nell’obbligazionario

Alliance Bernstein
di Redazione 5 Dicembre 2019 - 21:00

Alliance Bernstein vede interessanti opportunità per gli investitori dell’area euro nelle obbligazioni USA che possono fornire importanti benefici di diversificazione adottando una strategia bilanciata

Le economie mondiali si preparano al 2019 dopo aver sostenuto numerose sfide, dalla guerra dei dazi fino alla de-globalizzazione: le previsioni di crescita tendono al ribasso, e i mercati finanziari potrebbero essere vicini a un punto di svolta. Alliance Berstein si aspetta una crescita globale di appena il 2,2% l’anno prossimo, la più bassa da 10 anni. Insomma, non ancora recessione ma un andamento molto debole che potrebbe aumentare la vulnerabilità a shock negativi. La grande casa d’investimento americana non crede che la semplice riduzione dei tassi basterà ad invertire il rallentamento e resta cauta sulla possibilità che una politica monetaria straordinariamente efficace, un imponente stimolo fiscale globale e la fine della guerra dei dazi, siano in arrivo per invertire la tendenza.

LA GUERRA COMMERCIALE È LA MANIFESTAZIONE DI DUE TREND SECOLARI

Una cautela basata sulla convinzione che la guerra commerciale sia espressione di due trend secolari, il populismo e il conflitto geopolitico tra Cina e Occidente, non facilmente risolvibili a colpi di tweet. Alliance Bernstein dubita inoltre che una politica fiscale pro-crescita e pro-inflazione, anche se adottata a livello globale, sarà sufficientemente rapida o ampia da incidere sulla crescita già nel 2020. A questo punto Darren Williams, Director Global Economic Research, e Scott DiMaggio, Director Global Fixed Income, di Alliance Bernstein, si chiedono: esiste ancora il sogno americano per gli investitori europei?

IMPORTANTI BENEFICI DI DIVERSIFICAZIONE PER GLI INVESTITORI DELL’AREA EURO

La risposta che si danno i due esperti è che gli investitori dell’area euro possono trovare nelle obbligazioni statunitensi interessanti opportunità, perché possono fornire importanti benefici di diversificazione, in particolare considerando che il costo della copertura in euro delle esposizioni in dollari è diventato un po’ meno penalizzante. Williams e DiMaggio vedono con favore una strategia bilanciata sulle obbligazioni Usa, con da un lato la sicurezza dei titoli di Stato di alta qualità e la dall’altro la capacità di generazione di reddito propria del credito high yield. Suggeriscono anche che la diversificazione comprenda anche bond corporate IG e asset cartolarizzati, come mutui residenziali o commerciali.

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PUNTARE SULLE AREE PIÙ RESISTENTI AI RISCHI, COME BANCHE E CONSUMER 

I due esperti sottolineano che oggi le aziende statunitensi sono minacciate da una varietà di rischi, dalla guerra commerciale al crescente controllo delle autorità di regolamentazione, quindi consigliano agli investitori di concentrare l’esposizione al credito nelle aree di mercato più in grado di sopportarli, come il settore bancario o quello dei consumi. Nonostante la revisione al ribasso delle previsioni di crescita, Alliance Bernstein resta convinta inoltre che si debba puntare su asset di tipo growth, viste le aspettative di una crescita economica modesta ma comunque positiva.

ADOTTARE UNA DISCIPLINA DI INVESTIMENTO BILANCIATA MANTENENDO FLESSIBILITÀ

Un’altra raccomandazione degli esperti di Alliance Bernstein, per ottenere i migliori risultati da un portafoglio investito in obbligazioni statunitensi, è di attenersi a una disciplina d’investimento bilanciata, mantenendo una certa flessibilità sui due lati del portafoglio. Ad esempio, secondo Williams e DiMaggio, è importante traslare l’esposizione al credito tra diversi settori per cogliere le opportunità più interessanti, così come è importante ritoccare l’esposizione alla duration per trarre il massimo beneficio dalle valutazioni. Mantenendo il giusto equilibrio e la giusta struttura, è la conclusione degli esperti di Alliance Bernstein, un portafoglio obbligazionario Usa può generare rendimenti apprezzabili, attenuando al contempo il rischio di ribasso.