Rimanere in equilibrio sull’altalena del rischio

Allianz Global Investors
di Redazione 30 Settembre 2019 - 8:00

Secondo Rondorf (Allianz GI) le decisioni di asset allocation attiva risultano in questa fase più importanti che mai alla luce della crescente differenziazione dei rendimenti

Entrando nel quarto e ultimo trimestre del 2019 è necessario che gli investitori adottino un approccio più sensibile al rischio, alla luce del comportamento tenuto dalle diverse asset class finanziarie tra luglio e settembre.

DA METÀ ANNO ALTERNANZA TRA RISK ON E RISK OFF

Da metà anno, infatti, si è potuta sperimentare un’alternanza dei rendimenti tra le performance positive registrate di volta in volta o dalle asset class più rischiose e quindi più volatili come azioni, obbligazioni high yield, mercati emergenti e metalli di base, oppure dagli strumenti considerati sicuri o difensivi come i titoli di Stato, i corporate bond investment grade e l’oro. In pratica une vera e propria alternanza tra propensione al rischio (risk on) e avversione (risk off).

FONDAMENTALI LE DECISIONI DI ASSET ALLOCATION ATTIVE

“Proprio questa alternanza tra fasi di propensione e di avversione al rischio in concomitanza dei dati economici deboli, in particolare nell’area Euro, ci inducono ad assumere un atteggiamento piuttosto cauto nelle scelte di portafoglio. In quest’ottica le decisioni di asset allocation attiva risultano in questa fase più importanti che mai alla luce della crescente differenziazione a livello di rendimenti” dichiara Stefan Rondorf, Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors.

DATI PRELIMINARI MACRO DI SETTEMBRE DEBOLI

Le considerazioni dell’esperto sulla situazione corrente partono dalla constatazione che le politiche monetarie espansive messe in campo dalle banche centrali, dopo aver per anni fornito un solido supporto ai rendimenti positivi per le asset class sicure e per quelle rischiose, sembrano ormai aver esaurito gran parte della loro spinta propulsiva. In parallelo, invece, oltre ai dubbi sull’efficacia di nuove misure di stimolo monetario, crescono gli interrogativi sulla resilienza del ciclo economico nonché sulla persistente incertezza politica. “In particolare, la scorsa settimana si è avuta la conferma delle preoccupazioni sul fronte economico dagli indici dei responsabili degli acquisti dell’area Euro preliminari di settembre, che sono risultati piuttosto deboli” sottolinea Stefan Rondorf.

Perché non c’è una recessione in vista

Perché non c’è una recessione in vista

PMI MANIFATTURIERO E DEI SERVIZI

Il quale, a questo proposito, elenca gli eventi di maggiori rilievo in calendario la prossima settimana, ad iniziare dai PMI manifatturiero (che dovrebbero essere diramati martedì 1 ottobre) e il PMI dei servizi (in programma giovedì 3) di numerosi Paesi e aree geografiche. “I dati preliminari hanno segnalato un’ulteriore decelerazione della crescita, quanto meno nell’area Euro. La Germania, in particolare, potrebbe persino essere entrata nel terzo trimestre in una lieve recessione ‘tecnica’, ovvero due trimestri consecutivi di variazione negativa del PIL” rammenta Stefan Rondorf.

GIAPPONE, INDAGINE TANKAN

In Giappone, è attesa per martedì 2 ottobre l’indagine Tankan – un sondaggio economico che riguarda il settore manifatturiero e quello non manifatturiero emesso dalla Banca centrale giapponese – per il terzo trimestre, mentre per venerdi 4 sarà pubblicata l’indagine sul mercato del lavoro statunitense.

DATI AGGIORNATI SUL MERCATO DEL LAVORO USA

“Quest’ultima dovrebbe permettere di delineare un quadro più chiaro sulla portata delle misure di stimolo monetario che la Federale Reserve dovrà varare da qui a fine anno per prolungare il ciclo economico USA” spiega l’esperto che ricorda inoltre anche i dati, previsti per mercoledi 2 ottobre, relativi alle stime preliminari sull’inflazione dei prezzi al consumo nell’Eurozona per settembre.

BREXIT, UN MESE ALLA SCADENZA

Infine, ma non per importanza, dovrebbe riprendere a pieno ritmo il dibattito politico sulla Brexit dal momento che manca un mese al 31 ottobre per l’uscita del Regno Unito dalla UE. “La Corte Suprema ha stabilito che la sospensione del parlamento decisa da Boris Johnson, è illegale: a questo punto sono molto probabili sia le dimissioni del Primo Ministro , che un ulteriore rinvio della Brexit e nuove elezioni nel quarto trimestre” conclude Stefan Rondorf.