Bce: cambio di vertice non di direzione

AllianceBernstein
di Redazione 28 Novembre 2019 - 14:30

Per AllianceBernstein ci sono validi motivi perché il cambio di leadership non si tradurrà in una modifica sostanziale della politica monetaria

Il cambio al vertice della Banca centrale europea ha occupato le cronache di queste ultime settimane, Mario Draghi ha lasciato il suo posto a Christine Lagarde, prima donna a ricoprire la posizione di presidente della banca centrale. Grandi elogi sono stati spesi per il presidente uscente, ma gli investitori cominciano a chiedersi se questo cambiamento di leadership si tradurrà in una modifica sostanziale della politica monetaria. In AllianceBernstein ritengono di no e per due motivi principali.

UNA NUOVA SPINTA PER POLITICHE FISCALI ESPANSIVE

Il primo è che Christine Lagarde, grazie alla sua lunga esperienza sulla scena politica globale, potrebbe riuscire laddove ha fallito Draghi, potrebbe cioè convincere i governi riluttanti dell’Eurozona a incrementare la spesa pubblica e/o a ridurre l’imposizione fiscale per dare impulso all’economia, mentre la BCE mantiene i tassi ai minimi storici, contenendo in tal modo i costi dell’indebitamento pubblico. La componente fiscale, viene sottolineato in AllianceBernstein, è l’ingrediente fondamentale che manca per un miglioramento sostenuto della crescita e dell’inflazione.

ORIENTAMENTO ACCOMODANTE DEL CHIEF ECONOMIST

Il secondo motivo per cui gli esperti di AllianceBernstein ritengono poco probabile un cambio di rotta è che, con la perdita di un banchiere centrale esperto come Draghi, diventa più importante il ruolo del chief economist e l’attuale titolare, Philip Lane, ha dimostrato di essere schierato sul versante più accomodante del dibattito: lo scorso luglio aveva sottolineato l’efficacia delle misure espansive della BCE nell’innalzare l’inflazione effettiva, più recentemente, controbattendo con veemenza le obiezioni dei membri del consiglio più intransigenti, ha ribadito l’impegno “risoluto” e “incondizionato” della BCE a fare “tutto il necessario per raggiungere il nostro obiettivo d’inflazione”.

I BTP PRESENTANO IL MAGGIOR POTENZIALE DI RENDIMENTO TOTALE

Quali sono, allora, le implicazioni per gli investimenti? In AllianceBernstein giudicano improbabile un aumento dei rendimenti dei titoli sovrani di alta qualità, i rischi per la crescita sono ancora nettamente orientati al ribasso, e quindi a presentare il maggiore potenziale, in termini di rendimento totale, sono i titoli di Stato con duration più lunga e rischi sottostanti relativamente elevati e in particolare i BTP italiani che, nonostante il mercato abbia già reagito favorevolmente alle notizie di un potenziale allentamento, hanno ancora molta strada da fare; appetibili anche alcune obbligazioni corporate europee, considerato che il programma di acquisto titoli della BCE manterrà i rendimenti e gli spread su livelli ridotti.

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LA GESTIONE DINAMICA HA ANCORA UN VANTAGGIO SIGNIFICATIVO

E’ un contesto di mercato che rende essenziale un approccio selettivo e una gestione dinamica, come quella adottata da AB European Income , fondo obbligazionario flessibile da cinque stelle Morningstar. In mercati caratterizzati da bassi rendimenti e spread ridotti, osservano in AllianceBernstein, potrebbe sembrare che la gestione dinamica non offra un vantaggio significativo, ma il flusso di notizie continuerà a incidere sull’andamento dei prezzi, creando opportunità per gli investitori maggiormente flessibili e agili: considerato il livello di valutazioni raggiunto, i mercati dell’Eurozona potrebbero essere più suscettibili ad ampie oscillazioni nel breve periodo.