Crescita modesta e rendimenti zero: quali sono i nuovi “porti sicuri”

crescita modesta
di Chiara Merico 22 Novembre 2019 - 7:00

J.P.Morgan Asset Management illustra le sue previsioni di lungo periodo, che vedono un rallentamento della crescita a livello globale e preoccupazioni per i rendimenti negativi per le asset class considerate “porti sicuri”

Una fase di fine ciclo, caratterizzata da rendimenti obbligazionari molto bassi: così si presenta l’attuale contesto per gli esperti di J.P.Morgan Asset Management, che oggi hanno presentato alla stampa l’edizione 2020 delle Long-Term Capital Market Assumptions, l’analisi delle previsioni di lungo periodo (su un orizzonte temporale di 10-15 anni), giunta al 24esimo appuntamento.

CRESCITA MODESTA

Nei prossimi 10-15 anni, spiega la ricerca, la crescita globale sarà modesta: di conseguenza gli investitori dovranno riconsiderare il concetto “porti sicuri” all’interno dei propri portafogli, visto che l’asset class obbligazionaria non può più offrire lo stesso livello di protezione e di rendimenti positivi rispetto al passato.

ALLARME RENDIMENTI NEGATIVI

Un concetto ribadito da John Bilton, head of global multi-asset strategy di J.P. Morgan Asset Management: “Nell’attuale fase di rendimenti obbligazionari molto bassi, gli investitori devono riconsiderare in che modo ottimizzare il portafoglio, poiché la scelta non è più tra perdita di rendimento delle attività più rischiose e la minimizzazione del rischio, ma piuttosto tra quest’ultima e la probabilità di ottenere un rendimento pari a zero, o addirittura negativo”.

L’OSTACOLO MAGGIORE? L’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE

“Nel corso dell’ultimo anno, il ciclo economico ha raggiunto un ulteriore livello di maturazione, divenendo la più lunga fase di espansione mai registrata negli Stati Uniti”, ha osservato David Kelly, chief global strategist di J.P. Morgan Asset Management. “Le nostre proiezioni di crescita per i prossimi 10-15 anni sono relativamente modeste, con l’invecchiamento della popolazione che costituisce uno dei principali ostacoli e la spinta alla produttività guidata dalla tecnologia che rappresenta la principale opportunità di rialzo. La flessibilità del portafoglio è fondamentale per gli investitori che vogliono gestire l’incertezza derivante dal ciclo economico, mentre quelli che sono alla ricerca di rendimenti più elevati dovrebbero guardare ai mercati non quotati e agli investimenti alternativi, utilizzandoli sia in termini di diversificazione sia come fonte di alfa”.

CRESCITA GLOBALE

Secondo gli esperti di J.P Morgan Asset Management, nell’arco dei prossimi 10-15 anni il tasso di crescita globale reale medio previsto è del 2,3%, inferiore di 20 punti base (bps) rispetto alle proiezioni dello scorso anno. La previsione dei mercati sviluppati rimane invariata all’1,5%, ma le stime per gli emergenti sono state ridotte di 35 punti base fino al 3,9%..

INFLAZIONE SEMPRE BASSA

Per quanto riguarda l’inflazione, le proiezioni a livello globale sono cambiate di poco rispetto a quelle dello scorso anno, con un’inflazione CPI (Consumer Price Index) globale attesa al 2,2%. In molti Paesi, tuttavia, l’inflazione resterà al di sotto di questa cifra, in particolare in Giappone e Svizzera che per molti anni hanno avuto tassi nominali estremamente bassi. “Prevediamo inoltre che le banche centrali di molti Paesi non saranno in grado di raggiungere gli obiettivi di inflazione dichiarati nel nostro orizzonte di previsione”, osservano gli esperti di J.P. Morgan AM.

POLITICA MONETARIA

La politica monetaria globale dovrebbe rimanere estremamente accomodante per tutto l’attuale ciclo e anche nel passaggio al prossimo, e questo dovrebbe determinare un notevole ritardo nella normalizzazione dei tassi, elemento che deve essere considerato nell’elaborazione delle previsioni. “Questo, in combinazione con rendimenti iniziali molto più bassi e un modesto taglio alle nostre stime sui rendimenti di equilibrio, dovrebbe determinare un forte calo dei rendimenti attesi per il reddito fisso, che in alcuni casi finiranno in territorio negativo nell’orizzonte di previsione”, precisa lo studio.

FAVORITE LE AZIONI

Per quanto riguarda le singole asset class, le prospettive di rendimento a lungo termine per le azioni sono leggermente migliori rispetto allo scorso anno. Le previsioni sul rendimento medio atteso per l’azionario globale per i prossimi 10-15 anni aumentano di 50 punti base, raggiungendo il 6,5% in dollari statunitensi. La previsione per i mercati sviluppati è in aumento di 20 punti base al 5,7%, mentre per i mercati emergenti è aumentata sempre di 20 punti base, all’8,7% in valuta locale. Nei mercati sviluppati, il miglioramento delle previsioni è in gran parte attribuibile a valutazioni iniziali più favorevoli, mentre negli emergenti la spinta è attribuibile sia al livello degli utili sia a quello delle valutazioni.

Obbligazioni, continua la caccia al rendimento

Obbligazioni, continua la caccia al rendimento

OBBLIGAZIONI: BUONE OCCASIONI DAL CREDITO

“Nell’universo obbligazionario, il credito continua a offrire discrete opportunità di rendimento, anche se i rendimenti totali attesi per il credito Investment Grade statunitense sono scesi di 110 punti base al 3,4% a causa di una nuova resistenza alla normalizzazione dei tassi. Per un investitore di lungo termine, il credito può rappresentare un’opportunità per migliorare i rendimenti del portafoglio”, sottolinea lo studio.

BENE PRIVATE EQUITY E IMMOBILIARE

“Poiché quest’anno i rendimenti delle azioni sono stati rivisti leggermente al rialzo, ci aspettiamo un analogo movimento anche per il private equity”, spiegano gli esperti, secondo i quali le previsioni dei rendimenti aggregati per questa asset class per i prossimi 10-15 anni sono infatti aumentate di 55 punti base all’8,80%. Il private equity continua a essere interessante per investitori alla ricerca di maggiori rendimenti, ma anche per quelli che vogliono avere esposizioni specifiche sul settore della tecnologia. Inoltre, gli esperti prevedono che “i ritorni dell’immobiliare core statunitense, con leva, al netto delle commissioni, saranno in media del 5,8% nei prossimi 10-15 anni”. La selezione dei gestori resta comunque il fattore determinante dei rendimenti degli alternativi.

DOLLARO: IN VISTA SVALUTAZIONE

Per quanto riguarda le valute, “come lo scorso anno, ci aspettiamo che il dollaro statunitense (USD) si svaluti rispetto alle altre principali valute globali nel nostro orizzonte temporale di previsione. Le nostre LTCMA prevedono nel lungo termine un fair value di equilibrio pari a 1,38 per il cambio euro/dollaro Usa, a 88 per il cambio dollaro/yen, e a 1,48 per il cambio sterlina/dollaro Usa. La sopravvalutazione del dollaro potrebbe compromettere il ruolo attraente della valuta come potenziale bene rifugio. Da notare anche che le valute non si muovono seguendo una funzione di equilibrio lineare e che quindi possano distanziarsi dal fair value teorico per lunghi periodi di tempo. Tuttavia, un dollaro costantemente sopravvalutato è da tenere significativamente in considerazione nella definizione di un’asset allocation globale ottimale”, osserva lo studio.