Pil cinese mai così male dal 1992, Borse asiatiche in rosso

Banca centrale cinese
di Chiara Merico 18 Ottobre 2019 - 11:08

Pechino cresce al 6% nel terzo trimestre, il rallentamento più marcato da 27 anni. Pesano la guerra dei dazi e la frenata della domanda interna

La locomotiva cinese rallenta, e segna la frenata più brusca degli ultimi 27 anni. Secondo i dati dell’ufficio nazionale di statistica di Pechino, nel terzo trimestre il Pil è cresciuto al 6%, mentre nel periodo compreso tra gennaio e settembre scorsi la Cina è cresciuta a un ritmo del 6,2%. Il dato resta all’interno dell’obiettivo fissato dal governo a marzo scorso, e cioè di una crescita compresa in una forbice tra il 6% e il 6,5%.

PESANO DAZI E DOMANDA INTERNA

L’economia cinese ha affrontato una situazione “seria e complessa” con una crescita delle “incertezze esterne” e una relativamente intensa pressione al ribasso, ha commentato l’ufficio nazionale di statistica cinese. Di certo pesano il raffreddamento della domanda interna e i contraccolpi derivanti dalla disputa sulle tariffe con gli Stati Uniti.

SEGNALI POSITIVI DA SERVIZI E HI TECH

Su base congiunturale, la crescita della Cina tra luglio e settembre scorsi è stata dell’1,5%, in lieve rallentamento rispetto all’1,6% del secondo trimestre. L’economia ha mantenuto una stabilità complessiva ma ha risentito di condizioni economiche “dure e complicate”, del rallentamento della crescita globale, e di “crescenti incertezze e instabilità esterne”, con segnali positivi che sono arrivati dai servizi e dal settore dell’hi-tech.

IL FMI RIVEDE AL RIBASSO LE STIME

Il dato sul nuovo rallentamento dell’economia cinese arriva a pochi giorni dalla revisione al ribasso delle stime di crescita della Cina per il 2019 e il 2020, rispettivamente fissate al 6,1% al 5,8% dal Fondo monetario internazionale, che citava come motivazioni proprio l’indebolimento della domanda interna e la disputa tariffaria con gli Usa.

POSITIVI I DATI SU CONSUMI E INDUSTRIA

Qualche segnale incoraggiante arriva invece dai dati sui consumi: le vendite al dettaglio sono cresciute del 7,8% a settembre – contro il 7,5% registrato ad agosto – anche se proprio il mese scorso le importazioni sono calate dell’8,5%. Positivo anche il dato sulla produzione industriale, che a settembre ha segnato una crescita del 5,8%, in forte rialzo rispetto al 4,4% del mese precedente e molto al di sopra delle aspettative.

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LE MISURE DI PECHINO

Per sostenere l’economia e le piccole imprese, il governo ha varato dall’inizio dell’anno un massiccio taglio delle tasse e ha abbassato i requisiti di riserva obbligatori delle banche. Inoltre, mercoledì scorso la Banca centrale cinese ha iniettato nel sistema finanziario 200 miliardi di yuan (25,38 miliardi di euro) attraverso meccanismi di rifinanziamento a medio termine per mantenere stabile la liquidità sul mercato.

BORSE IN ROSSO

Dopo la diffusione dei dati macro cinesi le Borse di Shanghai e Shenzhen sono scivolate in territorio negativo, avviandosi alla chiusura in calo di oltre un punto percentuale. Deboli anche gli altri listini azionari dell’area asiatica e del Pacifico, con Tokyo che ha comunque chiuso in tenuta (+0,18% l’indice Nikkei 225, -0,13% il Jpx Nikkei 400). Anche le incertezze della Brexit, con la sterlina comunque sostanzialmente stabile nelle prime battute dei mercati valutari, pesano sugli scambi, con Hong Kong che cede lo 0,6%, Seul che ha perso lo 0,8% e Sydney mezzo punto percentuale.